Introduzione: Bambini provenienti da famiglie svantaggiate a livello socio-economico e madrelingua in una lingua minoritaria sono a rischio di difficoltà nell’acquisizione del vocabolario nella lingua maggioritaria (LM; Hoff, 2013). Questa vulnerabilità è relata alla qualità delle interazioni comunicativo-linguistiche nel contesto familiare (Leung et al., 2020). Le interazioni linguistiche di questi bambini in contesti educativi, peraltro rilevanti per la presenza di adulti madrelingua nella LM, sono ancora poco indagate. Questo studio estende le ricerche precedenti analizzando modalità e funzioni comunicative usate dalle educatrici (EDU) di nido con bambini di famiglie svantaggiate, monolingui (MO) e bilingui (BIL) (OB.1), e l’efficacia delle stesse nel promuovere produzione linguistica dei bambini in tempo reale (OB.2) e sviluppo del vocabolario nella LM (OB.3), tra i 18 e i 30 mesi. Metodo: I dati finora analizzati riguardano 35 bambini, 16 MO e 19 BIL (45% e 50% F) con equivalente svantaggio socio-economico e l’italiano come LM, e 18 EDU. Le interazioni EDU-bambino sono state videoregistrate a 18, 24 e 30 mesi, e codificate per modalità e funzioni comunicative in CHILDES. Il vocabolario nella LM è stato valutato con il Primo Vocabolario del Bambino a 30 mesi, compilato dalle EDU. I dati sono stati analizzati mediante modelli lineari misti (OB.1 e 3) e analisi sequenziali (OB.2). Risultati: OB.1. Le ANOVA con fattori Gruppo (MO/BIL), Età (18, 24, 30 mesi) e GruppoXEtà mostrano che le EDU usano più enunciati bimodali (parola+gesto) con i bambini BIL che con i MO a tutte le età (p<.01), e più strategie di scaffolding linguistico con l’incremento dell’età dei bambini da 18 a 30 mesi (p<.01). OB.2. Le analisi sequenziali mostrano che in entrambi i gruppi le iniziative comunicative dei bambini seguono in modo significativo enunciati bimodali dell’EDU nell’interazione a 18 mesi (MO p=.02, BIL p<.01) e strategie di scaffolding linguistico nelle interazioni a tutte le età (p<.01). OB.3. Le analisi di regressione mostrano che sia per i bambini MO che BIL il vocabolario a 30 mesi è predetto dall’uso di enunciati bimodali e di strategie di scaffolding linguistico nell’interazione EDU-bambino a 18 mesi, al netto degli enunciati vocali dei bambini a 18 mesi (p<.01). Conclusioni: I risultati suggeriscono che la qualità delle interazioni linguistiche nel contesto educativo del nido promuove lo sviluppo comunicativo-linguistico di bambini in condizioni svantaggiate.

Interazioni linguistiche al nido e sviluppo del vocabolario in bambini in condizioni svantaggiate

Florit E.;Barachetti C.;Majorano M.;Lavelli M.
2021

Abstract

Introduzione: Bambini provenienti da famiglie svantaggiate a livello socio-economico e madrelingua in una lingua minoritaria sono a rischio di difficoltà nell’acquisizione del vocabolario nella lingua maggioritaria (LM; Hoff, 2013). Questa vulnerabilità è relata alla qualità delle interazioni comunicativo-linguistiche nel contesto familiare (Leung et al., 2020). Le interazioni linguistiche di questi bambini in contesti educativi, peraltro rilevanti per la presenza di adulti madrelingua nella LM, sono ancora poco indagate. Questo studio estende le ricerche precedenti analizzando modalità e funzioni comunicative usate dalle educatrici (EDU) di nido con bambini di famiglie svantaggiate, monolingui (MO) e bilingui (BIL) (OB.1), e l’efficacia delle stesse nel promuovere produzione linguistica dei bambini in tempo reale (OB.2) e sviluppo del vocabolario nella LM (OB.3), tra i 18 e i 30 mesi. Metodo: I dati finora analizzati riguardano 35 bambini, 16 MO e 19 BIL (45% e 50% F) con equivalente svantaggio socio-economico e l’italiano come LM, e 18 EDU. Le interazioni EDU-bambino sono state videoregistrate a 18, 24 e 30 mesi, e codificate per modalità e funzioni comunicative in CHILDES. Il vocabolario nella LM è stato valutato con il Primo Vocabolario del Bambino a 30 mesi, compilato dalle EDU. I dati sono stati analizzati mediante modelli lineari misti (OB.1 e 3) e analisi sequenziali (OB.2). Risultati: OB.1. Le ANOVA con fattori Gruppo (MO/BIL), Età (18, 24, 30 mesi) e GruppoXEtà mostrano che le EDU usano più enunciati bimodali (parola+gesto) con i bambini BIL che con i MO a tutte le età (p<.01), e più strategie di scaffolding linguistico con l’incremento dell’età dei bambini da 18 a 30 mesi (p<.01). OB.2. Le analisi sequenziali mostrano che in entrambi i gruppi le iniziative comunicative dei bambini seguono in modo significativo enunciati bimodali dell’EDU nell’interazione a 18 mesi (MO p=.02, BIL p<.01) e strategie di scaffolding linguistico nelle interazioni a tutte le età (p<.01). OB.3. Le analisi di regressione mostrano che sia per i bambini MO che BIL il vocabolario a 30 mesi è predetto dall’uso di enunciati bimodali e di strategie di scaffolding linguistico nell’interazione EDU-bambino a 18 mesi, al netto degli enunciati vocali dei bambini a 18 mesi (p<.01). Conclusioni: I risultati suggeriscono che la qualità delle interazioni linguistiche nel contesto educativo del nido promuove lo sviluppo comunicativo-linguistico di bambini in condizioni svantaggiate.
sviluppo lessicale, bambini di famiglie svantaggiate, nido d'infanzia, interazione educatrice-bambino
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