Tra il 2004 e il 2010 sono giunti alla nostra osservazione 449 lavoratori per una valutazione che doveva stabilire se le condizioni di lavoro fossero state la causa dei disturbi psichici di cui erano affetti. Ciascun lavoratore è stato esaminato da un medico del lavoro che ha raccolto approfondite informazioni anamnestiche sia sulle condizioni di lavoro che sullo stato di salute, con particolare riferimento alle patologie della sfera psichica, tenendo anche conto delle eventuali situazioni pre-esistenti ai problemi lavorativi. L’accertamento è stato approfondito quindi da uno psicologo clinico, che tramite un colloquio e la somministrazione di test psico-diagnostici, ha completato la sua valutazione. Al termine degli accertamenti il medico del lavoro e lo psicologo clinico concordavano la diagnosi e si esprimevano sulla possibile relazione tra la psicopatologia riscontrata e le condizioni lavorative. Risultati: In 379 casi, su 449 pervenuti, abbiamo ritenuto che le condizioni di lavoro avessero fornito un contributo determinante per la comparsa dei disturbi psichici. I disturbi mentali rilevati erano i seguenti: il disturbo ansioso-depressivo nel 53,6% dei casi, il disturbo depressivo nel 16,2%, il disturbo dell’adattamento nel 15,9%, il disturbo d’ansia nel 13% e solo in rari casi il disturbo post-traumatico da stress (1,3%). Le condizioni di lavoro negative, causa dei disturbi diagnosticati, erano rappresentate da molestie morali protratte in ambiente di lavoro riferite prevalentemente alla persona (person-related bullying) nel 30,1% dei casi oppure solo agli aspetti lavorativi, condizione definita con il termine costrittività organizzative, (task-related bullying) nel 14,8%, da situazioni avverse favorenti il distress lavorativo (38,2%) e da circostanze in grado di indurre disagio lavorativo aspecifico (16,9%).

Disturbi psichici associabili a condizioni di lavoro negative persistenti

PERBELLINI, Luigi;TISATO, Silvia;ROMEO, Luciano
2012

Abstract

Tra il 2004 e il 2010 sono giunti alla nostra osservazione 449 lavoratori per una valutazione che doveva stabilire se le condizioni di lavoro fossero state la causa dei disturbi psichici di cui erano affetti. Ciascun lavoratore è stato esaminato da un medico del lavoro che ha raccolto approfondite informazioni anamnestiche sia sulle condizioni di lavoro che sullo stato di salute, con particolare riferimento alle patologie della sfera psichica, tenendo anche conto delle eventuali situazioni pre-esistenti ai problemi lavorativi. L’accertamento è stato approfondito quindi da uno psicologo clinico, che tramite un colloquio e la somministrazione di test psico-diagnostici, ha completato la sua valutazione. Al termine degli accertamenti il medico del lavoro e lo psicologo clinico concordavano la diagnosi e si esprimevano sulla possibile relazione tra la psicopatologia riscontrata e le condizioni lavorative. Risultati: In 379 casi, su 449 pervenuti, abbiamo ritenuto che le condizioni di lavoro avessero fornito un contributo determinante per la comparsa dei disturbi psichici. I disturbi mentali rilevati erano i seguenti: il disturbo ansioso-depressivo nel 53,6% dei casi, il disturbo depressivo nel 16,2%, il disturbo dell’adattamento nel 15,9%, il disturbo d’ansia nel 13% e solo in rari casi il disturbo post-traumatico da stress (1,3%). Le condizioni di lavoro negative, causa dei disturbi diagnosticati, erano rappresentate da molestie morali protratte in ambiente di lavoro riferite prevalentemente alla persona (person-related bullying) nel 30,1% dei casi oppure solo agli aspetti lavorativi, condizione definita con il termine costrittività organizzative, (task-related bullying) nel 14,8%, da situazioni avverse favorenti il distress lavorativo (38,2%) e da circostanze in grado di indurre disagio lavorativo aspecifico (16,9%).
mobbing; coping
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