Introduzione: La diagnosi differenziale tra lesioni vitali e post-mortali è fondata sull’analisi globale e integrata dei cosiddetti caratteri macroscopici, microscopici, istochimici, biochimici, radioimmunologici e immunoistochimici di vitalità [1]. In presenza di cadaveri in avanzato stato di putrefazione tale diagnosi può apparire difficoltosa a causa delle modificazioni delle strutture cutanee e sottocutanee indotte dai fenomeni cadaverici post-mortali [2]. Il presente studio si propone di studiare l’architettura tissutale di ferite cutanee vitali sottoposte a putrefazione standardizzata, mediante l’applicazione di diverse colorazioni istochimiche. Materiali e metodi: Dieci campioni cutanei di ferite vitali prodotte in limine-vitae (< 1 ora) sono stati suddivisi in cinque frammenti di cm 1 x cm 3. Un frammento è stato fissato immediatamente in formalina al 10%, mentre gli altri quattro sono stati posti in contenitori e lasciati putrefarre all’aria aperta in condizioni ambientali standardizzate rispettivamente per 1, 2, 4 e 8 settimane [3], prima di essere fissati in formalina, inclusi in paraffina e tagliati in sezioni di 5 µm. Successivamente, previa deparaffinazione, le sezioni sono state colorate con Ematossilina-Eosina (E&E), Acido Periodico di Schiff con Diastasi (PAS-D) e senza Diastasi (PAS), Impregnazione Argentica, Van Gieson, Azan-Mallory, Ematossilina Fosfotungstica (PTAH) e Perls. I preparati sono stati osservati con microscopio Leica DM4000B montato con telecamera digitale Leica DFC420. Risultati: In tutte le ferite fissate al momento della morte erano riconoscibili caratteri di vitalità caratterizzati da infiltrazione emorragica dei margini della lesione, frammentazione delle fibre collagene ed edema del sottocute. Dopo una settimana di putrefazione era presente una totale disepitelizzazione, con autolisi delle ghiandole sottocutanee, conservazione del reticolo e modesta infiltrazione emorragica dei margini, maggiormente evidente con la colorazione di Perls. Dopo due settimane si osservava una progressiva disorganizzazione dell’architettura tissutale del sottocute, con impossibilità di riconoscere i caratteri vitali delle lesioni. Conclusioni: Le modificazioni cellulari e strutturali della cute indotte dai fenomeni autolitici e putrefattivi post-mortali rendono difficoltosa la diagnosi istologica tra lesioni intra-vitam e post-mortem dopo due settimane dal decesso. A completamento del presente studio sarà ampliata la casistica analizzando ferite più datate e utilizzando marcatori di vitalità immunoistochimici [4-5] al fine di identificare quelli maggiormente resistenti alla degradazione proteica post-mortale.

Studio istochimico di ferite cutanee putrefatte

Fais, Paolo;
2010

Abstract

Introduzione: La diagnosi differenziale tra lesioni vitali e post-mortali è fondata sull’analisi globale e integrata dei cosiddetti caratteri macroscopici, microscopici, istochimici, biochimici, radioimmunologici e immunoistochimici di vitalità [1]. In presenza di cadaveri in avanzato stato di putrefazione tale diagnosi può apparire difficoltosa a causa delle modificazioni delle strutture cutanee e sottocutanee indotte dai fenomeni cadaverici post-mortali [2]. Il presente studio si propone di studiare l’architettura tissutale di ferite cutanee vitali sottoposte a putrefazione standardizzata, mediante l’applicazione di diverse colorazioni istochimiche. Materiali e metodi: Dieci campioni cutanei di ferite vitali prodotte in limine-vitae (< 1 ora) sono stati suddivisi in cinque frammenti di cm 1 x cm 3. Un frammento è stato fissato immediatamente in formalina al 10%, mentre gli altri quattro sono stati posti in contenitori e lasciati putrefarre all’aria aperta in condizioni ambientali standardizzate rispettivamente per 1, 2, 4 e 8 settimane [3], prima di essere fissati in formalina, inclusi in paraffina e tagliati in sezioni di 5 µm. Successivamente, previa deparaffinazione, le sezioni sono state colorate con Ematossilina-Eosina (E&E), Acido Periodico di Schiff con Diastasi (PAS-D) e senza Diastasi (PAS), Impregnazione Argentica, Van Gieson, Azan-Mallory, Ematossilina Fosfotungstica (PTAH) e Perls. I preparati sono stati osservati con microscopio Leica DM4000B montato con telecamera digitale Leica DFC420. Risultati: In tutte le ferite fissate al momento della morte erano riconoscibili caratteri di vitalità caratterizzati da infiltrazione emorragica dei margini della lesione, frammentazione delle fibre collagene ed edema del sottocute. Dopo una settimana di putrefazione era presente una totale disepitelizzazione, con autolisi delle ghiandole sottocutanee, conservazione del reticolo e modesta infiltrazione emorragica dei margini, maggiormente evidente con la colorazione di Perls. Dopo due settimane si osservava una progressiva disorganizzazione dell’architettura tissutale del sottocute, con impossibilità di riconoscere i caratteri vitali delle lesioni. Conclusioni: Le modificazioni cellulari e strutturali della cute indotte dai fenomeni autolitici e putrefattivi post-mortali rendono difficoltosa la diagnosi istologica tra lesioni intra-vitam e post-mortem dopo due settimane dal decesso. A completamento del presente studio sarà ampliata la casistica analizzando ferite più datate e utilizzando marcatori di vitalità immunoistochimici [4-5] al fine di identificare quelli maggiormente resistenti alla degradazione proteica post-mortale.
Istochimica; autolisi; putrefazione; ferite cutanee
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