La considerazione del libro in quanto oggetto del filosofare è stata la passione di pochi. Il lemma “libro”, del resto, è regolarmente assente in tutti i pur numerosi lessici filosofici. Queste note sono dei passi in una direzione ancora da percorrere. Nel § 31 della Metafisica dei costumi, rispondendo alla domanda Che cos’è un libro?, Kant dà la seguente definizione: «Un libro è uno scritto (qui è indifferente se sia stato prodotto con la penna o coi caratteri mobili, su molti o pochi fogli) che rappresenta un discorso tenuto da qualcuno al pubblico per mezzo di segni visibili». In Sulla produzione dei libri, Kant osserva inoltre che l’editoria è «un settore economico per nulla irrilevante in una collettività che sia già alquanto progredita nella cultura, nella quale la lettura sia appunto divenuta quasi un bisogno inevitabile e generale». Si tratta di un settore, peraltro, che «guadagna enormemente quando viene condotto come se fosse una fabbrica; il che può accadere solo attraverso un editore che sia in grado di giudicare il gusto del pubblico e di giudicare e pagare l’abilità di ciascun fabbricante da impiegare all’uopo». Kant però non esita a mettere il dito sulla piaga: «Per vivificare la sua casa editrice, l’editore non ha affatto bisogno di porre attenzione al contenuto interno e al valore della merce da lui editata: certamente però ha bisogno di porre attenzione al mercato sul quale e alle mode del giorno per le quali i prodotti sempre effimeri del torchio del tipografo possono essere portati a una vivace circolazione e possono anche trovare smercio veloce, per quanto non durevole».

Note di filosofia del libro

POZZO, Riccardo
2006-01-01

Abstract

La considerazione del libro in quanto oggetto del filosofare è stata la passione di pochi. Il lemma “libro”, del resto, è regolarmente assente in tutti i pur numerosi lessici filosofici. Queste note sono dei passi in una direzione ancora da percorrere. Nel § 31 della Metafisica dei costumi, rispondendo alla domanda Che cos’è un libro?, Kant dà la seguente definizione: «Un libro è uno scritto (qui è indifferente se sia stato prodotto con la penna o coi caratteri mobili, su molti o pochi fogli) che rappresenta un discorso tenuto da qualcuno al pubblico per mezzo di segni visibili». In Sulla produzione dei libri, Kant osserva inoltre che l’editoria è «un settore economico per nulla irrilevante in una collettività che sia già alquanto progredita nella cultura, nella quale la lettura sia appunto divenuta quasi un bisogno inevitabile e generale». Si tratta di un settore, peraltro, che «guadagna enormemente quando viene condotto come se fosse una fabbrica; il che può accadere solo attraverso un editore che sia in grado di giudicare il gusto del pubblico e di giudicare e pagare l’abilità di ciascun fabbricante da impiegare all’uopo». Kant però non esita a mettere il dito sulla piaga: «Per vivificare la sua casa editrice, l’editore non ha affatto bisogno di porre attenzione al contenuto interno e al valore della merce da lui editata: certamente però ha bisogno di porre attenzione al mercato sul quale e alle mode del giorno per le quali i prodotti sempre effimeri del torchio del tipografo possono essere portati a una vivace circolazione e possono anche trovare smercio veloce, per quanto non durevole».
libro; filosofia; Platone; Aristotele; Immanuel Kant
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11562/304537
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