Giovita Scalvini (Botticino-Brescia,1791-1843), letterato e patriota risorgimentale, di cui è in corso l’Edizione Nazionale delle Opere, è l’oggetto della presente ricerca, la cui ragione si basa sullo scarto enorme tra ciò che l’autore decise di pubblicare in vita (la prima traduzione italiana del Faust, Il saggio Dei Promessi sposi, Le note sul Foscolo, il poemetto Il Fuoruscito) e ciò che rimase nei suoi cassetti. Niccolò Tommaseo, al quale per volontà testamentaria erano stati affidati gli scritti inediti, ne pubblicò solo una piccola parte, distruggendo il rimanente, dopo averlo fatto trascrivere da più copisti. Il lavoro sul materiale si articola di conseguenza in fasi diverse, che prevedono inizialmente la trascrizione di note apposte su foglietti; successivamente la loro interpretazione ed eventuale attribuzione a un genere di appartenenza, infine la loro riorganizzazione. Gli ostacoli sono costituiti dalla mancanza di numerazione dei fogli, dalle grafie differenti, dalla reiterazione di paragrafi con lo stesso titolo ma con differente numerazione, da cancellature e correzioni lessicali. Queste ultime, in particolare, presumibilmente opera del Tommaseo che, dopo aver pubblicato Gli Scritti di Giovita Scalvini, abbandonò il rimanente, ora sparso in più sedi: la Biblioteca Nazionale di Firenze, la Biblioteca Queriniana di Brescia, la Fondazione Ugo da Como a Lonato, ma anche in archivi come il Gonzaga-Arrivabene di Venezia. L’obiettivo della ricerca è di riportare alla luce gli inediti, di ricostruire il ricco tessuto di fili preziosi che costituiscono l’ordito dell’esistenza di Scalvini, calando i suoi scritti in un quadro storico-sociale-politico e letterario italiano ed europeo. Esule infatti dal 1822 per motivi politici, visse per diciassette anni in un contesto molto vivo e stimolante: in Inghilterra dove frequentò Foscolo; a Parigi e nel Castello di Gaesbeck in Belgio, cervello di tutta l’emigrazione, dove venne ospitato dai coniugi Arconati Visconti, insieme a un gruppo affiatato di esuli, perlopiù lombardi, che poterono godere di fecondi scambi col mondo francese culturalmente più attivo.

Progetto di ricerca - Giovita Scalvini, homme de lettres et patriote du Risorgimento italien : notes d’amour, réflextions morales et civiles

CANDIANI, Marina
2015-01-01

Abstract

Giovita Scalvini (Botticino-Brescia,1791-1843), letterato e patriota risorgimentale, di cui è in corso l’Edizione Nazionale delle Opere, è l’oggetto della presente ricerca, la cui ragione si basa sullo scarto enorme tra ciò che l’autore decise di pubblicare in vita (la prima traduzione italiana del Faust, Il saggio Dei Promessi sposi, Le note sul Foscolo, il poemetto Il Fuoruscito) e ciò che rimase nei suoi cassetti. Niccolò Tommaseo, al quale per volontà testamentaria erano stati affidati gli scritti inediti, ne pubblicò solo una piccola parte, distruggendo il rimanente, dopo averlo fatto trascrivere da più copisti. Il lavoro sul materiale si articola di conseguenza in fasi diverse, che prevedono inizialmente la trascrizione di note apposte su foglietti; successivamente la loro interpretazione ed eventuale attribuzione a un genere di appartenenza, infine la loro riorganizzazione. Gli ostacoli sono costituiti dalla mancanza di numerazione dei fogli, dalle grafie differenti, dalla reiterazione di paragrafi con lo stesso titolo ma con differente numerazione, da cancellature e correzioni lessicali. Queste ultime, in particolare, presumibilmente opera del Tommaseo che, dopo aver pubblicato Gli Scritti di Giovita Scalvini, abbandonò il rimanente, ora sparso in più sedi: la Biblioteca Nazionale di Firenze, la Biblioteca Queriniana di Brescia, la Fondazione Ugo da Como a Lonato, ma anche in archivi come il Gonzaga-Arrivabene di Venezia. L’obiettivo della ricerca è di riportare alla luce gli inediti, di ricostruire il ricco tessuto di fili preziosi che costituiscono l’ordito dell’esistenza di Scalvini, calando i suoi scritti in un quadro storico-sociale-politico e letterario italiano ed europeo. Esule infatti dal 1822 per motivi politici, visse per diciassette anni in un contesto molto vivo e stimolante: in Inghilterra dove frequentò Foscolo; a Parigi e nel Castello di Gaesbeck in Belgio, cervello di tutta l’emigrazione, dove venne ospitato dai coniugi Arconati Visconti, insieme a un gruppo affiatato di esuli, perlopiù lombardi, che poterono godere di fecondi scambi col mondo francese culturalmente più attivo.
Giovata Scalvini, letterato Ottocento, progetto di ricerca, filologia, manoscritti
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11562/935922
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