“Quel mirare per quegli occhiali m’imbalordiscon la mente: basta non ne voglio saper altro.” Come racconta Edward Miur nel suo godibilissimo Guerre culturali. Libertinismo e religione alla fine del Rinascimento (Laterza, 2008), fu così che il filosofo Cesare Cremonini replicò a chi gli chiedeva perché si rifiutasse di guardare i cieli attraverso il cannocchiale messo a punto dal suo amico ed ex collega Galileo Galilei. Risultato: oggi (complice anche La vita di Galileo di Bertolt Brecht) Cremonini viene ricordato come il prototipo del filosofo retrogrado. Eppure, se proviamo a metterci nei suoi panni, forse Cremonini lo riusciamo a capire. Filosofo aristotelico di gran fama ma non più giovanissimo, già aveva i suoi bei guai per le posizioni teologiche in odor di eresia. Ma chi glielo faceva fare a di stare dietro a quella testa calda di Galileo, che con le sue diavolerie ottiche pretendeva di rifondare l’astronomia, l’epistemologia e la metafisica? E ciò proprio contro “l’opinione della scuola peripatetica e principalmente del filosofo Cremonino” (come testimonia il fedele biografo galileiano Vincenzo Viviani)? Insomma, anche che la decisione di non farsi imbalordire la mente dal cannocchiale fu jellatissima, il povero Cremonini in fondo fa simpatia. Questa vicenda, più buffa che tragica, torna oggi in mente quando si guarda a come alcuni pensatori nostrani, pur di non vedere l’imponente ritorno del realismo filosofico, tetragonicamente si rifiutano di gettar l’occhio al di fuori dai loro orticelli autarchici. Anche a questi moderni emuli di Cremonini l’idea che i tempi possano essere cambiati imbalordisce le menti: ma anche loro, in fondo, proprio per questo fanno simpatia. Ovviamente, non è che oggi tutti i filosofi siano realisti in tutti gli ambiti (anche se è vero che molti lo sono in molti ambiti). Piuttosto, è il tema del realismo in quanto tale a essere tornato al centro delle discussioni filosofiche internazionali; e ciò dopo che per qualche decennio questo tema era stato obliato in virtù del semplice e brutale fiat antirealista dei postmoderni, secondo cui la realtà è inseparabile dalle interpretazioni che ne diamo. In ogni ambito filosofico – dalla metafisica all’epistemologia, dalla filosofia pratica alla semantica, dall’estetica alla filosofia della scienza – oggi si è tornati a discutere di se e come si debba essere realisti. In quanto concerne tutti gli ambiti dello scibile filosofico, la discussione internazionale sul realismo è naturalmente imponente. Ora però si offre l’opportunità di tirare un bilancio sulle conseguenze del poderoso ritorno del realismo. Dal 5 al 7 maggio, infatti, si ritroveranno a Roma alcuni dei maggiori protagonisti della discussione nazionale e internazionale. Il convegno sarà aperto da una relazione di Maurizio Ferraris, protagonista del dibattito nazionale e internazionale sul Nuovo realismo, ma anche i nomi degli altri partecipanti sono altisonanti. E non saranno presenti solo filosofi: la prima giornata (che avrà luogo al MAXXI, lo splendido museo di arte contemporanea progettato da Zaha Hadid) vedrà infatti la partecipazione di critici d’arte e della letteratura, giuristi, filologi classici, teorici della letteratura e del cinema, architetti, esperti di scienza, artisti e pedagogisti. La discussione del realismo, infatti, assume forme specifiche nei vari campi del sapere, sollevando un gran numero di questioni, quesiti e risposte. Per fare qualche esempio: Qual è il fondamento oggettivo delle norme giuridiche e morali? Esistono enti sovraindividuali come le multinazionali? In cosa consiste l’essenza di un’opera d’arte? Qual è lo statuto ontologico delle entità fisiche inosservabili? Qual è il correlato oggettivo dei concetti (che è poi la classica questione degli universali, anch’essa tornata di moda)? Nella seconda giornata (che si terrà al CNR), si confronteranno invece filosofi analitici e filosofi continentali. Proprio il ritorno al realismo accomuna infatti le due principali scuole di pensiero che si sono contrapposte negli ultimi decenni. Restano, naturalmente, differenze di metodo e prospettiva: ma sembra aprirsi ormai la possibilità di dialoghi fecondi. Infine nella terza giornata (che si svolgerà a Roma Tre) la parola passerà agli storici della filosofia. La discussione sul realismo ha infatti attraversato l’intera storia del pensiero. Quale fosse la forma corretta di realismo fu la questione fondamentale che separò Aristotele da Platone (e in proposito va ricordato che il celebre idealismo platonico in realtà era una forma di realismo). E poi vennero le discussioni scolastiche sulla realtà degli universali e quelle della filosofia moderna sul rapporto tra materia e pensiero, condotte alla luce di ciò che la scienza andava rivelando sul mondo naturale. E anche Kant, in fondo, voleva difendere una forma di realismo empirico. E così via. Durante il convegno romano su questi grandi temi si pronunceranno alcuni dei massimi storici della filosofia, alla ricerca di fili rossi che possano aiutare anche per illuminare le discussioni contemporanee. Insomma, un convegno che si preannuncia veramente importante. Chissà, magari avrebbe potuto interessare persino Cesare Cremonini.

