Nel maggio 1908 Hugo von Hofmannsthal intraprende un viaggio in Grecia alla scoperta del legame ideale che unisce la cultura classica e la modernità. In un primo momento l’esperienza si rivela deludente, poiché il poeta sembra fallire nel suo intento. Dal soggiorno in Grecia nascerà invece il racconto Augenblicke in Griechenland, la storia di un pellegrinaggio spirituale alla ricerca di un sapere culturale dimenticato, che culmina con l’ekphrasis delle statue esposte nel museo dell’Acropoli Ateniese. L’esperienza estetica delle opere d’arte antiche rappresenta qui il momento di epifania, che rende possibile l’incontro con l’Altro culturale della Grecia e al contempo fornisce l’ispirazione che inaugura l’atto poietico. Attraverso una complessa poetica dello sguardo, dunque, la scrittura di Hofmannsthal nasce sotto il segno dell’ekphrasis, quale atto di memoria scaturito dalla tensione tra archivio iconografico antico e letteratura. Essa inscrive al suo interno la costitutiva ambivalenza del discorso ecfrastico, in una costante oscillazione tra iconofilia e iconofobia, attrazione e ansia verso l’alterità testuale o culturale. Il superamento di tale ambivalenza, l’incontro con l’Altro antico, coincide quindi con la sintesi di verbale e visuale, che sprigiona la sua enargeia nell’atto performativo dello Zeigen, spingendo infine la scrittura oltre i propri confini e oltre la materialità stessa dell’immagine, a favore dell’epifania dell’essenza nel suo puro apparire.

L’ekphrasis come principio dell’atto poietico negli Augenblicke in Griechenland di Hugo von Hofmannsthal

Dimino, Mariaelisa
2014-01-01

Abstract

Nel maggio 1908 Hugo von Hofmannsthal intraprende un viaggio in Grecia alla scoperta del legame ideale che unisce la cultura classica e la modernità. In un primo momento l’esperienza si rivela deludente, poiché il poeta sembra fallire nel suo intento. Dal soggiorno in Grecia nascerà invece il racconto Augenblicke in Griechenland, la storia di un pellegrinaggio spirituale alla ricerca di un sapere culturale dimenticato, che culmina con l’ekphrasis delle statue esposte nel museo dell’Acropoli Ateniese. L’esperienza estetica delle opere d’arte antiche rappresenta qui il momento di epifania, che rende possibile l’incontro con l’Altro culturale della Grecia e al contempo fornisce l’ispirazione che inaugura l’atto poietico. Attraverso una complessa poetica dello sguardo, dunque, la scrittura di Hofmannsthal nasce sotto il segno dell’ekphrasis, quale atto di memoria scaturito dalla tensione tra archivio iconografico antico e letteratura. Essa inscrive al suo interno la costitutiva ambivalenza del discorso ecfrastico, in una costante oscillazione tra iconofilia e iconofobia, attrazione e ansia verso l’alterità testuale o culturale. Il superamento di tale ambivalenza, l’incontro con l’Altro antico, coincide quindi con la sintesi di verbale e visuale, che sprigiona la sua enargeia nell’atto performativo dello Zeigen, spingendo infine la scrittura oltre i propri confini e oltre la materialità stessa dell’immagine, a favore dell’epifania dell’essenza nel suo puro apparire.
Hoffmannsthal, ekphrasis, letteratura e visualità.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11562/935853
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