«La pittura non è un hobby, ma il mestiere; hobby per me è scrivere. Ma dipingere e scrivere per me sono in fondo la stessa cosa. Che dipinga o che scriva, io perseguo il medesimo scopo, che è quello di raccontare storie». A partire da questa lucida autoanalisi il presente contributo cerca di far luce sulla pluralità dei mezzi espressivi presenti nell’opera di Dino Buzzati, e in particolare sullo stretto e profondo intreccio tra la dimensione testuale e quella visuale. Con riferimento all’attività di pittore, che si dipana lungo l’intera vita accompagnando quella di giornalista e narratore, si cerca di evidenziare l’influsso esercitato dalle arti visive e dal linguaggio iconico sulle strutture della narrativa buzzatiana dalle opere giovanili fino a quelle della maturità artistica. Particolare importanza assumono in questa analisi due opere (La famosa invasione degli orsi in Sicilia del 1945 e Poema a fumetti del 1969) in cui l’intreccio testo-immagine assume un’urgenza speciale e una funzionalizzazione particolare. Qui i disegni accompagnano direttamente le parole ma non al banale scopo di illustrare i contenuti; servono piuttosto a fornire un’interpretazione, una chiave di comprensione. Anche nelle pagine dei racconti e dei romanzi più celebri come Il deserto dei tartari, dove la scrittura non è integrata con disegni d’autore, si percepisce l’influenza del punto di vista pittorico. È attraverso questa particolare prospettiva che Buzzati riesce a toccare i punti più sensibili e dolenti della realtà contemporanea, attivando una forma di immaginazione che gli consente di trasformare i suoi personaggi e le sue situazioni in archetipi senza tempo. Inoltre l’interazione parola scritta e immagine è probabilmente alla base di quella dimensione onirico-fiabesca che la critica riconosce come cifra stilistica propria dello scrittore.

L’universo narrativo-visuale di Dino Buzzati

UGOLINI, Gherardo
2010

Abstract

«La pittura non è un hobby, ma il mestiere; hobby per me è scrivere. Ma dipingere e scrivere per me sono in fondo la stessa cosa. Che dipinga o che scriva, io perseguo il medesimo scopo, che è quello di raccontare storie». A partire da questa lucida autoanalisi il presente contributo cerca di far luce sulla pluralità dei mezzi espressivi presenti nell’opera di Dino Buzzati, e in particolare sullo stretto e profondo intreccio tra la dimensione testuale e quella visuale. Con riferimento all’attività di pittore, che si dipana lungo l’intera vita accompagnando quella di giornalista e narratore, si cerca di evidenziare l’influsso esercitato dalle arti visive e dal linguaggio iconico sulle strutture della narrativa buzzatiana dalle opere giovanili fino a quelle della maturità artistica. Particolare importanza assumono in questa analisi due opere (La famosa invasione degli orsi in Sicilia del 1945 e Poema a fumetti del 1969) in cui l’intreccio testo-immagine assume un’urgenza speciale e una funzionalizzazione particolare. Qui i disegni accompagnano direttamente le parole ma non al banale scopo di illustrare i contenuti; servono piuttosto a fornire un’interpretazione, una chiave di comprensione. Anche nelle pagine dei racconti e dei romanzi più celebri come Il deserto dei tartari, dove la scrittura non è integrata con disegni d’autore, si percepisce l’influenza del punto di vista pittorico. È attraverso questa particolare prospettiva che Buzzati riesce a toccare i punti più sensibili e dolenti della realtà contemporanea, attivando una forma di immaginazione che gli consente di trasformare i suoi personaggi e le sue situazioni in archetipi senza tempo. Inoltre l’interazione parola scritta e immagine è probabilmente alla base di quella dimensione onirico-fiabesca che la critica riconosce come cifra stilistica propria dello scrittore.
Buzzati; immagine; scrittura
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