La tradizione di studi bruniani in Italia è formidabile. Cresciuta nei secoli, decennio dopo decennio, è più che mai viva, a Roma: città simbolo del destino del Nolano Giordano Bruno, che amava comunque sottolineare che “al vero filosofo ogni terreno è patria”. La città in cui furono disperse al vento le sue ceneri è diventata punto di riferimento delle ricerche sulla sua opera grazie a Germana Ernst, ordinaria di Storia della filosofia del Rinascimento a Roma Tre, e a Eugenio Canone, dirigente di ricerca all’Istituto per il Lessico Intellettuale Europeo del CNR, i due direttori della rivista semestrale internazionale “Bruniana & Campanelliana”, giunta ora alla sua diciottesima annualità. Come scrisse Eugenio Garin in apertura del primo volume: “L’indagine su Bruno e Campanella, il ripensamento della loro vicenda, significa apertura in ogni direzione, al di là di confini svuotati di senso, in un affascinante viaggio di scoperta”. Ed è stato un autentico viaggio di scoperta quello che si è realizzato fino a oggi, una sinergia tra l’università e il più grande ente pubblico di ricerca che ha fatto perno su impegno e confronto, su creatività e innovazione, sulla passione vera nella ricerca, come dimostrano le migliaia di pagine pubblicate, con diversi inediti e con contributi, nelle varie lingue europee, dei maggiori studiosi della cultura filosofica del Rinascimento e della prima età moderna. Creatività per via del formato a tutto tondo dato agli studi su Bruno e Campanella, due filosofi accomunati dalla vicinanza tematica, cronologica e geografica come pochi altri, che agli articoli selezionati con rigore da un comitato scientifico (il più autorevole si possa pensare) affianca, nella sezione “Materiali”, vere e proprie monografie su aspetti storico-testuali dei due filosofi, assieme ai Supplementi di “Bruniana & Campanelliana” divisi in sezioni su Testi, Studi e Materiali (il vol. 23, appena uscito, è dedicato all’emblematica nella prima età moderna) e allo splendido duplice lessico d’autore che si viene costruendo nell’Enciclopedia bruniana e campanelliana, della quale siamo in attesa del terzo volume. Innovazione, inoltre, perché i testi di Bruno e Campanella in luoghi e tempi precisi, così che la nuova frontiera delle smart cities saprà collocare i testi e gli studi nello spazio geocronoreferenziato della nuova rete di testi a servizio del cittadino europeo. Il corposo primo fascicolo del 2012 si apre con cinque saggi di Peter Mack, Guido Giglioni, Sherry Roush, Jean-Paul De Lucca e Germana Ernst su Campanella and the Arts of Writing, che danno una ricostruzione che mi sembra possa dirsi quasi definitiva di ciò che lo Stilese faceva e pensava di grammatica, dialettica, retorica, poesia e storiografia. Seguono studi, documenti inediti, schede, cronache e altro ancora, in una polifonia di contributi che fa della rivista uno strumento prezioso e uno specchio dell’odierna ricerca internazionale sulle filosofie del Rinascimento. Una rivista di eccellenza, dunque, con tutti i crismi: indicizzazione ISI, comitato scientifico internazionale, doppia blind-review, abstracts, multilingue, presenze nelle biblioteche nazionali e universitarie di tutto il mondo. Eppure, nel documento di lavoro del GEV11 del 29 febbraio 2012, “Bruniana & Campanelliana” si trova in fascia B per M-Fil/06. Peraltro in buona compagnia, se solo si pensa che “Isis”, una delle più importanti riviste del mondo, fondata nel 1912 da George Sarton, si trova anch’essa in fascia B per M-Fil/08 (Storia della filosofia medievale), pur essendo poi in A per M-Sto/04 (Storia della scienza). Un gioco sulle fasce degno di misters e calciatori. Giordano Bruno guarda accigliato i rifiuti che circondano il piedistallo della sua statua a Campo de’ Fiori quando, verso le sei di sera, viene smantellato il mercatino giornaliero, in attesa che con arrogante anarchia arrivino a notte fonda i sacchi dei numerosi ristoranti, bistrot e bar della piazza, per tacere dell’infamante camion-bar parcheggiato a pochi metri. Eppure fu proprio lì che venne arso vivo uno dei maggiori filosofi del Rinascimento, destinato da Dio stesso, sono le sue parole, a essere “ministro non mediocre e non volgare di un secolo migliore”. Fin troppo facile affermare che il GEV11 ha