Incarnazione simbolica del desiderio irrealizzabile ed irraggiungibile, l’eroina dell’Orlando Furioso è divenuta un mito letterario di indiscusso successo, perfettamente riconoscibile nei suoi tratti caratterizzanti anche nelle metamorfosi e trasformazioni subite dall’età moderna a quella contemporanea. Dal Cinquecento all’Ottocento, infatti, molti autori europei hanno raccolto l’invito di Ludovico Ariosto a proseguire la narrazione delle vicende di Angelica, ma è soprattutto nel Novecento che il personaggio manifesta pienamente il suo potere incantatorio. Il secolo per eccellenza della crisi dei valori e del ruolo dell’eroe costituisce infatti un terreno fertile per lo sviluppo di un’antieroina volitiva e sicura di sé, determinata, sempre sottilmente perversa e perfettamente conscia delle proprie qualità e del modo di sfruttarle per poter raggiungere i propri obiettivi. La natura sfuggente di Angelica rende talvolta impossibile comprovare il rapporto dialettico esistente tra le riscritture novecentesche e il modello cinquecentesco. Autori di indiscussa cultura come Alberto Savinio o i coniugi Golon non possono che contaminare le fonti, attingendo alle tradizioni più svariate (dalla classicità al feuilleton) per costruire la propria protagonista, rendendo così difficile un confronto univoco della loro opera con il poema ferrarese. In tre romanzi del Novecento, invece, l’eroina viene ricreata, inventata nuovamente a partire dal modello, apertamente riconosciuto. L’autore novecentesco, profondo conoscitore del poema cavalleresco di Ludovico Ariosto, diventa a sua volta ideatore e artefice di una nuova Angelica, che si somma con la sua originalità a tutte quelle create precedentemente, senza però confondervisi. Ne Il Gattopardo (1958) di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Angelica è emblema dell’inedita freschezza che perturba e sovverte la quotidianità. Ambiziosa e senza scrupoli, la giovane donna dalla straordinaria bellezza desidera ottenere una posizione sociale di prestigio sposando il nobile anche se povero Tancredi e si serve della propria avvenenza per sedurre lui e conquistare la sua famiglia. Più esplicitamente in dialogo con il Furioso è il romanzo di David Lodge, Small World (1984), in cui Persse – insolito antieroe irlandese – insegue nei labirinti del mondo accademico internazionale la giovane studiosa Angelica Pabst, esperta di poemi cavallereschi, incredibilmente sensuale e perennemente in fuga. Angelica’s Grotto (1999) di Russell Hoban costituisce invece un significativo esempio dell’evoluzione del personaggio ariostesco dall’evanescenza alla corporeità: la protagonista gestisce un sito pornografico e strumentalizza l’attrazione sessuale che il settantaduenne Harold Klein prova nei suoi confronti per assoggettarlo e sottrargli senno, energie e denaro. Si può notare come le riscritture tendano a prendere in considerazione solo la prima parte della narrazione ariostesca, quella in cui emerge la vera essenza del personaggio, volubile e costantemente in fuga. Generalmente trascurata è invece l’involuzione della figura di Angelica che segue al suo incontro con Medoro. Si può leggere in questa cancellazione comune il desiderio degli autori di continuare a vedere l’amore come fuga e perdizione dell’anima, come passione insoddisfatta e per questo continuamente alimentata. L’aspetto più abitudinario e casalingo della vita coniugale, invece, deve essere accuratamente celato allo sguardo. In tutti i romanzi, peraltro, Angelica viene presentata come una figura anticonvenzionale, destinata a imporre la propria personalità sull’ambiente circostante. E in questo, soprattutto, viene rispettata la volontà di Ariosto, che aveva fatto della sua eroina un elemento perturbante e conturbante, motore involontario ma essenziale del suo grande poema.

