In una pagina molto suggestiva nell'ultimo capitolo dell'Analitica dei principi Kant, dopo aver percorso tutto il territorio dell'intelletto puro ed averne tracciato con cura i contorni, si rende conto che questa terra è solo un'isola, chiusa entro confini immutabili: "è la terra della verità (nome allettatore!), circondata da un vasto oceano tempestoso, regno proprio dell'apparenza, dove banchi di nebbia e ghiacci prossimi a liquefarsi danno in continuazione l'illusione di nuove terre, e incessantemente ingannando con vane speranze il navigante errabondo in cerca di nuove scoperte, lo traggono in avventure, alle quali egli non sa mai sottrarsi, e delle quali non può mai venire a capo" (KdrV A 235; B 294) . Il risultato dell'analitica trascendentale è proprio questo: "l'intelletto non può mai sorpassare i limiti della sensibilità, dentro i quali soltanto ci sono dati oggetti" (KdrV A 246). Chi cercasse di rivolgere l'intelletto oltre la sensibilità sarebbe destinato inevitabilmente a inseguire i banchi di nebbia e gli insidiosi ghiacci di quest'oceano. Tutto lo sforzo di Kant si concentra allora nell'arrestare le aspirazioni delle facoltà conoscitive umane oltre il confine ch'è loro proprio; fine dichiarato della KdrV è del resto proprio quello d'erigere un "tribunale della ragione" che la garantisca nelle sue pretese legittime, ma che condanni quelle che non hanno fondamento (KdrV A XI). Impedendo all'intelletto d'avventurarsi in quell'oceano insidioso, "esonerando" la ragione dall'esperienza e assegnandole la regione formale delle condizioni trascendentali del conoscere, Kant pensa di porre fine alle interminabili dispute metafisiche. Nella sua critica Schelling mette in luce come il prezzo pagato da Kant risulta molto alto, e ciò particolarmente a proposito del concetto d'esperienza.

Il corpo e la persona. Il concetto d'esperienza e di organismo nella critica di Schelling a Kant

CUSINATO, Guido
1996

Abstract

In una pagina molto suggestiva nell'ultimo capitolo dell'Analitica dei principi Kant, dopo aver percorso tutto il territorio dell'intelletto puro ed averne tracciato con cura i contorni, si rende conto che questa terra è solo un'isola, chiusa entro confini immutabili: "è la terra della verità (nome allettatore!), circondata da un vasto oceano tempestoso, regno proprio dell'apparenza, dove banchi di nebbia e ghiacci prossimi a liquefarsi danno in continuazione l'illusione di nuove terre, e incessantemente ingannando con vane speranze il navigante errabondo in cerca di nuove scoperte, lo traggono in avventure, alle quali egli non sa mai sottrarsi, e delle quali non può mai venire a capo" (KdrV A 235; B 294) . Il risultato dell'analitica trascendentale è proprio questo: "l'intelletto non può mai sorpassare i limiti della sensibilità, dentro i quali soltanto ci sono dati oggetti" (KdrV A 246). Chi cercasse di rivolgere l'intelletto oltre la sensibilità sarebbe destinato inevitabilmente a inseguire i banchi di nebbia e gli insidiosi ghiacci di quest'oceano. Tutto lo sforzo di Kant si concentra allora nell'arrestare le aspirazioni delle facoltà conoscitive umane oltre il confine ch'è loro proprio; fine dichiarato della KdrV è del resto proprio quello d'erigere un "tribunale della ragione" che la garantisca nelle sue pretese legittime, ma che condanni quelle che non hanno fondamento (KdrV A XI). Impedendo all'intelletto d'avventurarsi in quell'oceano insidioso, "esonerando" la ragione dall'esperienza e assegnandole la regione formale delle condizioni trascendentali del conoscere, Kant pensa di porre fine alle interminabili dispute metafisiche. Nella sua critica Schelling mette in luce come il prezzo pagato da Kant risulta molto alto, e ciò particolarmente a proposito del concetto d'esperienza.
Kant; Schelling; esperienza
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11562/21654
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