Il problema dell'equità, della giustizia, e del suo ruolo è il catalizzatore della trama di questo play che permette l’analisi di uno dei temi privilegiati del macrotesto shakespeariano, vale a dire, l’esame e la gestione della regalità (kingship) e del potere e dell’autorità connessa a questa e esercitata in suo nome. La fenomenologia che il potere esercita, è qui ‘misurata’ sue due distinte figure: il simbolico re, rappresentante del suo popolo, e il legislatore, Angelo, a cui il Duca – considerato troppo duttile nei confronti della libera sessualità esercitata nel suo regno – delega il suo potere. Il play presenta quindi una lettura quasi psicologica ante-litteram degli effetti che il potere esercita sulle persone che lo detengono. Questo fulcro permetterà a Shakespeare di indagare la degenerazione in hybris e autoritarismo, in sé e per sé, che il legislatore eserciterà, attraverso il travisamento della legge per via di una lettura discutibile, ma retoricamente e quindi eristicamente valida. Castigata sarà nel play proprio la mancanza di misura nell’esercizio dell’autorità. Measure for Measure tratterà in modo sobrio, senza drammi e in stile quasi defilato, dello scottante tema dell’esercizio assolutistico del potere, giustificato spesso in nome della res publica e della polis con una presunta finalità di buon governo. È questo un tema centrale dell’epoca, vista l’educazione dei legislatori ad un uso eristico, cioè convincente, più che etico della legge che Shakespeare evidenzia e critica. Nel play appare quindi quella confusione sociale e storica, del periodo della Riforma. È in questo momento che si comincia a discutere e distinguere tra una mera e dogmatica accettazione della parola del Libro, sia Bibbia sia Legge, e della sua interpretazione. Tale assunto è ribadito attraverso l'argomento della sessualità e del desiderio, le sfere del corpo privato, che sono sinonimi di autonomia e di free will e quindi anche di utopici cambiamenti. La sessualità, Shakespeare afferma, va lasciata alla libertà di ognuno, e critica quindi potere e religione che uniti stabiliranno norme e leggi, accettate interiormente come peccato e colpa. Liceità, autorità e autorevolezza sono quindi indagate in 'Measure for Measure' sottoponendo ad esame il simbolo primo del potere: il Duca/Re, quale capo gerarchico che preferisce tollerare il desiderio, rispetto al legislatore corrotto, che lo vuole punire negli altri, ma non in sé. Il potere, incarnato anche nella sua minacciosa declinazione in pena, non viene quindi esercitato dall’onesto e riformato Duca, che preferisce non punire con la morte il legislatore corrotto, costringendolo ‘soltanto’ a vivere con chi non desidera.

Forme del potere in 'Measure for Measure'. Corpo pubblico/corpo privato: autorità /libertà e desiderio.

BEZRUCKA, Yvonne
2010

Abstract

Il problema dell'equità, della giustizia, e del suo ruolo è il catalizzatore della trama di questo play che permette l’analisi di uno dei temi privilegiati del macrotesto shakespeariano, vale a dire, l’esame e la gestione della regalità (kingship) e del potere e dell’autorità connessa a questa e esercitata in suo nome. La fenomenologia che il potere esercita, è qui ‘misurata’ sue due distinte figure: il simbolico re, rappresentante del suo popolo, e il legislatore, Angelo, a cui il Duca – considerato troppo duttile nei confronti della libera sessualità esercitata nel suo regno – delega il suo potere. Il play presenta quindi una lettura quasi psicologica ante-litteram degli effetti che il potere esercita sulle persone che lo detengono. Questo fulcro permetterà a Shakespeare di indagare la degenerazione in hybris e autoritarismo, in sé e per sé, che il legislatore eserciterà, attraverso il travisamento della legge per via di una lettura discutibile, ma retoricamente e quindi eristicamente valida. Castigata sarà nel play proprio la mancanza di misura nell’esercizio dell’autorità. Measure for Measure tratterà in modo sobrio, senza drammi e in stile quasi defilato, dello scottante tema dell’esercizio assolutistico del potere, giustificato spesso in nome della res publica e della polis con una presunta finalità di buon governo. È questo un tema centrale dell’epoca, vista l’educazione dei legislatori ad un uso eristico, cioè convincente, più che etico della legge che Shakespeare evidenzia e critica. Nel play appare quindi quella confusione sociale e storica, del periodo della Riforma. È in questo momento che si comincia a discutere e distinguere tra una mera e dogmatica accettazione della parola del Libro, sia Bibbia sia Legge, e della sua interpretazione. Tale assunto è ribadito attraverso l'argomento della sessualità e del desiderio, le sfere del corpo privato, che sono sinonimi di autonomia e di free will e quindi anche di utopici cambiamenti. La sessualità, Shakespeare afferma, va lasciata alla libertà di ognuno, e critica quindi potere e religione che uniti stabiliranno norme e leggi, accettate interiormente come peccato e colpa. Liceità, autorità e autorevolezza sono quindi indagate in 'Measure for Measure' sottoponendo ad esame il simbolo primo del potere: il Duca/Re, quale capo gerarchico che preferisce tollerare il desiderio, rispetto al legislatore corrotto, che lo vuole punire negli altri, ma non in sé. Il potere, incarnato anche nella sua minacciosa declinazione in pena, non viene quindi esercitato dall’onesto e riformato Duca, che preferisce non punire con la morte il legislatore corrotto, costringendolo ‘soltanto’ a vivere con chi non desidera.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11562/433610
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