Nel presente articolo l'A. affronta il tema dell'incidenza della riforma del Titolo V della Costituzione sull'autonomia delle amministrazioni locali. L'A. si chiede se possano ancora riconoscersi caratteri specifici di tali amministrazioni rispetto a quelli delle amministrazioni regionali o statale e se possa parlarsi ancora di una amministrazione comunale come fenomeno uniforme oppure si debba, invece, parlare di amministrazioni comunali con caratteri differenziati con riferimento ai diversi ordinamenti regionali. Attraverso un'analisi degli artt. 114 e 118 Cost. e delle funzioni - fondamentali, proprie e conferite - che essi attribuiscono agli enti locali viene messo in evidenza non il quando delle nuove funzioni (per il quale è prevalso l'orientamento che le nuove attribuzioni necessitino di un intervento di redistribuzione ad opera del legislatore ordinario), né il quantum (la cui verifica, a fronte delle innumerevoli possibili risultanze del processo di redistribuzione in atto, pare all'A. ancora prematura), bensì il quomodo: a come, cioè, le funzioni di governo vengano svolte in relazione ai rapporti con gli altri livelli di governo, ai controlli, nonché ai mezzi per il loro esercizio. L'analisi di questi tre profili convalida quanto sostenuto dall'A. in tema di autonomia, che è concetto interrelazionale, dovendo essa essere intesa non tanto quale regola di separazione di competenze, quanto come disciplina di un rapporto (l'A. considera espressione di tal modo di intendere l'autonomia le discipline nei settori della pianificazione urbanistica, dell'ambiente, della promozione dello sviluppo economico, del commercio, dei controlli e della finanza locale) e giustifica le conclusioni cui lo stesso giunge. Il carattere dell'amministrazione locale va ricercato non in un nuovo sistema imperniato su una redistribuzione di competenze tendenzialmente esclusive, ma nella partecipazione effettiva ai processi decisionali dell'unitaria amministrazione della Repubblica, di cui l'amministrazione locale è divenuta, con la riforma del Titolo V e in ragione del suo diretto contatto con i cittadini, l'elemento costitutivo di base. Le regole del procedimento devono, dunque, costituire le linee dell'organizzazione dinamica di un'amministrazione complessa per consentire alle autonomie locali di realizzare le attese della collettività rappresentate nei limiti di compatibilità con l'interesse delle collettività più ampie, provinciale, regionale e dello Stato.

Sui caratteri dell'amministrazione comunale e provinciale dopo la riforma del Titolo V della Costituzione

SALA, Giovanni Antonio
2004-01-01

Abstract

Nel presente articolo l'A. affronta il tema dell'incidenza della riforma del Titolo V della Costituzione sull'autonomia delle amministrazioni locali. L'A. si chiede se possano ancora riconoscersi caratteri specifici di tali amministrazioni rispetto a quelli delle amministrazioni regionali o statale e se possa parlarsi ancora di una amministrazione comunale come fenomeno uniforme oppure si debba, invece, parlare di amministrazioni comunali con caratteri differenziati con riferimento ai diversi ordinamenti regionali. Attraverso un'analisi degli artt. 114 e 118 Cost. e delle funzioni - fondamentali, proprie e conferite - che essi attribuiscono agli enti locali viene messo in evidenza non il quando delle nuove funzioni (per il quale è prevalso l'orientamento che le nuove attribuzioni necessitino di un intervento di redistribuzione ad opera del legislatore ordinario), né il quantum (la cui verifica, a fronte delle innumerevoli possibili risultanze del processo di redistribuzione in atto, pare all'A. ancora prematura), bensì il quomodo: a come, cioè, le funzioni di governo vengano svolte in relazione ai rapporti con gli altri livelli di governo, ai controlli, nonché ai mezzi per il loro esercizio. L'analisi di questi tre profili convalida quanto sostenuto dall'A. in tema di autonomia, che è concetto interrelazionale, dovendo essa essere intesa non tanto quale regola di separazione di competenze, quanto come disciplina di un rapporto (l'A. considera espressione di tal modo di intendere l'autonomia le discipline nei settori della pianificazione urbanistica, dell'ambiente, della promozione dello sviluppo economico, del commercio, dei controlli e della finanza locale) e giustifica le conclusioni cui lo stesso giunge. Il carattere dell'amministrazione locale va ricercato non in un nuovo sistema imperniato su una redistribuzione di competenze tendenzialmente esclusive, ma nella partecipazione effettiva ai processi decisionali dell'unitaria amministrazione della Repubblica, di cui l'amministrazione locale è divenuta, con la riforma del Titolo V e in ragione del suo diretto contatto con i cittadini, l'elemento costitutivo di base. Le regole del procedimento devono, dunque, costituire le linee dell'organizzazione dinamica di un'amministrazione complessa per consentire alle autonomie locali di realizzare le attese della collettività rappresentate nei limiti di compatibilità con l'interesse delle collettività più ampie, provinciale, regionale e dello Stato.
Autonomia degli enti locali; Nuovo titolo V della Costituzione
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