Un bilancio realistico

POZZO, Riccardo;
2014

Abstract

“Quel mirare per quegli occhiali m’imbalordiscon la mente: basta non ne voglio saper altro.” Come racconta Edward Miur nel suo godibilissimo Guerre culturali. Libertinismo e religione alla fine del Rinascimento (Laterza, 2008), fu così che il filosofo Cesare Cremonini replicò a chi gli chiedeva perché si rifiutasse di guardare i cieli attraverso il cannocchiale messo a punto dal suo amico ed ex collega Galileo Galilei. Risultato: oggi (complice anche La vita di Galileo di Bertolt Brecht) Cremonini viene ricordato come il prototipo del filosofo retrogrado. Eppure, se proviamo a metterci nei suoi panni, forse Cremonini lo riusciamo a capire. Filosofo aristotelico di gran fama ma non più giovanissimo, già aveva i suoi bei guai per le posizioni teologiche in odor di eresia. Ma chi glielo faceva fare a di stare dietro a quella testa calda di Galileo, che con le sue diavolerie ottiche pretendeva di rifondare l’astronomia, l’epistemologia e la metafisica? E ciò proprio contro “l’opinione della scuola peripatetica e principalmente del filosofo Cremonino” (come testimonia il fedele biografo galileiano Vincenzo Viviani)? Insomma, anche che la decisione di non farsi imbalordire la mente dal cannocchiale fu jellatissima, il povero Cremonini in fondo fa simpatia. Questa vicenda, più buffa che tragica, torna oggi in mente quando si guarda a come alcuni pensatori nostrani, pur di non vedere l’imponente ritorno del realismo filosofico, tetragonicamente si rifiutano di gettar l’occhio al di fuori dai loro orticelli autarchici. Anche a questi moderni emuli di Cremonini l’idea che i tempi possano essere cambiati imbalordisce le menti: ma anche loro, in fondo, proprio per questo fanno simpatia. Ovviamente, non è che oggi tutti i filosofi siano realisti in tutti gli ambiti (anche se è vero che molti lo sono in molti ambiti). Piuttosto, è il tema del realismo in quanto tale a essere tornato al centro delle discussioni filosofiche internazionali; e ciò dopo che per qualche decennio questo tema era stato obliato in virtù del semplice e brutale fiat antirealista dei postmoderni, secondo cui la realtà è inseparabile dalle interpretazioni che ne diamo. In ogni ambito filosofico – dalla metafisica all’epistemologia, dalla filosofia pratica alla semantica, dall’estetica alla filosofia della scienza – oggi si è tornati a discutere di se e come si debba essere realisti. In quanto concerne tutti gli ambiti dello scibile filosofico, la discussione internazionale sul realismo è naturalmente imponente. Ora però si offre l’opportunità di tirare un bilancio sulle conseguenze del poderoso ritorno del realismo. Dal 5 al 7 maggio, infatti, si ritroveranno a Roma alcuni dei maggiori protagonisti della discussione nazionale e internazionale. Il convegno sarà aperto da una relazione di Maurizio Ferraris, protagonista del dibattito nazionale e internazionale sul Nuovo realismo, ma anche i nomi degli altri partecipanti sono altisonanti. E non saranno presenti solo filosofi: la prima giornata (che avrà luogo al MAXXI, lo splendido museo di arte contemporanea progettato da Zaha Hadid) vedrà infatti la partecipazione di critici d’arte e della letteratura, giuristi, filologi classici, teorici della letteratura e del cinema, architetti, esperti di scienza, artisti e pedagogisti. La discussione del realismo, infatti, assume forme specifiche nei vari campi del sapere, sollevando un gran numero di questioni, quesiti e risposte. Per fare qualche esempio: Qual è il fondamento oggettivo delle norme giuridiche e morali? Esistono enti sovraindividuali come le multinazionali? In cosa consiste l’essenza di un’opera d’arte? Qual è lo statuto ontologico delle entità fisiche inosservabili? Qual è il correlato oggettivo dei concetti (che è poi la classica questione degli universali, anch’essa tornata di moda)? Nella seconda giornata (che si terrà al CNR), si confronteranno invece filosofi analitici e filosofi continentali. Proprio il ritorno al realismo accomuna infatti le due principali scuole di pensiero che si sono contrapposte negli ultimi decenni. Restano, naturalmente, differenze di metodo e prospettiva: ma sembra aprirsi ormai la possibilità di dialoghi fecondi. Infine nella terza giornata (che si svolgerà a Roma Tre) la parola passerà agli storici della filosofia. La discussione sul realismo ha infatti attraversato l’intera storia del pensiero. Quale fosse la forma corretta di realismo fu la questione fondamentale che separò Aristotele da Platone (e in proposito va ricordato che il celebre idealismo platonico in realtà era una forma di realismo). E poi vennero le discussioni scolastiche sulla realtà degli universali e quelle della filosofia moderna sul rapporto tra materia e pensiero, condotte alla luce di ciò che la scienza andava rivelando sul mondo naturale. E anche Kant, in fondo, voleva difendere una forma di realismo empirico. E così via. Durante il convegno romano su questi grandi temi si pronunceranno alcuni dei massimi storici della filosofia, alla ricerca di fili rossi che possano aiutare anche per illuminare le discussioni contemporanee. Insomma, un convegno che si preannuncia veramente importante. Chissà, magari avrebbe potuto interessare persino Cesare Cremonini.
Ferraris; realismo
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11562/715365
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