E’ indubbio che la ricchezza d’acqua sia stata uno dei principali, se non il principale, fattore di localizzazione industriale nei secoli dell’età moderna. Una grande disponibilità d’acqua, infatti, significava poter disporre di un’indispensabile fonte di energia con cui poter alimentare le più disparate attività di trasformazione e quindi dare avvio ad imprese manifatturiere. Come dimostrato da numerosi recenti studi condotti negli ultimi trent’anni, è proprio l’ampia disponibilità di risorse idriche ad avere fatto della pedemontana veneta d’età moderna (in particolare dell’alto vicentino e dell’alto trevigiano) una delle aree con maggiore concentrazione di attività manifatturiere delle penisola . Proprio quest’ultimo aspetto poneva delle problematiche nella gestione della preziosa risorsa naturale. Adattare il corso delle acque agli usi industriali determinava la necessità di procedere alla costruzione di sbarramenti o alla deviazione del naturale corso di torrenti e fiumi, con continui e talvolta cospicui prelievi d’acqua. La forte concentrazione di impianti di trasformazione a servizio delle manifatture, quindi, in alcune circoscritte aree della Pedemontana veneta poteva provocare una non rara e comunque non sempre facile coesistenza con lo svolgimento dell’attività agricola e delle funzioni irrigue. Stagionali problemi di siccità o di incontrollabile abbondanza; eccessivo sfruttamente delle acque per le necessità di cartiere, folli, torcitoi da seta, impianti fusori …; inquinamento delle stesse e conseguente impossibilità di utilizzarle per fini agricoli o alimentari. Sono questi alcuni dei temi che, in rapida sintesi, si affronteranno nel presente contributo, con l’utilizzo anche di nuovi ed inediti documenti archivistici di natura notarile e giudiziaria di recente reperimento.

Manifattura vs. agricoltura: la difficile gestione delle acque nella Pedemontana veneta della prima età moderna

DEMO, Edoardo
2013

Abstract

E’ indubbio che la ricchezza d’acqua sia stata uno dei principali, se non il principale, fattore di localizzazione industriale nei secoli dell’età moderna. Una grande disponibilità d’acqua, infatti, significava poter disporre di un’indispensabile fonte di energia con cui poter alimentare le più disparate attività di trasformazione e quindi dare avvio ad imprese manifatturiere. Come dimostrato da numerosi recenti studi condotti negli ultimi trent’anni, è proprio l’ampia disponibilità di risorse idriche ad avere fatto della pedemontana veneta d’età moderna (in particolare dell’alto vicentino e dell’alto trevigiano) una delle aree con maggiore concentrazione di attività manifatturiere delle penisola . Proprio quest’ultimo aspetto poneva delle problematiche nella gestione della preziosa risorsa naturale. Adattare il corso delle acque agli usi industriali determinava la necessità di procedere alla costruzione di sbarramenti o alla deviazione del naturale corso di torrenti e fiumi, con continui e talvolta cospicui prelievi d’acqua. La forte concentrazione di impianti di trasformazione a servizio delle manifatture, quindi, in alcune circoscritte aree della Pedemontana veneta poteva provocare una non rara e comunque non sempre facile coesistenza con lo svolgimento dell’attività agricola e delle funzioni irrigue. Stagionali problemi di siccità o di incontrollabile abbondanza; eccessivo sfruttamente delle acque per le necessità di cartiere, folli, torcitoi da seta, impianti fusori …; inquinamento delle stesse e conseguente impossibilità di utilizzarle per fini agricoli o alimentari. Sono questi alcuni dei temi che, in rapida sintesi, si affronteranno nel presente contributo, con l’utilizzo anche di nuovi ed inediti documenti archivistici di natura notarile e giudiziaria di recente reperimento.
9788815247025
manifattura; agricoltura; Veneto; età moderna
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