Il mio saggio esamina come l'ecocritica sia a tutto diritto una della possibili scuole interpretative critiche della letteratura. Nata come scuola critica negli anni Novanta del 900 è concentrata, al suo apparire, su problematiche ambientali relative soprattutto all’inquinamento del pianeta e ai cambiamenti climatici e volta alla ricerca di una politica della sostenibilità. La scuola si è rapidamente però evoluta a comprendere vasti temi quali: la relazione natura/cultura, umano non umano, letteratura ed ecologia, fino ad arrivare anche ad una forma di bioetica volta alla salvaguardia dei diritti umani, animali e vegetali. L’ecocritica si interessa soprattutto a come questi temi vengono svolti, dibattuti e veicolati all’interno delle opere letterarie. Esamino quindi la nascita di tali studi in Inghilterra che, fin dal loro apparire, con il libro di Jonathan Bate, Romantic Ecology, si concentrano soprattutto sulla poesia della natura, e in particolare sul poeta William Wordsworth. Su proposta di Bate tale scuola riattualizza il discorso di Wordsworth a partire dal suo implicito messaggio ecologista. A partire dalle concettualizzazioni della natura in ambito britannico esamino i grandi cambiamenti climatici e le conseguenti concettualizzazioni del sistema natura che, da un ambiente del tutto negativo nella letteratura antico-anglosassone passa ad essere percepito nel Medioevo, con la diffusione della visione giudaico cristiana, come un sistema unitario, secondo il modello biblico. La ricezione dell’antichità classica nel Rinascimento porterà sì all’enfasi sul nuovo sapere scientifico, ma attraverso il filtro della scolastica passerà anche alla teologia naturale il modello e sistema ordinato di una Natura codex Dei basato sul modello analagico della scala natura. Con la spinta della filosofia baconiana e l’attacco all’innatismo della scuola empirica britannica di Locke e Hume, l’enfasi passerà all’ambiente natura come luogo di fenomeni naturali dalle manifestazioni anche più crudeli che vieppiù diventa difficile contenere in un sistema olistico che solo la Teodicea di Leibniz riesce agevolmente a sostenere e che il neoclassicista Pope ad inizio Settecento sottoscrive. L’enfasi è ormai però volta alla Natura e ai suo vari dati e alle sue varie manifestazioni e alla mente che la recepisce. L’osservazione porta alla Natura diversa dell’isola. La concettualizzazione è ora volta alle caratteristiche di questa specifica Natura nordica, per emanciparsi dalla natura greca e dal suo sistema di bellezza votato all’idea del bello quale esempio di perfezione universale che mal si aggrada al paesaggio britannico. Addison, Hogarth, Gilpin e Burke diventeranno quindi i fautori dell’invenzione del paesaggio nordico e della sua estetica, che culminerà storicamente nel pittoresco, nel sublime paesaggistico, nelle atmosfere di un gotico definito ‘sassone’, concettualizzazioni tutte che costituiranno i caposaldi dell’estetica del paesaggio nordico. Promossi tramite l’enfasi data al democratico viaggio volto alla ricerca del pittoresco – che è paesaggio libero – e che nella sua declinazione del giardino inglese è anche paesaggio politicamente cifrato della monarchia costituzionale – e che è anche viaggio domestico – interno alla nazione e alla ricerca di ideali estetici nordici in pieno contrasto con l’estetica classica e l’aristocratico Grand Tour. È questa un’estetica che anche il romantico Wordsworth con la sua celebrazione della natura britannica contribuirà a veicolare e promuovere. Prendo quindi in esame l’interesse di tale autore per l’ambiente e il paesaggio naturale sottolineando come la sua richiesta di salvaguardia paesaggistico-ambientale abbia promosso l’istituzione di parchi naturali e di leggi e fondazioni a tutela dell’ambiente che ancor oggi sono in essere, quali ad esempio il National Trust. La prima generazione romantica (i poeti laghisti) quindi, testimone della rivoluzione industriale, si fa portavoce oltreché di un’etica verde anche di un’etica dei diritti umani e animali che ci esorta anche alla nostra odierna presa di coscienza della situazione ecologica del nostro kepos nonché dell’oikos la nostra comune casa.

