In questo saggio ho evidenziato la presenza, nella sezione della Dialektik dedicata alla questione della Seele e ai paralogismi ad essa connessi, di un approccio “antinomico” per ciò che concerne, in particolar modo, la questione della semplicità dell’anima. Nell’esame delle tesi di Moses Mendelssohn in merito all’incorruttibilità dell’anima (esposte dal filosofo ebraico all’interno del Phaedon oder über die Unsterblichkeit der Seele in drey Gesprächen, del 17671), Kant mostra infatti come sia possibile assumere, accanto al criterio “estensivo”, un criterio “intensivo” che porta all’affermazione della tesi della “scomponibilità” dell’anima e di una sua possibile annihilatio per remissionem. Al paralogismo si aggiunge cioè un’impasse della ragione generata dalla coesistenza di due possibilità per sé non contraddittorie (la tesi, nel presente caso sarebbe rappresentata dall’argomento mendelssohniano, l’antitesi da quello kantiano) e forse lo scopo di Kant è proprio quello di evidenziare come l’utilizzo non fenomenico di categorie quantitative e qualitative in merito alla sostanza pensante, pur non mettendo in discussione l’esistenza di un “principio pensante”, non riesca a fornire una spiegazione che sia “definitiva” circa il carattere della semplicità di tale principio. Tali riflessioni compiute nell’edizione del 1787 (riflessioni che riprendono da vicino e perfezionano le considerazioni comparse nella Kritik del 1781 circa la semplicità del “soggetto pensante” e dell’Ich denke) trovano, a mio avviso, un’interessante “proposta di soluzione” all’interno della seconda antinomia cosmologica: quella che, in base ai discorsi precedenti, potrebbe essere chiamata un’“antinomia matematica della psicologia razionale” assume infatti un “aspetto” differente non appena la si inalvei all’interno dell’antinomia cosmologica in merito alla divisibilità del mondo, poiché il pensatore di Königsberg pare suggerire che, per trovare uno “spiraglio” circa la “questione” della semplicità del soggetto pensante, occorre aprire a una soluzione noumenica (come nella prima delle antinomie dinamiche).

Paralogismi e antinomie. L’esame kantiano dei concetti di Seele e di Ich denke

POGGI, Davide
2014

Abstract

In questo saggio ho evidenziato la presenza, nella sezione della Dialektik dedicata alla questione della Seele e ai paralogismi ad essa connessi, di un approccio “antinomico” per ciò che concerne, in particolar modo, la questione della semplicità dell’anima. Nell’esame delle tesi di Moses Mendelssohn in merito all’incorruttibilità dell’anima (esposte dal filosofo ebraico all’interno del Phaedon oder über die Unsterblichkeit der Seele in drey Gesprächen, del 17671), Kant mostra infatti come sia possibile assumere, accanto al criterio “estensivo”, un criterio “intensivo” che porta all’affermazione della tesi della “scomponibilità” dell’anima e di una sua possibile annihilatio per remissionem. Al paralogismo si aggiunge cioè un’impasse della ragione generata dalla coesistenza di due possibilità per sé non contraddittorie (la tesi, nel presente caso sarebbe rappresentata dall’argomento mendelssohniano, l’antitesi da quello kantiano) e forse lo scopo di Kant è proprio quello di evidenziare come l’utilizzo non fenomenico di categorie quantitative e qualitative in merito alla sostanza pensante, pur non mettendo in discussione l’esistenza di un “principio pensante”, non riesca a fornire una spiegazione che sia “definitiva” circa il carattere della semplicità di tale principio. Tali riflessioni compiute nell’edizione del 1787 (riflessioni che riprendono da vicino e perfezionano le considerazioni comparse nella Kritik del 1781 circa la semplicità del “soggetto pensante” e dell’Ich denke) trovano, a mio avviso, un’interessante “proposta di soluzione” all’interno della seconda antinomia cosmologica: quella che, in base ai discorsi precedenti, potrebbe essere chiamata un’“antinomia matematica della psicologia razionale” assume infatti un “aspetto” differente non appena la si inalvei all’interno dell’antinomia cosmologica in merito alla divisibilità del mondo, poiché il pensatore di Königsberg pare suggerire che, per trovare uno “spiraglio” circa la “questione” della semplicità del soggetto pensante, occorre aprire a una soluzione noumenica (come nella prima delle antinomie dinamiche).
Kant; Mendelssohn; seele; ich; appercezione trascendentale; semplicità; antinomia
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