The essay investigates the repercussions of mid-eighth-century reforms on the urban clergy of northern Italy. A detailed study reveals that a hitherto unknown reform project was undertaken in Lucca. The evidence comes from the analysis of numerous surviving manuscripts: these yielded some interesting findings that, after an introduction to the state of the field, are discussed in the central part of the article. The final part contains a brief reflection on some canonical collections that allows us to draw out some connections between western Tuscany and Verona and the Po Valley, thus indicating greater concerns with the state of the urban clergy in the Lombard kingdom than was hitherto thought.

L’articolo riesamina le riforme del clero urbano nell’Italia settentrionale dell’VIII secolo, concentrandosi sulla comunità ecclesiastica legata alla domus ecclesiae di Lucca. Attraverso l’analisi di numerose carte lucchesi, ricostruisce un’organizzazione gerarchica di chierici, diaconi e presbiteri, guidata in origine da un arciprete e da un arcidiacono. Dalla metà del secolo compaiono anche i suddiaconi, ai quali vengono affidati compiti documentari e incarichi di fiducia. Tra il 760 e il 785, tuttavia, le fonti non attestano la nomina di arcipreti o arcidiaconi, una discontinuità che l’autore considera significativa. Durante l’episcopato di Peredeo, alcune funzioni dei vertici ecclesiastici sembrano essere state affidate a collaboratori scelti direttamente dal vescovo, tra cui il suddiacono Osprando. La documentazione segnala inoltre una scola presso la chiesa episcopale, indizio di un’associazione organizzata di ecclesiastici, ma non prova dell’adozione di una regola o della vita comune. Le cariche di arciprete e arcidiacono ricompaiono regolarmente tra il 782 e il 785, in un contesto di riorganizzazione della gerarchia clericale. L’esame del manoscritto lucchese 490 e delle raccolte canoniche attesta l’interesse locale per norme e modelli ecclesiastici, anche non esclusivamente romani. I confronti con Pisa e Verona suggeriscono che preoccupazioni analoghe circolassero in diverse sedi del regno longobardo e che vi fossero scambi di testi e influenze. Il caso lucchese mostra quindi che nel regno longobardo si sperimentarono iniziative di riforma del clero urbano, pur senza poter dimostrare l’esistenza di un progetto formalizzato o di una vita canonica comune.

Before the canon houses. A reform at the Domus episcopi of Lucca in the Lombard period

STOFFELLA, MARCO
Writing – Original Draft Preparation
2023-01-01

Abstract

The essay investigates the repercussions of mid-eighth-century reforms on the urban clergy of northern Italy. A detailed study reveals that a hitherto unknown reform project was undertaken in Lucca. The evidence comes from the analysis of numerous surviving manuscripts: these yielded some interesting findings that, after an introduction to the state of the field, are discussed in the central part of the article. The final part contains a brief reflection on some canonical collections that allows us to draw out some connections between western Tuscany and Verona and the Po Valley, thus indicating greater concerns with the state of the urban clergy in the Lombard kingdom than was hitherto thought.
2023
Canon houses, reform, Lombards, Lucca, Tuscany, Verona, Pisa, Chrodegang, Peredeo, Papacy, Rome
Lucca; clero urbano; regno longobardo; domus ecclesiae; Peredeo; suddiaconi; gerarchia ecclesiastica; riforma clericale; raccolte canoniche; Verona
L’articolo riesamina le riforme del clero urbano nell’Italia settentrionale dell’VIII secolo, concentrandosi sulla comunità ecclesiastica legata alla domus ecclesiae di Lucca. Attraverso l’analisi di numerose carte lucchesi, ricostruisce un’organizzazione gerarchica di chierici, diaconi e presbiteri, guidata in origine da un arciprete e da un arcidiacono. Dalla metà del secolo compaiono anche i suddiaconi, ai quali vengono affidati compiti documentari e incarichi di fiducia. Tra il 760 e il 785, tuttavia, le fonti non attestano la nomina di arcipreti o arcidiaconi, una discontinuità che l’autore considera significativa. Durante l’episcopato di Peredeo, alcune funzioni dei vertici ecclesiastici sembrano essere state affidate a collaboratori scelti direttamente dal vescovo, tra cui il suddiacono Osprando. La documentazione segnala inoltre una scola presso la chiesa episcopale, indizio di un’associazione organizzata di ecclesiastici, ma non prova dell’adozione di una regola o della vita comune. Le cariche di arciprete e arcidiacono ricompaiono regolarmente tra il 782 e il 785, in un contesto di riorganizzazione della gerarchia clericale. L’esame del manoscritto lucchese 490 e delle raccolte canoniche attesta l’interesse locale per norme e modelli ecclesiastici, anche non esclusivamente romani. I confronti con Pisa e Verona suggeriscono che preoccupazioni analoghe circolassero in diverse sedi del regno longobardo e che vi fossero scambi di testi e influenze. Il caso lucchese mostra quindi che nel regno longobardo si sperimentarono iniziative di riforma del clero urbano, pur senza poter dimostrare l’esistenza di un progetto formalizzato o di una vita canonica comune.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11562/455542
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