Le danze storiche hanno rappresentato un terreno di riscoperta di tradizioni ed esperienze estetiche, con un movimento parallelo e intrecciato a quello della musica antica, a partire per lo meno dall’inizio degli anni Ottanta. La dimensione della riproposizione in forma di spettacolo, oggi, si è caratteristicamente intrecciata (anche se il fenomeno è ben attestato in una molteplicità di discipline parallele e connesse) con quella dello studio; al punto da richiamare l’attenzione anche sulla ricostruzione in quanto tale come oggetto di analisi, con tutta la serie di questioni epistemologiche che solleva. Pur mantenendo al suo cuore un’interazione fra teoria e prassi coreutica, la varietà di percorsi di studio che hanno attraversato quel proteiforme oggetto che è la danza ha interessato anche altri ambiti disciplinari (come la storia o gli studi teatrali) e, reciprocamente, sollecitazioni metodologiche provenienti da altri campi del sapere hanno potuto agire da stimolo per riorientare e arricchire la ricerca in danza. Come in altri ambiti, la ricchezza della storia italiana non poteva non attirare la fattiva attenzione di studiosi e coreografi stranieri. Oltre che fornire ulteriori spunti e arricchimenti, lo sguardo da fuori poneva una sfida particolare: sollecitava, al di là di ogni provincialismo, a interrogarsi sulla natura e i limiti di identità della danza italiana in quanto tale. Della questione non si può dare se non una riflessione critica, consapevole dei processi di patrimonializzazione che entrano in gioco in ogni pratica di rivalutazione di identità.

Danza rinascimentale e barocca: l’Italia della storia, l’Italia della ricerca

ARCANGELI, Alessandro
2015-01-01

Abstract

Le danze storiche hanno rappresentato un terreno di riscoperta di tradizioni ed esperienze estetiche, con un movimento parallelo e intrecciato a quello della musica antica, a partire per lo meno dall’inizio degli anni Ottanta. La dimensione della riproposizione in forma di spettacolo, oggi, si è caratteristicamente intrecciata (anche se il fenomeno è ben attestato in una molteplicità di discipline parallele e connesse) con quella dello studio; al punto da richiamare l’attenzione anche sulla ricostruzione in quanto tale come oggetto di analisi, con tutta la serie di questioni epistemologiche che solleva. Pur mantenendo al suo cuore un’interazione fra teoria e prassi coreutica, la varietà di percorsi di studio che hanno attraversato quel proteiforme oggetto che è la danza ha interessato anche altri ambiti disciplinari (come la storia o gli studi teatrali) e, reciprocamente, sollecitazioni metodologiche provenienti da altri campi del sapere hanno potuto agire da stimolo per riorientare e arricchire la ricerca in danza. Come in altri ambiti, la ricchezza della storia italiana non poteva non attirare la fattiva attenzione di studiosi e coreografi stranieri. Oltre che fornire ulteriori spunti e arricchimenti, lo sguardo da fuori poneva una sfida particolare: sollecitava, al di là di ogni provincialismo, a interrogarsi sulla natura e i limiti di identità della danza italiana in quanto tale. Della questione non si può dare se non una riflessione critica, consapevole dei processi di patrimonializzazione che entrano in gioco in ogni pratica di rivalutazione di identità.
Andrea Francalanci; Ingrid Brainard; Barbara Sparti; storia della danza in Italia
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