I soggetti reclutati hanno mostrato una ridotta lunghezza del semipasso ed un aumento della DDA. Ciò indica un’iniziale instabilità con incapacità a trasferire il carico durante la fase d’appoggio e di preparazione all’oscillazione. L’uso di cues uditive è in grado di modificare sensibilmente i parametri del cammino. In accordo con la letteratura (2) è emerso come i pazienti con MP possano aumentare la CP in risposta ad uno stimolo uditivo ritmico2,12. I soggetti esaminati hanno raggiunto le cadenze superiori aumentando significativamente la VMP e la LP. Si è inoltre evidenziato come aumentando la CP, la DDA si riduca significativamente. Dalla letteratura emerge come l’uso di cues uditive comporti un miglioramento dei PST del passo, compresa la LP12. Numerosi studi hanno riportato come nella MP vi sia un aumento della DDA nel ciclo del passo13. Tale incremento farebbe parte di una strategia di compenso volta a limitare l’instabilità della marcia14. L’analisi dei PCINEM e dei PCINET ha fornito una rappresentazione della strategia motoria, indotta dalle cues uditive, messa in atto dai soggetti. L’aumento della VMP rilevato è il risultato quasi esclusivo dell’aumento della frequenza del passo. Le potenze prodotte dall’anca in pull-off e dalla caviglia in push-off sono risultate rispettivamente aumentata e ridotta. Ciò evidenzia come i pazienti riescano ad aumentare la CP grazie ad un maggior reclutamento attivo dei flessori d’anca e non grazie ad un’aumentata plantiflessione di caviglia. L’utilizzo di tale strategia per la progressione permetterebbe ai soggetti di mantenere il centro di massa all’interno dell’area d’appoggio, evitando la destabilizzazione prodotta da forze propulsive distali quali quelle prodotte dai plantiflessori di caviglia nella fase di spinta.

Effetti delle cues uditive sui parametri quantitativi e qualitativi della deambulazione in pazienti con malattia di Parkinson

PICELLI, Alessandro;TINAZZI, Michele;SMANIA, Nicola
2008-01-01

Abstract

I soggetti reclutati hanno mostrato una ridotta lunghezza del semipasso ed un aumento della DDA. Ciò indica un’iniziale instabilità con incapacità a trasferire il carico durante la fase d’appoggio e di preparazione all’oscillazione. L’uso di cues uditive è in grado di modificare sensibilmente i parametri del cammino. In accordo con la letteratura (2) è emerso come i pazienti con MP possano aumentare la CP in risposta ad uno stimolo uditivo ritmico2,12. I soggetti esaminati hanno raggiunto le cadenze superiori aumentando significativamente la VMP e la LP. Si è inoltre evidenziato come aumentando la CP, la DDA si riduca significativamente. Dalla letteratura emerge come l’uso di cues uditive comporti un miglioramento dei PST del passo, compresa la LP12. Numerosi studi hanno riportato come nella MP vi sia un aumento della DDA nel ciclo del passo13. Tale incremento farebbe parte di una strategia di compenso volta a limitare l’instabilità della marcia14. L’analisi dei PCINEM e dei PCINET ha fornito una rappresentazione della strategia motoria, indotta dalle cues uditive, messa in atto dai soggetti. L’aumento della VMP rilevato è il risultato quasi esclusivo dell’aumento della frequenza del passo. Le potenze prodotte dall’anca in pull-off e dalla caviglia in push-off sono risultate rispettivamente aumentata e ridotta. Ciò evidenzia come i pazienti riescano ad aumentare la CP grazie ad un maggior reclutamento attivo dei flessori d’anca e non grazie ad un’aumentata plantiflessione di caviglia. L’utilizzo di tale strategia per la progressione permetterebbe ai soggetti di mantenere il centro di massa all’interno dell’area d’appoggio, evitando la destabilizzazione prodotta da forze propulsive distali quali quelle prodotte dai plantiflessori di caviglia nella fase di spinta.
2008
Malattia di Parkinson, riabilitazione, deambulazione
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