Il presente contributo intende indagare la storia degli studi relativa alla cd Villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella (VR), tramite lo spoglio di alcuni documenti archivistici, parzialmente inediti, provenienti dall’Archivio Privato De Stefani, oggetto della ricerca dottorale della scrivente. Il materiale, attualmente conservato presso l’Archivio di Stato di Verona, consta di carteggi, taccuini e tavole fotografiche la cui analisi permette di integrare quello che è il dato noto. La metodologia d’indagine prevede in primis una contestualizzazione del sito, collocato all’interno dell’area valliva pedemontana veronese, la cui cronologia dei rinvenimenti si inquadra tra l’epoca romana e l’età tardoantica. L’edificio in questione, la cui scoperta avvenne negli ultimi decenni dell’Ottocento, rappresenta ad oggi uno dei maggiori esempi di villa tardoantica in Italia settentrionale. In secundis, lo studio intende analizzare le vicende che portarono al rinvenimento di parte della struttura e del relativo apparato musivo, a cavallo tra il 1886 e il 1893, ad opera, tra gli altri, di Stefano De Stefani, allora ispettore agli scavi. Una preliminare analisi intende prendere quindi in considerazione, da un lato, il materiale archivistico già noto relativo al suddetto fondo, dall’altro indagare criticamente la documentazione parzialmente inedita presente. Quest’ultima consta, tra le altre, di un’epistola indirizzata a De Stefani da Vittorio Preto, risalente al 19 gennaio 1892 e contenente una serie di tre fotografie di parte della pavimentazione musiva della Villa in situ, antecedente al suo trasporto all’allora Museo Civico di Verona. Uno degli obiettivi quindi dell’intervento è l’integrazione di quella che è la storia degli studi relativa al sito in questione, alla luce dei carteggi citati. Ulteriore fine è poi la valorizzazione del patrimonio archivistico inteso come memoria e spesso unico record del dato archeologico, nonché come strumento di resilienza e di continuità tra il dato antico e quello contemporaneo.

“Le restituisco pertanto la memoria”: la Villa dei Mosaici di Negrar e il carteggio De Stefani

Angelica Gabrielli
In corso di stampa

Abstract

Il presente contributo intende indagare la storia degli studi relativa alla cd Villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella (VR), tramite lo spoglio di alcuni documenti archivistici, parzialmente inediti, provenienti dall’Archivio Privato De Stefani, oggetto della ricerca dottorale della scrivente. Il materiale, attualmente conservato presso l’Archivio di Stato di Verona, consta di carteggi, taccuini e tavole fotografiche la cui analisi permette di integrare quello che è il dato noto. La metodologia d’indagine prevede in primis una contestualizzazione del sito, collocato all’interno dell’area valliva pedemontana veronese, la cui cronologia dei rinvenimenti si inquadra tra l’epoca romana e l’età tardoantica. L’edificio in questione, la cui scoperta avvenne negli ultimi decenni dell’Ottocento, rappresenta ad oggi uno dei maggiori esempi di villa tardoantica in Italia settentrionale. In secundis, lo studio intende analizzare le vicende che portarono al rinvenimento di parte della struttura e del relativo apparato musivo, a cavallo tra il 1886 e il 1893, ad opera, tra gli altri, di Stefano De Stefani, allora ispettore agli scavi. Una preliminare analisi intende prendere quindi in considerazione, da un lato, il materiale archivistico già noto relativo al suddetto fondo, dall’altro indagare criticamente la documentazione parzialmente inedita presente. Quest’ultima consta, tra le altre, di un’epistola indirizzata a De Stefani da Vittorio Preto, risalente al 19 gennaio 1892 e contenente una serie di tre fotografie di parte della pavimentazione musiva della Villa in situ, antecedente al suo trasporto all’allora Museo Civico di Verona. Uno degli obiettivi quindi dell’intervento è l’integrazione di quella che è la storia degli studi relativa al sito in questione, alla luce dei carteggi citati. Ulteriore fine è poi la valorizzazione del patrimonio archivistico inteso come memoria e spesso unico record del dato archeologico, nonché come strumento di resilienza e di continuità tra il dato antico e quello contemporaneo.
In corso di stampa
Negrar di Valpolicella, storia degli studi, età tardoantica, De Stefani, Villa dei Mosaici
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11562/1120791
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