Goffredo Parise nasce nel 1929 in una Vicenza bigotta e provinciale. Cresce con la madre, Ida Wanda Bertoli, mai riconosciuto dal padre naturale. Riceverà solo in un secondo momento il cognome dal patrigno, Osvaldo Parise, figura distaccata e austera, ma intensamente amata e rispettata. Diretta conseguenza della sua storia personale è quindi il suo particolare modo di intendere la genitorialità: non più semplice biologia, ma affinità elettiva, simpatia nel senso etimologico del termine. In quest’ottica, sull’intera opera parisiana pesa l’assenza del padre, come anche (forse maggiormente) la presenza soffocante della madre. Dal Ragazzo morto e le comete ai Sillabari, le madri di Parise sono di volta in volta figure affettuose o opprimenti, complici o tiranne. I sentimenti dei figli oscillano tra il timore reverenziale e l’istinto di protezione, tra il senso di colpa e una struggente nostalgia. È soprattutto però in un breve testo incompiuto, Arsenico, che l’autore giunge al cuore del problema, mettendo in luce i nodi insoluti del suo stesso animo e salvando in extremis i valori della vita, della procreazione e del legame indissolubile che unisce una mamma al suo bambino.

La voce del sangue: maternità e paternità mancata nell’opera di Goffredo Parise

Pernigo, Carolina
2013

Abstract

Goffredo Parise nasce nel 1929 in una Vicenza bigotta e provinciale. Cresce con la madre, Ida Wanda Bertoli, mai riconosciuto dal padre naturale. Riceverà solo in un secondo momento il cognome dal patrigno, Osvaldo Parise, figura distaccata e austera, ma intensamente amata e rispettata. Diretta conseguenza della sua storia personale è quindi il suo particolare modo di intendere la genitorialità: non più semplice biologia, ma affinità elettiva, simpatia nel senso etimologico del termine. In quest’ottica, sull’intera opera parisiana pesa l’assenza del padre, come anche (forse maggiormente) la presenza soffocante della madre. Dal Ragazzo morto e le comete ai Sillabari, le madri di Parise sono di volta in volta figure affettuose o opprimenti, complici o tiranne. I sentimenti dei figli oscillano tra il timore reverenziale e l’istinto di protezione, tra il senso di colpa e una struggente nostalgia. È soprattutto però in un breve testo incompiuto, Arsenico, che l’autore giunge al cuore del problema, mettendo in luce i nodi insoluti del suo stesso animo e salvando in extremis i valori della vita, della procreazione e del legame indissolubile che unisce una mamma al suo bambino.
"Goffredo Parise"; Maternità; paternità
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11562/511171
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