Il saggio si propone di sondare l’immagine della casa che crolla nella produzione drammatica del V secolo a.C. In alcuni casi si può supporre un terremoto o un crollo sulla scena, ma si dovrà concludere che non siamo in grado di dire se la verbalizzazione del crollo fosse accompagnata dall’effettivo sommovimento di elementi della scenografia o tutto venisse affidato alla forza evocativa delle parole. La metafora della casa che crolla, immagine di sentimenti, relazioni e ricchezze familiari in rovina, attraversa a partire da Omero la produzione letteraria greca: l’oikos e i suoi equivalenti (l’insieme dei beni, ma anche lo spazio che li contiene) nella tragedia – Persiani e Orestea, ma non solo – arrivano ad assumere il ruolo di un vero e proprio fulcro portante che, quando vacilla, rischia di trascinare con sé un intero universo. Tale metafora risulta peraltro operativa anche là dove (come nei Persiani di Timoteo) l’immagine sembra essere una pura e innocua ripresa intertestuale da Eschilo. *** This paper aims to explore the image of the collapsing house in the tragic production of the fifth century BC. In some cases we can assume that an earthquake or a collapse was visible on stage, but one must conclude that we are unable to say whether the verbalization of the collapse was either accompanied by a real upheaval and a genuine disruption of some stage settings or simply described by the evocative power of the actor’s and chorus’s words. The metaphor of the collapsing house represents the image of ruined feelings and becomes the mirror of destroyed familial relationships and wealth. This figure goes across the Greek literary production since Homer: the oikos and its equivalents (the set of goods, but also the space that contains them) in the Aeschylean tragedy (and elsewhere) come to assume the role of a real fulcrum which, when it is under threat, is likely to drag with it the whole social and familial universe which it subsumes. This metaphor is also operative where, in Timotheus’ Persae, it seems that we are dealing with a simple and not allusive quotation from an Aeschylean passage.

La casa che crolla: considerazioni su una metafora tragica

RODIGHIERO, Andrea
2013

Abstract

Il saggio si propone di sondare l’immagine della casa che crolla nella produzione drammatica del V secolo a.C. In alcuni casi si può supporre un terremoto o un crollo sulla scena, ma si dovrà concludere che non siamo in grado di dire se la verbalizzazione del crollo fosse accompagnata dall’effettivo sommovimento di elementi della scenografia o tutto venisse affidato alla forza evocativa delle parole. La metafora della casa che crolla, immagine di sentimenti, relazioni e ricchezze familiari in rovina, attraversa a partire da Omero la produzione letteraria greca: l’oikos e i suoi equivalenti (l’insieme dei beni, ma anche lo spazio che li contiene) nella tragedia – Persiani e Orestea, ma non solo – arrivano ad assumere il ruolo di un vero e proprio fulcro portante che, quando vacilla, rischia di trascinare con sé un intero universo. Tale metafora risulta peraltro operativa anche là dove (come nei Persiani di Timoteo) l’immagine sembra essere una pura e innocua ripresa intertestuale da Eschilo. *** This paper aims to explore the image of the collapsing house in the tragic production of the fifth century BC. In some cases we can assume that an earthquake or a collapse was visible on stage, but one must conclude that we are unable to say whether the verbalization of the collapse was either accompanied by a real upheaval and a genuine disruption of some stage settings or simply described by the evocative power of the actor’s and chorus’s words. The metaphor of the collapsing house represents the image of ruined feelings and becomes the mirror of destroyed familial relationships and wealth. This figure goes across the Greek literary production since Homer: the oikos and its equivalents (the set of goods, but also the space that contains them) in the Aeschylean tragedy (and elsewhere) come to assume the role of a real fulcrum which, when it is under threat, is likely to drag with it the whole social and familial universe which it subsumes. This metaphor is also operative where, in Timotheus’ Persae, it seems that we are dealing with a simple and not allusive quotation from an Aeschylean passage.
Tragedia greca; oikos; metafora
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11562/435206
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