La Riserva Naturale di Fiavè (Trentino–Alto Adige), appartenente alla rete Natura 2000, è costituita principalmente da una torbiera minerotrofica alcalina (fen) e comprende uno dei “Siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino” dell’età del Bronzo inseriti nell’elenco dei Patrimoni dell’umanità dell’UNESCO. Una carota di 200 cm (160 cm di torba più 40 cm di sedimento lacustre sottostante) è stata prelevata al fine di ricostruire la storia della più antica comunità agricola europea, nonché di valutare l’influenza dell’agricoltura (antica e moderna) sullo sviluppo della torba. L’intera carota è stata suddivisa in sezioni da 3 cm, ognuna delle quali è stata caratterizzata dal punto di vista fisico e chimico (e.g., contenuto in ceneri, densità, contenuto d’acqua gravimetrico, pH, analisi elementare CHNS, stabilità termica). Alcuni macrofossili sono stati poi identificati a diverse profondità e datati al radiocarbonio (14C). Su campioni selezionati è stata infine determinata la presenza e la diversità di diatomee, funghi filamentosi e lieviti in funzione della profondità e, di conseguenza, del tempo. I dati hanno confermato lo sfruttamento della torba (>150000 t estratte) avvenuto dal 1830 circa fino al 1950–60, attività che ha fortemente influenzato le principali proprietà degli strati più superficiali dell’attuale torba (i.e., aumento della densità e del contenuto di ceneri, diminuzione del contenuto d’acqua e delle concentrazioni di carbonio e azoto nei primi 60 cm di profondità). Sebbene l’estrazione della torba, insieme all’espansione dell’agricoltura moderna nei terreni circostanti, abbia compromesso in modo significativo questo ecosistema, le analisi filogenetiche hanno mostrato un’estrema biodiversità, con 7 taxa di funghi filamentosi e 2 di lieviti non assegnabili a nessuna specie riconosciuta. Tali risultati sottolineano quindi l’importanza di promuovere l’adozione di buone pratiche di gestione dell’intera area (e.g., aree tampone, paludificazione) al fine di preservare i servizi ecosistemici forniti dalle torbiere, per quanto esse possano sembrare ormai degradate.

Le torbiere degradate continuano a preservare parte dei cambiamenti ambientali avvenuti nei secoli: il caso della torbiera di Fiavè

Sinatra M.;Galluzzi G.;Avesani M.;Zapparoli G.;Zaccone C.
2025-01-01

Abstract

La Riserva Naturale di Fiavè (Trentino–Alto Adige), appartenente alla rete Natura 2000, è costituita principalmente da una torbiera minerotrofica alcalina (fen) e comprende uno dei “Siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino” dell’età del Bronzo inseriti nell’elenco dei Patrimoni dell’umanità dell’UNESCO. Una carota di 200 cm (160 cm di torba più 40 cm di sedimento lacustre sottostante) è stata prelevata al fine di ricostruire la storia della più antica comunità agricola europea, nonché di valutare l’influenza dell’agricoltura (antica e moderna) sullo sviluppo della torba. L’intera carota è stata suddivisa in sezioni da 3 cm, ognuna delle quali è stata caratterizzata dal punto di vista fisico e chimico (e.g., contenuto in ceneri, densità, contenuto d’acqua gravimetrico, pH, analisi elementare CHNS, stabilità termica). Alcuni macrofossili sono stati poi identificati a diverse profondità e datati al radiocarbonio (14C). Su campioni selezionati è stata infine determinata la presenza e la diversità di diatomee, funghi filamentosi e lieviti in funzione della profondità e, di conseguenza, del tempo. I dati hanno confermato lo sfruttamento della torba (>150000 t estratte) avvenuto dal 1830 circa fino al 1950–60, attività che ha fortemente influenzato le principali proprietà degli strati più superficiali dell’attuale torba (i.e., aumento della densità e del contenuto di ceneri, diminuzione del contenuto d’acqua e delle concentrazioni di carbonio e azoto nei primi 60 cm di profondità). Sebbene l’estrazione della torba, insieme all’espansione dell’agricoltura moderna nei terreni circostanti, abbia compromesso in modo significativo questo ecosistema, le analisi filogenetiche hanno mostrato un’estrema biodiversità, con 7 taxa di funghi filamentosi e 2 di lieviti non assegnabili a nessuna specie riconosciuta. Tali risultati sottolineano quindi l’importanza di promuovere l’adozione di buone pratiche di gestione dell’intera area (e.g., aree tampone, paludificazione) al fine di preservare i servizi ecosistemici forniti dalle torbiere, per quanto esse possano sembrare ormai degradate.
2025
Zone umide, Natura 2000, sequestro del carbonio, biodiversità
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