Lo scopo di questo studio è stato di mettere a confronto i risultati nel trattamento delle fratture del piatto tibiale con tecnica di riduzione artroscopica e fissazione interna (ARIF) e la tecnica convenzionale di riduzione a cielo aperto e fissazione interna (ORIF). Materiali e metodi Presso la nostra clinica, abbiamo esaminato i risultati ottenuti in 100 pazienti (54 uomini e 46 donne) che presentavano all’esame radiografico una frattura del piatto tibiale. Previo approfondimento diagnostico con TAC, abbiamo meglio inquadrato e classificato il tipo di lesione e suddiviso i pazienti in 2 gruppi: gruppo A con lesioni meniscali associate e gruppo B. I pazienti del gruppo A sono stati trattati con tecnica ARIF mentre quelli del gruppo B con tecnica ORIF. Il follow up minimo è stato di 12 mesi mentre il massimo di 116 mesi. I pazienti sono stati valutati clinicamente e radio graficamente con scadenza periodica utilizzando le scale di valutazione Rasmussen e Hospital for Special Surgery Knee-rating score (HSS). Risultati Nel gruppo A, il punteggio clinico medio è stato 27,62 ± 2,60 (range, 19-30), mentre nel gruppo B di 26,81 ± 2,65 (range, 21-30) utilizzando la scala Rasmussen. I punteggi clinici ottenuti seguendo i parametri contenuti nell’HSS sono stati rispettivamente 76,36 ± 14,19 (range, 38-91) e 73,12 ± 15,55 (range, 45-91), per il gruppo A e il gruppo B. I punteggi radiologici ottenuti seguendo i parametri della scala Rasmussen sono stati rispettivamente 16,56 ± 2,66 (range, 8-18) e 15,88 ± 2,71 (range, 10-18), nel gruppo A e nel gruppo B. Nel 69% dei nostri pazienti, abbiamo riscontrato lesioni associate intra-articolari. Si sono verificate 5 complicanze precoci e 36 tardive. Discussione I risultati del nostro studio hanno evidenziato che non ci sono differenze statisticamente significative fra le due tecniche nel trattamento delle fratture tipo Schatzker I. La tecnica ARIF sembrerebbe migliorare a breve e a lungo termine gli outcome clinici e radiologici nelle fratture tipo Schatzker II-III-IV probabilmente perché si è evitata la capsulotomia e si sono potute trattare le lesioni associate nella stessa seduta operatoria evitando un secondo intervento chirugico al paziente. Nelle fratture tipo Schatzker V-VI, entrambe le tecniche operatorie hanno mostrato risultati clinico-radiologici poco soddisfacenti a breve e lungo termine. La tecnica ARIF ha dimostrato una minor incidenza di infezioni, soprattutto nelle fratture molto complesse. Conclusioni Analizzando i nostri risultati, crediamo che la tecnica ARIF possa essere una valida alternativa alla tecnica ORIF, in mani chirurgiche esperte e in casi selezionati.

FRATTURE DEL PIATTO TIBIALE: COMPARAZIONE CLINICO-STRUMENTALE DEI RISULTATI FRA TECNICHE ARIF E ORIF

DALL'OCA, Carlo;MALUTA, Tommaso;BONDI, Manuel;Magnan, Bruno
2013-01-01

Abstract

Lo scopo di questo studio è stato di mettere a confronto i risultati nel trattamento delle fratture del piatto tibiale con tecnica di riduzione artroscopica e fissazione interna (ARIF) e la tecnica convenzionale di riduzione a cielo aperto e fissazione interna (ORIF). Materiali e metodi Presso la nostra clinica, abbiamo esaminato i risultati ottenuti in 100 pazienti (54 uomini e 46 donne) che presentavano all’esame radiografico una frattura del piatto tibiale. Previo approfondimento diagnostico con TAC, abbiamo meglio inquadrato e classificato il tipo di lesione e suddiviso i pazienti in 2 gruppi: gruppo A con lesioni meniscali associate e gruppo B. I pazienti del gruppo A sono stati trattati con tecnica ARIF mentre quelli del gruppo B con tecnica ORIF. Il follow up minimo è stato di 12 mesi mentre il massimo di 116 mesi. I pazienti sono stati valutati clinicamente e radio graficamente con scadenza periodica utilizzando le scale di valutazione Rasmussen e Hospital for Special Surgery Knee-rating score (HSS). Risultati Nel gruppo A, il punteggio clinico medio è stato 27,62 ± 2,60 (range, 19-30), mentre nel gruppo B di 26,81 ± 2,65 (range, 21-30) utilizzando la scala Rasmussen. I punteggi clinici ottenuti seguendo i parametri contenuti nell’HSS sono stati rispettivamente 76,36 ± 14,19 (range, 38-91) e 73,12 ± 15,55 (range, 45-91), per il gruppo A e il gruppo B. I punteggi radiologici ottenuti seguendo i parametri della scala Rasmussen sono stati rispettivamente 16,56 ± 2,66 (range, 8-18) e 15,88 ± 2,71 (range, 10-18), nel gruppo A e nel gruppo B. Nel 69% dei nostri pazienti, abbiamo riscontrato lesioni associate intra-articolari. Si sono verificate 5 complicanze precoci e 36 tardive. Discussione I risultati del nostro studio hanno evidenziato che non ci sono differenze statisticamente significative fra le due tecniche nel trattamento delle fratture tipo Schatzker I. La tecnica ARIF sembrerebbe migliorare a breve e a lungo termine gli outcome clinici e radiologici nelle fratture tipo Schatzker II-III-IV probabilmente perché si è evitata la capsulotomia e si sono potute trattare le lesioni associate nella stessa seduta operatoria evitando un secondo intervento chirugico al paziente. Nelle fratture tipo Schatzker V-VI, entrambe le tecniche operatorie hanno mostrato risultati clinico-radiologici poco soddisfacenti a breve e lungo termine. La tecnica ARIF ha dimostrato una minor incidenza di infezioni, soprattutto nelle fratture molto complesse. Conclusioni Analizzando i nostri risultati, crediamo che la tecnica ARIF possa essere una valida alternativa alla tecnica ORIF, in mani chirurgiche esperte e in casi selezionati.
fratture piatto tibiale; arif
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11562/717166
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