“L’invenzione del paesaggio nordico tra Settecento e Ottocento” esamina l’operazione ideologico-culturale che ha luogo nel Settecento e che culmina nella creazione di un’estetica propriamente inglese, nonché nordica in senso lato. Avvalorando le proprie prerogative interne e attraverso la geniale creazione di uno stilema interpretativo nuovo – il pittoresco – gli intellettuali inglesi procedono ad una vera e propria ‘invenzione’ di un’estetica nordica, che autorizzerà, da un punto di vista teorico, l’affrancamento dell’Inghilterra dall’estetica greco-romana e dal suo giogo classicista. L’amore per la natura ‘nordica’ e il conseguente fiorire dei Domestic Tours – o Picturesque Travels, à la Gilpin – in contrapposizione all’imperante Grand Tour continentale – nobiliterà ideologicamente l’Inghilterra quale paese dall’identità unica e peculiare e degno di una sua propria estetica. Tali viaggi autorizzeranno la ricezione positiva della barrenness del Nord, cioè dell’asprezza di un mondo desolato e crudo, poco favorevole all’uomo, in contrapposizione all’armonica solarità del Sud. Tutti questi elementi passeranno, di lì a poco, nella teorizzazione del sublime burkiano che, a sua volta, aprirà alla ricezione positiva della non catartica disarmonia, del bello ‘particolare’, e del ‘sentimentale’ taste, il gusto del tutto soggettivo. La natura Nordica si farà poi coincidere con la libertà politica espressa dalla mixed constitution, la monarchia costituzionale, che verrà cifrata, attraverso una vera e propria landscape politics, nell’iconografia semiologica delle planimetrie del giardino inglese contrapposte alla rigida formalità del giardino francese. A conferma della distinta identità della nazione si procederà ad una mitizzazione delle origini celtiche dell’isola e alla valorizzazione di modelli artistici autoctoni, tramite la creazione di un ‘canone’ indigeno sorretto da un ripescaggio archeologico di autori o ‘nativi’ e dimenticati (Chaucer, Spenser, Milton, Shakespeare) o creati tout-court (Ossian). Fondamentale a tal fine sarà la rivalutazione del gotico britannico, definito Saxon-gothic, che, attraverso un falso storico, sarà interpretato come stile nordico e non francese. Sono queste operazioni culturali che provano come la storia letteraria del Settecento partecipi alla creazione ideologico-culturale e alla propagazione di un’idea di nazione dall’identità unica e peculiare – creata cioè come fosse essenzialisticamente ‘nordica’ – che favorirà, da una parte, lo sbocco imperialista dell’Ottocento e che, dall’altra, con la difesa del particolarismo estetico, dichiarato in modo inequivocabile dal teorico della caricatura Francis Grose (1788), sfocerà nella ricezione personale, sentimentale e finanche idealistica, dell’io romantico.

L’invenzione del paesaggio nordico tra Settecento e Ottocento

BEZRUCKA, Yvonne
2012

Abstract

“L’invenzione del paesaggio nordico tra Settecento e Ottocento” esamina l’operazione ideologico-culturale che ha luogo nel Settecento e che culmina nella creazione di un’estetica propriamente inglese, nonché nordica in senso lato. Avvalorando le proprie prerogative interne e attraverso la geniale creazione di uno stilema interpretativo nuovo – il pittoresco – gli intellettuali inglesi procedono ad una vera e propria ‘invenzione’ di un’estetica nordica, che autorizzerà, da un punto di vista teorico, l’affrancamento dell’Inghilterra dall’estetica greco-romana e dal suo giogo classicista. L’amore per la natura ‘nordica’ e il conseguente fiorire dei Domestic Tours – o Picturesque Travels, à la Gilpin – in contrapposizione all’imperante Grand Tour continentale – nobiliterà ideologicamente l’Inghilterra quale paese dall’identità unica e peculiare e degno di una sua propria estetica. Tali viaggi autorizzeranno la ricezione positiva della barrenness del Nord, cioè dell’asprezza di un mondo desolato e crudo, poco favorevole all’uomo, in contrapposizione all’armonica solarità del Sud. Tutti questi elementi passeranno, di lì a poco, nella teorizzazione del sublime burkiano che, a sua volta, aprirà alla ricezione positiva della non catartica disarmonia, del bello ‘particolare’, e del ‘sentimentale’ taste, il gusto del tutto soggettivo. La natura Nordica si farà poi coincidere con la libertà politica espressa dalla mixed constitution, la monarchia costituzionale, che verrà cifrata, attraverso una vera e propria landscape politics, nell’iconografia semiologica delle planimetrie del giardino inglese contrapposte alla rigida formalità del giardino francese. A conferma della distinta identità della nazione si procederà ad una mitizzazione delle origini celtiche dell’isola e alla valorizzazione di modelli artistici autoctoni, tramite la creazione di un ‘canone’ indigeno sorretto da un ripescaggio archeologico di autori o ‘nativi’ e dimenticati (Chaucer, Spenser, Milton, Shakespeare) o creati tout-court (Ossian). Fondamentale a tal fine sarà la rivalutazione del gotico britannico, definito Saxon-gothic, che, attraverso un falso storico, sarà interpretato come stile nordico e non francese. Sono queste operazioni culturali che provano come la storia letteraria del Settecento partecipi alla creazione ideologico-culturale e alla propagazione di un’idea di nazione dall’identità unica e peculiare – creata cioè come fosse essenzialisticamente ‘nordica’ – che favorirà, da una parte, lo sbocco imperialista dell’Ottocento e che, dall’altra, con la difesa del particolarismo estetico, dichiarato in modo inequivocabile dal teorico della caricatura Francis Grose (1788), sfocerà nella ricezione personale, sentimentale e finanche idealistica, dell’io romantico.
pittoresco; estetica; giardino inglese; romanticismo; Warton; Gilpin; estetica del giardino; Wordsworth; Coleridge; Saxon-gothic; stile nordico; stile francese; stile inglese; fratelli Warton; Francis Grose; essenzialismo; identità; bellezza particolare; particolarismo estetico
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11562/434770
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