Muovendo dagli studi di Gian Carlo Roscioni e di Emilio Manzotti e tenendo presente alcune analisi critiche più recenti (Savettieri e Bertoni), lo studio si concentra sugli oggetti dell’ira: ossia gli oggetti che provocano, o su cui si riversa, la rabbia di Gonzalo Pirobutirro, protagonista de “La cognizione del dolore” e uno dei numerosi doppelgänger letterari dell’Ingegnere. La mappatura degli oggetti presenti nel romanzo ha infatti messo in luce come lo spazio domestico e familiare, il «claustrofobico spazio della odiosamata famiglia» (Rinaldi), sia particolarmente ricco di oggetti che destano rabbia, nei quali intercorre, per dirla con Orlando, uno stretto rapporto fra «proprietà materiale e continuità memoriale»: dal famoso ritratto paterno e dall’orologio, agli orecchini (presenti in altre occorrenze nell’opera dell’autore), passando per la suppellettile «varia e inopinata», le campane e i criticati muri di villa Pirobutirro. Lo studio prende in esame la rappresentazione di questi elementi significativi, con particolare attenzione sia alla voce di chi li mette in scena, sia al contesto in cui sono inseriti, e ne confronta i processi iterativi per mettere in luce la serie di costanti narrative e narratologiche che rende tali oggetti dispositivi testuali privilegiati all’interno del romanzo.

Fra "proprietà materiale e continuità memoriale": gli oggetti dell'ira ne "La cognizione del dolore"

Giulia Perosa
2018

Abstract

Muovendo dagli studi di Gian Carlo Roscioni e di Emilio Manzotti e tenendo presente alcune analisi critiche più recenti (Savettieri e Bertoni), lo studio si concentra sugli oggetti dell’ira: ossia gli oggetti che provocano, o su cui si riversa, la rabbia di Gonzalo Pirobutirro, protagonista de “La cognizione del dolore” e uno dei numerosi doppelgänger letterari dell’Ingegnere. La mappatura degli oggetti presenti nel romanzo ha infatti messo in luce come lo spazio domestico e familiare, il «claustrofobico spazio della odiosamata famiglia» (Rinaldi), sia particolarmente ricco di oggetti che destano rabbia, nei quali intercorre, per dirla con Orlando, uno stretto rapporto fra «proprietà materiale e continuità memoriale»: dal famoso ritratto paterno e dall’orologio, agli orecchini (presenti in altre occorrenze nell’opera dell’autore), passando per la suppellettile «varia e inopinata», le campane e i criticati muri di villa Pirobutirro. Lo studio prende in esame la rappresentazione di questi elementi significativi, con particolare attenzione sia alla voce di chi li mette in scena, sia al contesto in cui sono inseriti, e ne confronta i processi iterativi per mettere in luce la serie di costanti narrative e narratologiche che rende tali oggetti dispositivi testuali privilegiati all’interno del romanzo.
Gadda, Oggetti, Cognizione del dolore
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11562/988484
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