Socrate e Kant sono del tutto concordi circa il fatto che l’agire secondo giustizia non può basarsi su un sentimento, ma soltanto su qualcosa di oggettivo. Se a tale affermazione il celebre Xenion schilleriano obietta che in tal caso l’aiuto e la solidarietà che si offrono a un amico per affetto non possono dirsi «virtuosi», non si coglie il punto decisivo dell’etica kantiana. È infatti del tutto naturale fare del bene a chi amiamo – «non si comportano forse allo stesso modo pubblicani e peccatori?» – ma ciò non ha nulla a che vedere con il giudizio etico. Infatti, se l’amore deve costituire la motivazione decisiva di ogni nostro comportamento nei confronti di un amico, non sarà difficile entrare in conflitto con una motivazione affatto diversa, e in tal modo andare in confusione. Se un mio amico litiga con qualcuno che a sua volta può essere o un mio amico oppure anche un perfetto sconosciuto, non devo chiedermi per chi dei due provo più affetto, ma chi dei due agisce secondo giustizia. E se anche si volesse invocare l’amore in un caso simile – non si tratterebbe comunque di vero amore se non si volesse indurre anche l’amico a comportarsi giustamente – ciò sarebbe la dimostrazione che esiste una giustizia cui l’uomo è chiamato a tributare onore incondizionato a prescindere da chi ama e da chi non ama.
Critica all’imperativo categorico kantiano
stavru
2024-01-01
Abstract
Socrate e Kant sono del tutto concordi circa il fatto che l’agire secondo giustizia non può basarsi su un sentimento, ma soltanto su qualcosa di oggettivo. Se a tale affermazione il celebre Xenion schilleriano obietta che in tal caso l’aiuto e la solidarietà che si offrono a un amico per affetto non possono dirsi «virtuosi», non si coglie il punto decisivo dell’etica kantiana. È infatti del tutto naturale fare del bene a chi amiamo – «non si comportano forse allo stesso modo pubblicani e peccatori?» – ma ciò non ha nulla a che vedere con il giudizio etico. Infatti, se l’amore deve costituire la motivazione decisiva di ogni nostro comportamento nei confronti di un amico, non sarà difficile entrare in conflitto con una motivazione affatto diversa, e in tal modo andare in confusione. Se un mio amico litiga con qualcuno che a sua volta può essere o un mio amico oppure anche un perfetto sconosciuto, non devo chiedermi per chi dei due provo più affetto, ma chi dei due agisce secondo giustizia. E se anche si volesse invocare l’amore in un caso simile – non si tratterebbe comunque di vero amore se non si volesse indurre anche l’amico a comportarsi giustamente – ciò sarebbe la dimostrazione che esiste una giustizia cui l’uomo è chiamato a tributare onore incondizionato a prescindere da chi ama e da chi non ama.| File | Dimensione | Formato | |
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