Un appassionante volume su Kant e la musica è uscito recentemente . Buon segno, perché se di Kant si è arrivati a studiare la filosofia della musica, tra poco si affronterà anche la sua filosofia del libro. A dispetto del mare magnum della bibliografia kantiana, tuttavia, del rapporto che Kant ebbe con i libri e specialmente di ciò che egli scrisse a proposito del libro come oggetto di speculazione filosofica finora si è parlato pochissimo. Oltre alle traduzioni francese e italiana del gruppo di opuscoli kantiani a difesa della proprietà intellettuale, ambedue corredate da ampie introduzioni, si può citare il lemma «Buch, Buchnachdruck» che apparirà nella seconda edizione completamente rinnovata del Kant-Lexikon, senza superare però, così le indicazioni dei curatori, la lunghezza massima di 3000 battute . Sappiamo che Kant fu poco incline all’acquisto dei libri, in parte per parsimonia prussiana, che negli anni prima della celebrità gli fece fare di necessità virtù, visti gli alti prezzi dei libri e la magrezza del suo salario; e in parte per aver vissuto negli anni Sessanta e Settanta del Settecento letteralmente sopra la bottega del libraio e editore Johann Jakob Kanter di Königsberg, che di buon grado gli permetteva di consultare tutti i libri che voleva quando erano ancora in albis, prima che venissero venduti e rilegati dai compratori. Uno studioso che a ottantanni si ritrova con una biblioteca di 500 volumi (incluse le brossure) dopo aver passato la vita a leggerli a prestito, non può certo esser detto un bibliofilo . Di più: i suoi scritti lo qualificano inequivocabilmente come bibliofobo, ma bibliofobo intelligente. Infatti, c’è bibliofobia e bibliofobia.

Kant e i libri

POZZO, Riccardo
2006-01-01

Abstract

Un appassionante volume su Kant e la musica è uscito recentemente . Buon segno, perché se di Kant si è arrivati a studiare la filosofia della musica, tra poco si affronterà anche la sua filosofia del libro. A dispetto del mare magnum della bibliografia kantiana, tuttavia, del rapporto che Kant ebbe con i libri e specialmente di ciò che egli scrisse a proposito del libro come oggetto di speculazione filosofica finora si è parlato pochissimo. Oltre alle traduzioni francese e italiana del gruppo di opuscoli kantiani a difesa della proprietà intellettuale, ambedue corredate da ampie introduzioni, si può citare il lemma «Buch, Buchnachdruck» che apparirà nella seconda edizione completamente rinnovata del Kant-Lexikon, senza superare però, così le indicazioni dei curatori, la lunghezza massima di 3000 battute . Sappiamo che Kant fu poco incline all’acquisto dei libri, in parte per parsimonia prussiana, che negli anni prima della celebrità gli fece fare di necessità virtù, visti gli alti prezzi dei libri e la magrezza del suo salario; e in parte per aver vissuto negli anni Sessanta e Settanta del Settecento letteralmente sopra la bottega del libraio e editore Johann Jakob Kanter di Königsberg, che di buon grado gli permetteva di consultare tutti i libri che voleva quando erano ancora in albis, prima che venissero venduti e rilegati dai compratori. Uno studioso che a ottantanni si ritrova con una biblioteca di 500 volumi (incluse le brossure) dopo aver passato la vita a leggerli a prestito, non può certo esser detto un bibliofilo . Di più: i suoi scritti lo qualificano inequivocabilmente come bibliofobo, ma bibliofobo intelligente. Infatti, c’è bibliofobia e bibliofobia.
Kant. bibliofilia; bibliofobia
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