Secondo la teoria della gestione del terrore (Greenberg, Pyszczynski, & Solomon, 1986; Solomon, Greenberg, & Pyszczynski, 2015), la contemporanea presenza nell'essere umano della spinta alla sopravvivenza e della consapevolezza di dover morire creano un'ansia potenzialmente paralizzante. Due strategie di difesa consentono il mantenimento del benessere psicologico e un efficace funzionamento: le difese prossimali e le difese distali. Le prime si attivano quando il pensiero della morte è attivo a livello dell'attenzione consapevole e consistono in tentativi di sopprimere o allontanare da sé tale pensiero. Le seconde, invece, si attivano quando il pensiero della morte è al di sotto della soglia di consapevolezza e si articolano in due meccanismi: fede in una visione culturale del mondo, che dà significato all'esistenza, e autostima, che viene acquisita credendo nella visione culturale e vivendo in linea con gli standard da essa proposti. Recentemente, la ricerca in questo ambito ha mostrato che il disturbo post-traumatico da stress interferisce con il normale funzionamento del sistema di difesa contro il terrore della morte (Chatard et al., 2012; Kesebir, Luszczynska, Pyszczynski, & Benight, 2011). In linea con questi risultati, si è ipotizzato che il burnout possa avere effetti simili, compromettendo il sistema di difesa di protezione dal terrore. Alla ricerca hanno partecipato 418 infermieri di un ospedale del Veneto, che hanno volontariamente compilato un questionario che conteneva una manipolazione di salienza della morte e di ritardo (si veda Burke, Martens, & Faucher, 2010), e misure di burnout e di autoefficacia lavorativa. In linea con le ipotesi, si è trovato che i partecipanti con bassi livelli di burnout riportavano livelli maggiori di autoefficacia nella condizione di salienza della morte rispetto alla condizione di controllo, mentre per i partecipanti con elevati livelli di burnout la differenza non era significativa.

Burnout e protezione dal terrore della morte: uno studio con infermieri

PEDRAZZA, Monica;Trifiletti, Elena;BERLANDA, Sabrina;
2016

Abstract

Secondo la teoria della gestione del terrore (Greenberg, Pyszczynski, & Solomon, 1986; Solomon, Greenberg, & Pyszczynski, 2015), la contemporanea presenza nell'essere umano della spinta alla sopravvivenza e della consapevolezza di dover morire creano un'ansia potenzialmente paralizzante. Due strategie di difesa consentono il mantenimento del benessere psicologico e un efficace funzionamento: le difese prossimali e le difese distali. Le prime si attivano quando il pensiero della morte è attivo a livello dell'attenzione consapevole e consistono in tentativi di sopprimere o allontanare da sé tale pensiero. Le seconde, invece, si attivano quando il pensiero della morte è al di sotto della soglia di consapevolezza e si articolano in due meccanismi: fede in una visione culturale del mondo, che dà significato all'esistenza, e autostima, che viene acquisita credendo nella visione culturale e vivendo in linea con gli standard da essa proposti. Recentemente, la ricerca in questo ambito ha mostrato che il disturbo post-traumatico da stress interferisce con il normale funzionamento del sistema di difesa contro il terrore della morte (Chatard et al., 2012; Kesebir, Luszczynska, Pyszczynski, & Benight, 2011). In linea con questi risultati, si è ipotizzato che il burnout possa avere effetti simili, compromettendo il sistema di difesa di protezione dal terrore. Alla ricerca hanno partecipato 418 infermieri di un ospedale del Veneto, che hanno volontariamente compilato un questionario che conteneva una manipolazione di salienza della morte e di ritardo (si veda Burke, Martens, & Faucher, 2010), e misure di burnout e di autoefficacia lavorativa. In linea con le ipotesi, si è trovato che i partecipanti con bassi livelli di burnout riportavano livelli maggiori di autoefficacia nella condizione di salienza della morte rispetto alla condizione di controllo, mentre per i partecipanti con elevati livelli di burnout la differenza non era significativa.
978-88-941762-1-6
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11562/951054
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