La nascita della slavistica italiana nei primi anni Venti del Novecento fu influenzata dalle condizioni geopolitiche dell'Europa centrale e orientale al termine della prima guerra mondiale. La rivoluzione bolscevica, la formazione di numerosi stati slavi dalla disgregazione dell'Impero Austro-ungarico, l'ambizione del governo italiano di acquisire un ruolo di primo piano nell'area danubiana e infine l’annessione all’Italia di zone etnicamente miste dell’ex Impero Asburgico, furono tutti fattori importanti che incoraggiarono l’espandersi degli interessi culturali italiani nell’Europa centro-orientale e favorirono la nascita della slavistica come disciplina accademica. Tra i protagonisti di questo sviluppo, vi furono anche alcuni intellettuali delle zone annesse, che grazie alla loro attività di reale mediazione culturale, favorirono una conoscenza più approfondita delle culture slave in Italia. L’articolo è dedicato ad uno di questi mediatori, Francesco Drenig (Bruno Neri), fotografo e scrittore che operò a Fiume (Rijeka) tra le due guerre. Le sue traduzioni dal croato, serbo, sloveno, russo e ceco, uscirono nella rivista di Ferrara «Poesia ed arte» e in due periodici fiumani, «La Fiumanella» e «Delta». Malgrado abbiano avuto una durata effimera, queste riviste sono particolarmente importanti perché, in primo luogo, hanno ospitato testi dei più noti scrittori italiani e slavi: Saba, Prezzolini, Govoni, Marin, Stuparich, Blok, Majakovskij, Andrić, Krleža e altri; in secondo luogo è proprio la loro esistenza così breve a renderle delle preziose istantanee della vita culturale italiana degli anni Venti.

Una pagina dimenticata della slavistica italiana. Le traduzioni di Francesco Drenig (Bruno Neri)

BOSCHIERO, Manuel
2011

Abstract

La nascita della slavistica italiana nei primi anni Venti del Novecento fu influenzata dalle condizioni geopolitiche dell'Europa centrale e orientale al termine della prima guerra mondiale. La rivoluzione bolscevica, la formazione di numerosi stati slavi dalla disgregazione dell'Impero Austro-ungarico, l'ambizione del governo italiano di acquisire un ruolo di primo piano nell'area danubiana e infine l’annessione all’Italia di zone etnicamente miste dell’ex Impero Asburgico, furono tutti fattori importanti che incoraggiarono l’espandersi degli interessi culturali italiani nell’Europa centro-orientale e favorirono la nascita della slavistica come disciplina accademica. Tra i protagonisti di questo sviluppo, vi furono anche alcuni intellettuali delle zone annesse, che grazie alla loro attività di reale mediazione culturale, favorirono una conoscenza più approfondita delle culture slave in Italia. L’articolo è dedicato ad uno di questi mediatori, Francesco Drenig (Bruno Neri), fotografo e scrittore che operò a Fiume (Rijeka) tra le due guerre. Le sue traduzioni dal croato, serbo, sloveno, russo e ceco, uscirono nella rivista di Ferrara «Poesia ed arte» e in due periodici fiumani, «La Fiumanella» e «Delta». Malgrado abbiano avuto una durata effimera, queste riviste sono particolarmente importanti perché, in primo luogo, hanno ospitato testi dei più noti scrittori italiani e slavi: Saba, Prezzolini, Govoni, Marin, Stuparich, Blok, Majakovskij, Andrić, Krleža e altri; in secondo luogo è proprio la loro esistenza così breve a renderle delle preziose istantanee della vita culturale italiana degli anni Venti.
Slavistica italiana; Fiume; Rijeka; Bruno Neri; Francesco Drenig; La Fiumanella; rivista Delta; rivista Poesia ed arte
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11562/578150
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