The final prayer of the Phaedrus invites to “consider the wise man rich” and to have as much gold as “only the self-restrained man can bear or endure” (279c4-6). Here “gold” is intended not as the metal, but as a metaphor for the “gold of wisdom”. Granted that man cannot be as wise as god, but only “lover of wisdom” (philòsophos), Socrates is asking here for nothing more than this human wisdom. This Platonic “spoken image” (Sophist 234c6) of the gold of wisdom restores as well as revolutionizes Hesiod’s image of an originary “golden race”. Plato, moreover, combines the hesiodic motif with that of the earthborn people (Euripides, Phoenissae, 657ff.) in the “noble lie” (Republic III, 414b ff.). A coherent route can be traced across the dialogues, from the Symposium to the image of the puppet moved by the golden string of reason in the Laws (I 644c ff.). Plato's aim is to persuade us to preserve (sòzein) our interior “gold” free from the negative influence of fears, pains and pleasures, that test our “golden” nature more than gold is tested with fire (Republic III 413c-e). The difficult practice of philosophical wisdom outlines a different “golden age”, always possible for anyone who strives to keep the “gold” of his soul intact.

Punto di partenza è la preghiera finale del Fedro, che invoca di “reputar ricco il sapiente”, e di avere, dell’oro, “un mucchio quant’è quello di cui nessun altro possa far bottino se non il temperante” (279c4-6). L’oro, qui, è non quello materiale, ma quello metaforico della sapienza, di cui Socrate prega di avere nulla più di quanto concesso all’uomo (non sapiente come il, dio, ma, al più, philòsophos), ma anche, entro tali limiti, nulla di meno. Con tale “immagine parlata” (Soph. 234c6) Platone restaura e rivoluziona l’icona esiodea dell’originaria “stirpe aurea”, che, commista a quella euripidea degli uomini nati dalla terra dove Cadmo seminò i denti del drago ucciso, lui stesso aveva giù usato in Resp. III (“nobile menzogna”). E’ dunque evidenziabile, nel Dialoghi, un percorso coerente – confermato dal Simposio e dalla metafora delle Leggi, dell’uomo come marionetta dalla corda d’oro - in cui la radice aurea presente nell’anima va preservata (sòzein) pura dall’influsso negativo di paure, dolori e piaceri, quanto l’oro puro si preserva tale con la prova al fuoco. La pratica costante, pur non facile, della sapienza filosofica configurerebbe allora un’‘età dell’oro’ possibile sempre e per tutti gli uomini.

Platone e l'oro della sapienza. Riflessioni a partire dal 'Fedro'

NAPOLITANO Linda
2018-01-01

Abstract

Punto di partenza è la preghiera finale del Fedro, che invoca di “reputar ricco il sapiente”, e di avere, dell’oro, “un mucchio quant’è quello di cui nessun altro possa far bottino se non il temperante” (279c4-6). L’oro, qui, è non quello materiale, ma quello metaforico della sapienza, di cui Socrate prega di avere nulla più di quanto concesso all’uomo (non sapiente come il, dio, ma, al più, philòsophos), ma anche, entro tali limiti, nulla di meno. Con tale “immagine parlata” (Soph. 234c6) Platone restaura e rivoluziona l’icona esiodea dell’originaria “stirpe aurea”, che, commista a quella euripidea degli uomini nati dalla terra dove Cadmo seminò i denti del drago ucciso, lui stesso aveva giù usato in Resp. III (“nobile menzogna”). E’ dunque evidenziabile, nel Dialoghi, un percorso coerente – confermato dal Simposio e dalla metafora delle Leggi, dell’uomo come marionetta dalla corda d’oro - in cui la radice aurea presente nell’anima va preservata (sòzein) pura dall’influsso negativo di paure, dolori e piaceri, quanto l’oro puro si preserva tale con la prova al fuoco. La pratica costante, pur non facile, della sapienza filosofica configurerebbe allora un’‘età dell’oro’ possibile sempre e per tutti gli uomini.
9788831749473
Platone favola dei metalli oro regalità sapienza
The final prayer of the Phaedrus invites to “consider the wise man rich” and to have as much gold as “only the self-restrained man can bear or endure” (279c4-6). Here “gold” is intended not as the metal, but as a metaphor for the “gold of wisdom”. Granted that man cannot be as wise as god, but only “lover of wisdom” (philòsophos), Socrates is asking here for nothing more than this human wisdom. This Platonic “spoken image” (Sophist 234c6) of the gold of wisdom restores as well as revolutionizes Hesiod’s image of an originary “golden race”. Plato, moreover, combines the hesiodic motif with that of the earthborn people (Euripides, Phoenissae, 657ff.) in the “noble lie” (Republic III, 414b ff.). A coherent route can be traced across the dialogues, from the Symposium to the image of the puppet moved by the golden string of reason in the Laws (I 644c ff.). Plato's aim is to persuade us to preserve (sòzein) our interior “gold” free from the negative influence of fears, pains and pleasures, that test our “golden” nature more than gold is tested with fire (Republic III 413c-e). The difficult practice of philosophical wisdom outlines a different “golden age”, always possible for anyone who strives to keep the “gold” of his soul intact.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11562/1038879
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