Di fronte all’avanzare delle biotecnologie, la capacità individuale di decidere della propria vita e della propria salute è avvertita come componente irrinunciabile nella vita di ciascuno. ‘Autonomia’, ‘autodeterminazione’ e ‘volontà’ sono endoxa spesi costantemente nell’attuale dibattito biogiuridico, ma non per questo privi di ambiguità e profili problematici. Nel presente contributo ci si domanda quale concezione di autonomia individuale e quale visione antropologica siano sottese all’appello al diritto di autodeterminazione. Dall’esame di alcune recenti questioni biogiuridiche, emerge la diffusione di una declinazione dell’autonomia in termini individualistici, razionalistici e volontaristici. Il modello antropologico di riferimento appare quello del moderno homo faber, teso a massimizzare l’utile in un mondo concepito come insieme di oggetti manipolabili. Il carattere di assolutezza attribuito alla volontà individuale dal pensiero giuridico moderno, tuttavia, non risulta in grado di proteggere l’autodeterminazione dall’eterodeterminazione. Come si evince, ad esempio, tanto dalle tesi dei sostenitori del cd. diritto a non nascere, quanto dalla dottrina del ‘giudizio sostitutivo’ (volta a ricostruire l’ipotetica volontà sulle cure del paziente incosciente), il richiamo al diritto individuale alla autodeterminazione può nascondere il diritto di altri a decidere sulla vita o la salute dell’individuo. All’insegna di un diritto alla (auto)determinazione.

L’autonomia illusoria. Il diritto di autodeterminazione fra le maglie dell’eterodeterminazione

Mingardo, Letizia
2010-01-01

Abstract

Di fronte all’avanzare delle biotecnologie, la capacità individuale di decidere della propria vita e della propria salute è avvertita come componente irrinunciabile nella vita di ciascuno. ‘Autonomia’, ‘autodeterminazione’ e ‘volontà’ sono endoxa spesi costantemente nell’attuale dibattito biogiuridico, ma non per questo privi di ambiguità e profili problematici. Nel presente contributo ci si domanda quale concezione di autonomia individuale e quale visione antropologica siano sottese all’appello al diritto di autodeterminazione. Dall’esame di alcune recenti questioni biogiuridiche, emerge la diffusione di una declinazione dell’autonomia in termini individualistici, razionalistici e volontaristici. Il modello antropologico di riferimento appare quello del moderno homo faber, teso a massimizzare l’utile in un mondo concepito come insieme di oggetti manipolabili. Il carattere di assolutezza attribuito alla volontà individuale dal pensiero giuridico moderno, tuttavia, non risulta in grado di proteggere l’autodeterminazione dall’eterodeterminazione. Come si evince, ad esempio, tanto dalle tesi dei sostenitori del cd. diritto a non nascere, quanto dalla dottrina del ‘giudizio sostitutivo’ (volta a ricostruire l’ipotetica volontà sulle cure del paziente incosciente), il richiamo al diritto individuale alla autodeterminazione può nascondere il diritto di altri a decidere sulla vita o la salute dell’individuo. All’insegna di un diritto alla (auto)determinazione.
autonomia individuale; autodeterminazione; eterodeterminazione
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11562/877988
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