avuto torto marcio. Come sono possibili assurdità simili? Nel citato documento di lavoro si legge che i materiali per la “classificazione delle riviste scientifiche” sono stati approvati dal Consiglio Direttivo, consultate le singole comunità scientifiche. Il problema è proprio questo. Sventata fu la decisione del ministro Gelmini di affidare la classificazione alle consulte e alle società di ciascun settore scientifico-disciplinare. Più che un movimento bottom-up si è trattato di una rivolta vandeana, volta a imporre con le forche lodi e biasimi che di oggettivo non hanno nulla e che del resto appaiono completamente superati, visto che persino lo European Reference Index for the Humanities della European Science Foundation nel 2010 ha abolito una volta per tutte la classificazione in fasce, limitandosi a stabilire criteri del tutto neutri di ammissibilità. Colpisce l’incoerenza tra i criteri applicati oggi dal GEV11 (una “prima sperimentazione”?), che si riflettono negli attuali elenchi delle riviste distinte in A e B, e i criteri più stringenti (e giusti) che si dovranno invece applicare in futuro per la valutazione delle stesse riviste. Suvvia, perché non applicarli da subito, siffatti criteri più stringenti? La risposta è nel paragrafo 6 del documento di lavoro (Revisione periodica e suoi criteri): “La prossima revisione sarà particolarmente importante. Si potranno allora utilizzare criteri oggettivi che non era possibile applicare retrospettivamente in modo meccanico (sta qui la ragione dell’ampio ricorso fatto in questi elenchi alla reputazione così come giudicata dalla comunità scientifica)”. Diamo allora un’occhiata ai “criteri oggettivi” (tra questi: presenza in banche dati internazionali; utilizzo di una peer review ben organizzata; pubblicazione nelle principali lingue di cultura, oltre l’italiano; regolarità e puntualità di pubblicazione; presenza di un buon sito internet, ecc.) e chiediamoci: quante delle riviste inserite oggi in fascia A rispettano effettivamente tali criteri?

In che fascia gioca Bruno?

POZZO, Riccardo
2012

Abstract

La tradizione di studi bruniani in Italia è formidabile. Cresciuta nei secoli, decennio dopo decennio, è più che mai viva, a Roma: città simbolo del destino del Nolano Giordano Bruno, che amava comunque sottolineare che “al vero filosofo ogni terreno è patria”. La città in cui furono disperse al vento le sue ceneri è diventata punto di riferimento delle ricerche sulla sua opera grazie a Germana Ernst, ordinaria di Storia della filosofia del Rinascimento a Roma Tre, e a Eugenio Canone, dirigente di ricerca all’Istituto per il Lessico Intellettuale Europeo del CNR, i due direttori della rivista semestrale internazionale “Bruniana & Campanelliana”, giunta ora alla sua diciottesima annualità. Come scrisse Eugenio Garin in apertura del primo volume: “L’indagine su Bruno e Campanella, il ripensamento della loro vicenda, significa apertura in ogni direzione, al di là di confini svuotati di senso, in un affascinante viaggio di scoperta”. Ed è stato un autentico viaggio di scoperta quello che si è realizzato fino a oggi, una sinergia tra l’università e il più grande ente pubblico di ricerca che ha fatto perno su impegno e confronto, su creatività e innovazione, sulla passione vera nella ricerca, come dimostrano le migliaia di pagine pubblicate, con diversi inediti e con contributi, nelle varie lingue europee, dei maggiori studiosi della cultura filosofica del Rinascimento e della prima età moderna. Creatività per via del formato a tutto tondo dato agli studi su Bruno e Campanella, due filosofi accomunati dalla vicinanza tematica, cronologica e geografica come pochi altri, che agli articoli selezionati con rigore da un comitato scientifico (il più autorevole si possa pensare) affianca, nella sezione “Materiali”, vere e proprie monografie su aspetti storico-testuali dei due filosofi, assieme ai Supplementi di “Bruniana & Campanelliana” divisi in sezioni su Testi, Studi e Materiali (il vol. 23, appena uscito, è dedicato all’emblematica nella prima età moderna) e allo splendido duplice lessico d’autore che si viene costruendo nell’Enciclopedia bruniana e campanelliana, della quale siamo in attesa del terzo volume. Innovazione, inoltre, perché i testi di Bruno e