Le Giornate del cinema muto di Pordenone rappresentano un caso emblematico di festival cinematografico “archivistico” 1 , nato da un’iniziativa locale spontanea nel 1982 e cresciuto in pochi anni in modo tale da divenire un nodo essenziale nella rete internazionale della cinefilia, della conservazione e della ricerca sul cinema delle origini 2 . Le Giornate, inserite in un movimento internazionale di riscoperta del patrimonio cinematografico 3 , hanno saputo consolidare la loro identità attraverso una sintesi virtuosa tra ricerca scientifica e sensibilità archivistica. Attraverso un approccio integrato tra dimensione locale e globale, il festival ha coniugato le esigenze di tutela del patrimonio con la continua quest of discovery, la ricerca appassionata di film dimenticati, dispersi o mai visti prima, che ne ha alimentato lo sviluppo 4 . Alla luce delle riflessioni di Janet Harbord, le Giornate si possono collocare all’interno di un più ampio contesto teorico: i festival cinematografici «non sono meri luoghi di esposizione, ma spazi di flusso» in cui commercio, cultura, turismo e media si intrecciano, producendo significati complessi e tensioni tra istanze artistiche e dinamiche di mercato 5 . Inoltre, come evidenziano Francesco Di Chiara e Valentina Re, i festival d’archivio possono essere intesi quali strumenti attivi di costruzione della storiografia, capaci di influenzare percorsi di ricerca, di ridefinire canoni e metodologie critiche attraverso la selezione, la pubblicazione di materiali e l’organizzazione di momenti di riflessione teorica 6 . Le Giornate, pur mantenendo una forte connotazione filologica e storiografica, partecipano di questa dinamica più ampia, dimostrando come anche i festival “d’archivio” siano in continuo cambiamento in termini di audience e obiettivi.

Dal Lido a Pordenone. Appunti per un itinerario fondativo delle Giornate del Cinema Muto di Denis Lotti

Lotti, Denis
2026-01-01

Abstract

Le Giornate del cinema muto di Pordenone rappresentano un caso emblematico di festival cinematografico “archivistico” 1 , nato da un’iniziativa locale spontanea nel 1982 e cresciuto in pochi anni in modo tale da divenire un nodo essenziale nella rete internazionale della cinefilia, della conservazione e della ricerca sul cinema delle origini 2 . Le Giornate, inserite in un movimento internazionale di riscoperta del patrimonio cinematografico 3 , hanno saputo consolidare la loro identità attraverso una sintesi virtuosa tra ricerca scientifica e sensibilità archivistica. Attraverso un approccio integrato tra dimensione locale e globale, il festival ha coniugato le esigenze di tutela del patrimonio con la continua quest of discovery, la ricerca appassionata di film dimenticati, dispersi o mai visti prima, che ne ha alimentato lo sviluppo 4 . Alla luce delle riflessioni di Janet Harbord, le Giornate si possono collocare all’interno di un più ampio contesto teorico: i festival cinematografici «non sono meri luoghi di esposizione, ma spazi di flusso» in cui commercio, cultura, turismo e media si intrecciano, producendo significati complessi e tensioni tra istanze artistiche e dinamiche di mercato 5 . Inoltre, come evidenziano Francesco Di Chiara e Valentina Re, i festival d’archivio possono essere intesi quali strumenti attivi di costruzione della storiografia, capaci di influenzare percorsi di ricerca, di ridefinire canoni e metodologie critiche attraverso la selezione, la pubblicazione di materiali e l’organizzazione di momenti di riflessione teorica 6 . Le Giornate, pur mantenendo una forte connotazione filologica e storiografica, partecipano di questa dinamica più ampia, dimostrando come anche i festival “d’archivio” siano in continuo cambiamento in termini di audience e obiettivi.
2026
Festival studies
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