La prefazione al volume di Caterina Caverzan colloca i libelli famosi veneziani del Cinquecento all'incrocio fra storia del diritto, antropologia dell'onore e storia della comunicazione. Muovendo dalla registrazione sanudiana di un cartello anonimo affisso nel 1532, il testo mette a fuoco tre piani che il libro tiene insieme: il gesto materiale della scrittura e dell'affissione, l'effetto sociale dell'infamia e la risposta istituzionale della Repubblica, impegnata a definire un reato fatto di parole e a ricondurre a un nome una voce anonima. Ne emerge la prossimità fra diffamazione e blasfemia come questioni di scandalo e di disciplina della parola pubblica, e il rilievo delle scritture effimere per comprendere le soglie dell'accettabile in una società di antico regime. Abstract (EN) The preface to Caterina Caverzan's volume situates sixteenth-century Venetian libelli famosi at the intersection of legal history, the anthropology of honour, and the history of communication. Starting from Marin Sanudo's note on an anonymous placard posted in 1532, it identifies the three levels the book holds together: the material gesture of writing and posting, the social effect of infamy, and the institutional response of a Republic obliged to define an offence made of words and to attach an anonymous voice to a name. Defamation and blasphemy thus appear as related problems of scandal and of the discipline of public speech, and ephemeral writings emerge as privileged evidence of where an early modern society felt itself liable to break.
Il governo dell’offesa
F. Barbierato
2026-01-01
Abstract
La prefazione al volume di Caterina Caverzan colloca i libelli famosi veneziani del Cinquecento all'incrocio fra storia del diritto, antropologia dell'onore e storia della comunicazione. Muovendo dalla registrazione sanudiana di un cartello anonimo affisso nel 1532, il testo mette a fuoco tre piani che il libro tiene insieme: il gesto materiale della scrittura e dell'affissione, l'effetto sociale dell'infamia e la risposta istituzionale della Repubblica, impegnata a definire un reato fatto di parole e a ricondurre a un nome una voce anonima. Ne emerge la prossimità fra diffamazione e blasfemia come questioni di scandalo e di disciplina della parola pubblica, e il rilievo delle scritture effimere per comprendere le soglie dell'accettabile in una società di antico regime. Abstract (EN) The preface to Caterina Caverzan's volume situates sixteenth-century Venetian libelli famosi at the intersection of legal history, the anthropology of honour, and the history of communication. Starting from Marin Sanudo's note on an anonymous placard posted in 1532, it identifies the three levels the book holds together: the material gesture of writing and posting, the social effect of infamy, and the institutional response of a Republic obliged to define an offence made of words and to attach an anonymous voice to a name. Defamation and blasphemy thus appear as related problems of scandal and of the discipline of public speech, and ephemeral writings emerge as privileged evidence of where an early modern society felt itself liable to break.| File | Dimensione | Formato | |
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