La morte medicalmente assistita (MMA), comprendente eutanasia e suicidio medicalmente assistito, è stata legalizzata in diversi Paesi europei, con estensione progressiva anche ai disturbi mentali in Belgio, Paesi Bassi e Svizzera. In caso di disturbo mentale, l’accesso alla MMA è subordinato a criteri stringenti relativi a capacità decisionale, gravità della sofferenza e prognosi; tuttavia, tali condizioni risultano particolarmente controverse nella pratica clinica. Il presente contributo, sviluppato come revisione narrativa della letteratura e position paper clinico-etica, analizza criticamente tre dimensioni fondamentali: la valutazione della capacità di autodeterminazione nei disturbi mentali, la natura del desiderio di morte come possibile espressione sintomatica e la questione della curabilità e dell’incertezza prognostica delle patologie psichiatriche. Le evidenze disponibili evidenziano la complessità intrinseca delle valutazioni psichiatriche, caratterizzate dalla possibile fluttuazione della capacità decisionale, dalla potenziale reversibilità del desiderio di morte e dalla natura probabilistica della prognosi clinica. Tali elementi suggeriscono la necessità di un approccio particolarmente prudente e rigoroso. Pur evitando esclusioni aprioristiche fondate unicamente sulla diagnosi psichiatrica, le specificità cliniche dei disturbi mentali richiedono valutazioni individualizzate, longitudinali e multidimensionali, fondate sull’esplorazione approfondita delle alternative terapeutiche disponibili.
La richiesta di morte medicalmente assistita nei disturbi mentali. Incertezze cliniche e implicazioni etiche
Patuzzo Manzati, Sara;Piccinni Leopardi, Giulia;Lasalvia, Antonio
2026-01-01
Abstract
La morte medicalmente assistita (MMA), comprendente eutanasia e suicidio medicalmente assistito, è stata legalizzata in diversi Paesi europei, con estensione progressiva anche ai disturbi mentali in Belgio, Paesi Bassi e Svizzera. In caso di disturbo mentale, l’accesso alla MMA è subordinato a criteri stringenti relativi a capacità decisionale, gravità della sofferenza e prognosi; tuttavia, tali condizioni risultano particolarmente controverse nella pratica clinica. Il presente contributo, sviluppato come revisione narrativa della letteratura e position paper clinico-etica, analizza criticamente tre dimensioni fondamentali: la valutazione della capacità di autodeterminazione nei disturbi mentali, la natura del desiderio di morte come possibile espressione sintomatica e la questione della curabilità e dell’incertezza prognostica delle patologie psichiatriche. Le evidenze disponibili evidenziano la complessità intrinseca delle valutazioni psichiatriche, caratterizzate dalla possibile fluttuazione della capacità decisionale, dalla potenziale reversibilità del desiderio di morte e dalla natura probabilistica della prognosi clinica. Tali elementi suggeriscono la necessità di un approccio particolarmente prudente e rigoroso. Pur evitando esclusioni aprioristiche fondate unicamente sulla diagnosi psichiatrica, le specificità cliniche dei disturbi mentali richiedono valutazioni individualizzate, longitudinali e multidimensionali, fondate sull’esplorazione approfondita delle alternative terapeutiche disponibili.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