Campanella in luoghi e tempi precisi, così che la nuova frontiera delle smart cities saprà collocare i testi e gli studi nello spazio geocronoreferenziato della nuova rete di testi a servizio del cittadino europeo. Il corposo primo fascicolo del 2012 si apre con cinque saggi di Peter Mack, Guido Giglioni, Sherry Roush, Jean-Paul De Lucca e Germana Ernst su Campanella and the Arts of Writing, che danno una ricostruzione che mi sembra possa dirsi quasi definitiva di ciò che lo Stilese faceva e pensava di grammatica, dialettica, retorica, poesia e storiografia. Seguono studi, documenti inediti, schede, cronache e altro ancora, in una polifonia di contributi che fa della rivista uno strumento prezioso e uno specchio dell’odierna ricerca internazionale sulle filosofie del Rinascimento. Una rivista di eccellenza, dunque, con tutti i crismi: indicizzazione ISI, comitato scientifico internazionale, doppia blind-review, abstracts, multilingue, presenze nelle biblioteche nazionali e universitarie di tutto il mondo. Eppure, nel documento di lavoro del GEV11 del 29 febbraio 2012, “Bruniana & Campanelliana” si trova in fascia B per M-Fil/06. Peraltro in buona compagnia, se solo si pensa che “Isis”, una delle più importanti riviste del mondo, fondata nel 1912 da George Sarton, si trova anch’essa in fascia B per M-Fil/08 (Storia della filosofia medievale), pur essendo poi in A per M-Sto/04 (Storia della scienza). Un gioco sulle fasce degno di misters e calciatori. Giordano Bruno guarda accigliato i rifiuti che circondano il piedistallo della sua statua a Campo de’ Fiori quando, verso le sei di sera, viene smantellato il mercatino giornaliero, in attesa che con arrogante anarchia arrivino a notte fonda i sacchi dei numerosi ristoranti, bistrot e bar della piazza, per tacere dell’infamante camion-bar parcheggiato a pochi metri. Eppure fu proprio lì che venne arso vivo uno dei maggiori filosofi del Rinascimento, destinato da Dio stesso, sono le sue parole, a essere “ministro non mediocre e non volgare di un secolo migliore”. Fin troppo facile affermare che il GEV11 ha avuto torto marcio. Come sono possibili assurdità simili? Nel citato documento di lavoro si legge che i materiali per la “classificazione delle riviste scientifiche” sono stati approvati dal Consiglio Direttivo, consultate le singole comunità scientifiche. Il problema è proprio questo. Sventata fu la decisione del ministro Gelmini di affidare la classificazione alle consulte e alle società di ciascun settore scientifico-disciplinare. Più che un movimento bottom-up si è trattato di una rivolta vandeana, volta a imporre con le forche lodi e biasimi che di oggettivo non hanno nulla e che del resto appaiono completamente superati, visto che persino lo European Reference Index for the Humanities della European Science Foundation nel 2010 ha abolito una volta per tutte la classificazione in fasce, limitandosi a stabilire criteri del tutto neutri di ammissibilità. Colpisce l’incoerenza tra i criteri applicati oggi dal GEV11 (una “prima sperimentazione”?), che si riflettono negli attuali elenchi delle riviste distinte in A e B, e i criteri più stringenti (e giusti) che si dovranno invece applicare in futuro per la valutazione delle stesse riviste. Suvvia, perché non applicarli da subito, siffatti criteri più stringenti? La risposta è nel paragrafo 6 del documento di lavoro (Revisione periodica e suoi criteri): “La prossima revisione sarà particolarmente importante. Si potranno allora utilizzare criteri oggettivi che non era possibile applicare retrospettivamente in modo meccanico (sta qui la ragione dell’ampio ricorso fatto in questi elenchi alla reputazione così come giudicata dalla comunità scientifica)”. Diamo allora un’occhiata ai “criteri oggettivi” (tra questi: presenza in banche dati internazionali; utilizzo di una peer review ben organizzata; pubblicazione nelle principali lingue di cultura, oltre l’italiano; regolarità e puntualità di pubblicazione; presenza di un buon sito internet, ecc.) e chiediamoci: quante delle riviste inserite oggi in fascia A rispettano effettivamente tali criteri?
9788862274548
Bruno; Campanella; Rinascimento
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11562/421144
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