Dedicato all’Accademia Filarmonica di Verona nel 1616, L’Arte de’ cenni di Giovanni Bonifacio è un ipertesto, unico nel suo genere, che passa in rivista l’intera tradizione letteraria dalla Bibbia ai suoi giorni per raccogliervi riferimenti gestuali e ordinarli, dalla testa ai piedi, corredati dalla sua decodificazione di che cosa significherebbero in termini comunicativi. In un quadro in cui la nozione di gesto non viene intesa in senso stretto, un capitolo della prima parte dell’opera si occupa “de’ vestimenti”. Oltre a considerazioni generali sulla funzione dell’abbigliamento, vi si trovano paragrafi dedicati, fra l’altro, all’“habito vago, e bello”, al “mutar habito”, “vestirsi d’habito vile”, “vestirsi di neri panni”, “squarciarsi i vestimenti”, “vestir di sacco”, “habito mentito” (“chi porta habito diverso dallo stato, e qualità sua da segno d’inganno, e di fraude, non volendo esser riconosciuto per quello ch’egli è”), “lavare i suoi vestimenti”, “spogliarsi”, “assettarsi la veste”, “esser discinto” e “nudità”. Proposto a partire da un progetto internazionale di ricerca dedicato alla gestualità medievale e rinascimentale, l’intervento si propone di esplorare questo particolare sguardo sull’abbigliamento e il suo contesto culturale.

L’abito come forma di comunicazione gestuale

Alessandro Arcangeli
2026-01-01

Abstract

Dedicato all’Accademia Filarmonica di Verona nel 1616, L’Arte de’ cenni di Giovanni Bonifacio è un ipertesto, unico nel suo genere, che passa in rivista l’intera tradizione letteraria dalla Bibbia ai suoi giorni per raccogliervi riferimenti gestuali e ordinarli, dalla testa ai piedi, corredati dalla sua decodificazione di che cosa significherebbero in termini comunicativi. In un quadro in cui la nozione di gesto non viene intesa in senso stretto, un capitolo della prima parte dell’opera si occupa “de’ vestimenti”. Oltre a considerazioni generali sulla funzione dell’abbigliamento, vi si trovano paragrafi dedicati, fra l’altro, all’“habito vago, e bello”, al “mutar habito”, “vestirsi d’habito vile”, “vestirsi di neri panni”, “squarciarsi i vestimenti”, “vestir di sacco”, “habito mentito” (“chi porta habito diverso dallo stato, e qualità sua da segno d’inganno, e di fraude, non volendo esser riconosciuto per quello ch’egli è”), “lavare i suoi vestimenti”, “spogliarsi”, “assettarsi la veste”, “esser discinto” e “nudità”. Proposto a partire da un progetto internazionale di ricerca dedicato alla gestualità medievale e rinascimentale, l’intervento si propone di esplorare questo particolare sguardo sull’abbigliamento e il suo contesto culturale.
2026
gesto, abito, Giovanni Bonifacio
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11562/1186587
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