La ricerca di un bilanciamento tra gli interessi dello Stato e la tutela della proprietà privata rappresenta il trait d'union che collega la giurisprudenza della Corte Europea dei diritti dell'Uomo (“CEDU”) e la giurisprudenza arbitrale in materia di investimenti internazionali. La giurisprudenza CEDU sulla protezione della proprietà tende infatti ad estendersi anche al di fuori dell'ambito segnato dagli Stati membri del Consiglio d'Europa, per assurgere a parametro di riferimento per i tribunali arbitrali in materia di investimento. Questi ultimi sono chiamati a bilanciare gli interessi del singolo investitore con quelli confliggenti dello Stato. Il primo é interessato a che i propri investimenti non perdano di valore e siano tutelati nei confronti di possibili azioni invasive da parte dello Stato ospitante, il secondo é interessato a preservare la propria libertà di intervento, anche attraverso l'efficace e tempestiva introduzione di normative e/o regolamentazioni volte a perseguire obiettivi di carattere generale. In quest'opera di bilanciamento, alcuni tribunali arbitrali richiamano i criteri interpretativi elaborati dai giudici di Strasburgo per risolvere il conflitto Stato-proprietario, in particolare il c.d. principio di proporzionalità. Il presente contributo illustra in quali ipotesi e con quali finalità i tribunali arbitrali istituiti per dirimere le controversie Stato-Investitore hanno utilizzato i principi coniati ed elaborati della giurisprudenza CEDU, mettendo in luce l'opportunità e l'efficacia del loro utilizzo soprattutto nel difficile compito di identificare le ipotesi di c.d. espropriazione indiretta.

Il conflitto tra Stato e proprietario nella giurisprudenza CEDU. Risvolti in tema di protezione degli investimenti internazionali

FACCIO, SONDRA
2013

Abstract

La ricerca di un bilanciamento tra gli interessi dello Stato e la tutela della proprietà privata rappresenta il trait d'union che collega la giurisprudenza della Corte Europea dei diritti dell'Uomo (“CEDU”) e la giurisprudenza arbitrale in materia di investimenti internazionali. La giurisprudenza CEDU sulla protezione della proprietà tende infatti ad estendersi anche al di fuori dell'ambito segnato dagli Stati membri del Consiglio d'Europa, per assurgere a parametro di riferimento per i tribunali arbitrali in materia di investimento. Questi ultimi sono chiamati a bilanciare gli interessi del singolo investitore con quelli confliggenti dello Stato. Il primo é interessato a che i propri investimenti non perdano di valore e siano tutelati nei confronti di possibili azioni invasive da parte dello Stato ospitante, il secondo é interessato a preservare la propria libertà di intervento, anche attraverso l'efficace e tempestiva introduzione di normative e/o regolamentazioni volte a perseguire obiettivi di carattere generale. In quest'opera di bilanciamento, alcuni tribunali arbitrali richiamano i criteri interpretativi elaborati dai giudici di Strasburgo per risolvere il conflitto Stato-proprietario, in particolare il c.d. principio di proporzionalità. Il presente contributo illustra in quali ipotesi e con quali finalità i tribunali arbitrali istituiti per dirimere le controversie Stato-Investitore hanno utilizzato i principi coniati ed elaborati della giurisprudenza CEDU, mettendo in luce l'opportunità e l'efficacia del loro utilizzo soprattutto nel difficile compito di identificare le ipotesi di c.d. espropriazione indiretta.
Corte europea dei diritti dell'uomo; Investimenti diretti esteri; Proprietà; Diritti Umani; Espropriazione; Trattamento giusto ed equo
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