Angeliche: riscritture novecentesche del personaggio ariostesco

Pernigo, Carolina
2010

Abstract

Incarnazione simbolica del desiderio irrealizzabile ed irraggiungibile, l’eroina dell’Orlando Furioso è divenuta un mito letterario di indiscusso successo, perfettamente riconoscibile nei suoi tratti caratterizzanti anche nelle metamorfosi e trasformazioni subite dall’età moderna a quella contemporanea. Dal Cinquecento all’Ottocento, infatti, molti autori europei hanno raccolto l’invito di Ludovico Ariosto a proseguire la narrazione delle vicende di Angelica, ma è soprattutto nel Novecento che il personaggio manifesta pienamente il suo potere incantatorio. Il secolo per eccellenza della crisi dei valori e del ruolo dell’eroe costituisce infatti un terreno fertile per lo sviluppo di un’antieroina volitiva e sicura di sé, determinata, sempre sottilmente perversa e perfettamente conscia delle proprie qualità e del modo di sfruttarle per poter raggiungere i propri obiettivi. La natura sfuggente di Angelica rende talvolta impossibile comprovare il rapporto dialettico esistente tra le riscritture novecentesche e il modello cinquecentesco. Autori di indiscussa cultura come Alberto Savinio o i coniugi Golon non possono che contaminare le fonti, attingendo alle tradizioni più svariate (dalla classicità al feuilleton) per costruire la propria protagonista, rendendo così difficile un confronto univoco della loro opera con il poema ferrarese. In tre romanzi del Novecento, invece, l’eroina viene ricreata, inventata nuovamente a partire dal modello, apertamente riconosciuto. L’autore novecentesco, profondo conoscitore del poema cavalleresco di Ludovico Ariosto, diventa a sua volta ideatore e artefice di una nuova Angelica, che si somma con la sua originalità a tutte quelle create precedentemente, senza però confondervisi. Ne Il Gattopardo (1958) di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Angelica è emblema dell’inedita freschezza che perturba e sovverte la quotidianità. Ambiziosa e senza scrupoli, la giovane donna dalla straordinaria bellezza desidera ottenere una posizione sociale di prestigio sposando il nobile anche se povero Tancredi e si serve della propria avvenenza per sedurre lui e conquistare la sua famiglia. Più esplicitamente in dialogo con il Furioso è il romanzo di David Lodge, Small World (1984), in cui Persse – insolito antieroe irlandese – insegue nei labirinti del mondo accademico internazionale la giovane studiosa Angelica Pabst, esperta di poemi cavallereschi, incredibilmente sensuale e perennemente in fuga. Angelica’s Grotto (1999) di Russell Hoban costituisce invece un significativo esempio dell’evoluzione del personaggio ariostesco dall’evanescenza alla corporeità: la protagonista gestisce un sito pornografico e strumentalizza l’attrazione sessuale che il settantaduenne Harold Klein prova nei suoi confronti per assoggettarlo e sottrargli senno, energie e denaro. Si può notare come le riscritture tendano a prendere in considerazione solo la prima parte della narrazione ariostesca, quella in cui emerge la vera essenza del personaggio, volubile e costantemente in fuga. Generalmente trascurata è invece l’involuzione della figura di Angelica che segue al suo incontro con Medoro. Si può leggere in questa cancellazione comune il desiderio degli autori di continuare a vedere l’amore come fuga e perdizione dell’anima, come passione insoddisfatta e per questo continuamente alimentata. L’aspetto più abitudinario e casalingo della vita coniugale, invece, deve essere accuratamente celato allo sguardo. In tutti i romanzi, peraltro, Angelica viene presentata come una figura anticonvenzionale, destinata a imporre la propria personalità sull’ambiente circostante. E in questo, soprattutto, viene rispettata la volontà di Ariosto, che aveva fatto della sua eroina un elemento perturbante e conturbante, motore involontario ma essenziale del suo grande poema.
Angelica; riscritture; comparazione
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11562/503950
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