“Nature as 'oikos' and 'kepos': Ecocriticism as a Branch of Bioethics in Romantic Studies”

BEZRUCKA, Yvonne
2013

Abstract

Il mio saggio esamina come l'ecocritica sia a tutto diritto una della possibili scuole interpretative critiche della letteratura. Nata come scuola critica negli anni Novanta del 900 è concentrata, al suo apparire, su problematiche ambientali relative soprattutto all’inquinamento del pianeta e ai cambiamenti climatici e volta alla ricerca di una politica della sostenibilità. La scuola si è rapidamente però evoluta a comprendere vasti temi quali: la relazione natura/cultura, umano non umano, letteratura ed ecologia, fino ad arrivare anche ad una forma di bioetica volta alla salvaguardia dei diritti umani, animali e vegetali. L’ecocritica si interessa soprattutto a come questi temi vengono svolti, dibattuti e veicolati all’interno delle opere letterarie. Esamino quindi la nascita di tali studi in Inghilterra che, fin dal loro apparire, con il libro di Jonathan Bate, Romantic Ecology, si concentrano soprattutto sulla poesia della natura, e in particolare sul poeta William Wordsworth. Su proposta di Bate tale scuola riattualizza il discorso di Wordsworth a partire dal suo implicito messaggio ecologista. A partire dalle concettualizzazioni della natura in ambito britannico esamino i grandi cambiamenti climatici e le conseguenti concettualizzazioni del sistema natura che, da un ambiente del tutto negativo nella letteratura antico-anglosassone passa ad essere percepito nel Medioevo, con la diffusione della visione giudaico cristiana, come un sistema unitario, secondo il modello biblico. La ricezione dell’antichità classica nel Rinascimento porterà sì all’enfasi sul nuovo sapere scientifico, ma attraverso il filtro della scolastica passerà anche alla teologia naturale il modello e sistema ordinato di una Natura codex Dei basato sul modello analagico della scala natura. Con la spinta della filosofia baconiana e l’attacco all’innatismo della scuola empirica britannica di Locke e Hume, l’enfasi passerà all’ambiente natura come luogo di fenomeni naturali dalle manifestazioni anche più crudeli che vieppiù diventa difficile contenere in un sistema olistico che solo la Teodicea di Leibniz riesce agevolmente a sostenere e che il neoclassicista Pope ad inizio Settecento sottoscrive. L’enfasi è ormai però volta alla Natura e ai suo vari dati e alle sue varie manifestazioni e alla mente che la recepisce. L’osservazione porta alla Natura diversa dell’isola. La concettualizzazione è ora volta alle caratteristiche di questa specifica Natura nordica, per emanciparsi dalla natura greca e dal suo sistema di bellezza votato all’idea del bello quale esempio di perfezione universale che mal si aggrada al paesaggio britannico. Addison, Hogarth, Gilpin e Burke diventeranno quindi i fautori dell’invenzione del paesaggio nordico e della sua estetica, che culminerà storicamente nel pittoresco, nel sublime paesaggistico, nelle atmosfere di un gotico definito ‘sassone’, concettualizzazioni tutte che costituiranno i caposaldi dell’estetica del paesaggio nordico. Promossi tramite l’enfasi data al democratico viaggio volto alla ricerca del pittoresco – che è paesaggio libero – e che nella sua declinazione del giardino inglese è anche paesaggio politicamente cifrato della monarchia costituzionale – e che è anche viaggio domestico – interno alla nazione e alla ricerca di ideali estetici nordici in pieno contrasto con l’estetica classica e l’aristocratico Grand Tour. È questa un’estetica che anche il romantico Wordsworth con la sua celebrazione della natura britannica contribuirà a veicolare e promuovere. Prendo quindi in esame l’interesse di tale autore per l’ambiente e il paesaggio naturale sottolineando come la sua richiesta di salvaguardia paesaggistico-ambientale abbia promosso l’istituzione di parchi naturali e di leggi e fondazioni a tutela dell’ambiente che ancor oggi sono in essere, quali ad esempio il National Trust. La prima generazione romantica (i poeti laghisti) quindi, testimone della rivoluzione industriale, si fa portavoce oltreché di un’etica verde anche di un’etica dei diritti umani e animali che ci esorta anche alla nostra odierna presa di coscienza della situazione ecologica del nostro kepos nonché dell’oikos la nostra comune casa.
'Romanticismo'; Wordsworth; Prelude; ecocritica ecocriticism; pittoresco; estetica nordica; gotico; Saxon-gothic; W. Hogarth; animal rights; human animals relationship; Northern aesthetics
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11562/578752
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