Accanto alle opere storiografiche ed alla Perfezione della vita politica, Paolo Paruta (1540-1598) si dedica in età matura alla riflessione su temi politici, affidata ai venticinque componimenti poi raccolti nei Discorsi politici, editi postumi nel 1599. Gli argomenti trattati riguardano in prevalenza due filoni: anzitutto lo studio delle istituzioni di Roma antica e l’analisi delle cause della sua inarrestabile espansione territoriale, in virtù di una organizzazione politico-militare perfetta, finalizzata sin dalla sua fondazione al perseguimento di una politica imperialistica. In secondo luogo la descrizione delle istituzioni veneziane, espressione di un sistema politico senza eguali, capace di garantire la pace sociale e la coesione delle varie componenti della civitas, evitando discordie e sedizioni. Paruta procede quindi al confronto tra le due forme di governo: la costituzione romana appare all’autore disarmonica e squilibrata, tale da rendere inevitabile l’insorgere di lotte intestine tra patrizi e plebei e da portare infine alla rovina della respublica. Dunque Roma non può essere presa a modello: in tal modo Paruta polemizza esplicitamente con le posizione di Machiavelli, che invece esalta l’efficacia dell’assetto politico romano. Al contrario, la Repubblica di San Marco appare fondata su basi ben più solide ed incarna un tipo di “governo misto” più equilibrato e duraturo, senz’altro preferibile, non finalizzato alla conquista militare; per questo Venezia ha creato un dominio meno vasto, avendo dedicato le proprie energie al commercio marittimo e non alla conquista di uno stato di terraferma.

Roma e Venezia a confronto nei “Discorsi politici” di Paolo Paruta

ROSSI, Giovanni
2014

Abstract

Accanto alle opere storiografiche ed alla Perfezione della vita politica, Paolo Paruta (1540-1598) si dedica in età matura alla riflessione su temi politici, affidata ai venticinque componimenti poi raccolti nei Discorsi politici, editi postumi nel 1599. Gli argomenti trattati riguardano in prevalenza due filoni: anzitutto lo studio delle istituzioni di Roma antica e l’analisi delle cause della sua inarrestabile espansione territoriale, in virtù di una organizzazione politico-militare perfetta, finalizzata sin dalla sua fondazione al perseguimento di una politica imperialistica. In secondo luogo la descrizione delle istituzioni veneziane, espressione di un sistema politico senza eguali, capace di garantire la pace sociale e la coesione delle varie componenti della civitas, evitando discordie e sedizioni. Paruta procede quindi al confronto tra le due forme di governo: la costituzione romana appare all’autore disarmonica e squilibrata, tale da rendere inevitabile l’insorgere di lotte intestine tra patrizi e plebei e da portare infine alla rovina della respublica. Dunque Roma non può essere presa a modello: in tal modo Paruta polemizza esplicitamente con le posizione di Machiavelli, che invece esalta l’efficacia dell’assetto politico romano. Al contrario, la Repubblica di San Marco appare fondata su basi ben più solide ed incarna un tipo di “governo misto” più equilibrato e duraturo, senz’altro preferibile, non finalizzato alla conquista militare; per questo Venezia ha creato un dominio meno vasto, avendo dedicato le proprie energie al commercio marittimo e non alla conquista di uno stato di terraferma.
Paolo Paruta; Niccolò Machiavelli; Venezia; governo misto; Polibio; istituzioni romane
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