Il saggio propone una lettura del concetto di fantasma in Lacan a partire dal Seminario XIV, interpretandolo come una struttura topologica fondamentale della soggettività e del desiderio, piuttosto che come semplice fantasia o fuga dalla realtà. Attraverso il riferimento al grafo del desiderio, il fantasma viene concepito come un convertitore: un dispositivo che trasforma l’alterità incontrata nel campo dell’Altro in un’alterità intima, non assimilabile ma costitutiva del soggetto. L’analisi intreccia psicoanalisi, topologia e arte, in particolare attraverso l’opera di Edvard Munch, per mostrare come il fantasma operi come una scena teatrale in cui vita e morte, godimento e angoscia, si articolano secondo una logica rigorosa, quasi matematica. Il ricorso al gruppo di Klein e ai concetti di funzione continua e omeomorfismo chiarisce come, nel passaggio tra i diversi livelli del grafo, nessuna informazione venga perduta, ma piuttosto deformata e riconfigurata. Il confronto con Freud e con la teoria del fantôme di Abraham e Torok consente di distinguere la posizione lacaniana: il fantasma non è un contenuto ereditato o un segreto criptato, ma una costruzione strutturale che genera il modo singolare di desiderare e di stare nel mondo. In questa prospettiva, il fantasma è insieme formula astratta e luogo di godimento, significazione chiusa e matrice della soggettivazione. Infine, il testo rilegge criticamente l’idea di comprensione, mostrando come essa non consista in un’immedesimazione empatica, ma nell’incontro con un nucleo irriducibile e non assimilabile che risveglia il desiderio. L’attraversamento del fantasma diventa così il punto etico e clinico centrale della cura lacaniana, dove attività e passività, assoggettamento e soggettivazione, si coimplicano senza risolversi.
Il fantasma: una leggenda scientifica. A partire dal Seminario XIV di Jacques Lacan
S. Vizzardelli
2025-01-01
Abstract
Il saggio propone una lettura del concetto di fantasma in Lacan a partire dal Seminario XIV, interpretandolo come una struttura topologica fondamentale della soggettività e del desiderio, piuttosto che come semplice fantasia o fuga dalla realtà. Attraverso il riferimento al grafo del desiderio, il fantasma viene concepito come un convertitore: un dispositivo che trasforma l’alterità incontrata nel campo dell’Altro in un’alterità intima, non assimilabile ma costitutiva del soggetto. L’analisi intreccia psicoanalisi, topologia e arte, in particolare attraverso l’opera di Edvard Munch, per mostrare come il fantasma operi come una scena teatrale in cui vita e morte, godimento e angoscia, si articolano secondo una logica rigorosa, quasi matematica. Il ricorso al gruppo di Klein e ai concetti di funzione continua e omeomorfismo chiarisce come, nel passaggio tra i diversi livelli del grafo, nessuna informazione venga perduta, ma piuttosto deformata e riconfigurata. Il confronto con Freud e con la teoria del fantôme di Abraham e Torok consente di distinguere la posizione lacaniana: il fantasma non è un contenuto ereditato o un segreto criptato, ma una costruzione strutturale che genera il modo singolare di desiderare e di stare nel mondo. In questa prospettiva, il fantasma è insieme formula astratta e luogo di godimento, significazione chiusa e matrice della soggettivazione. Infine, il testo rilegge criticamente l’idea di comprensione, mostrando come essa non consista in un’immedesimazione empatica, ma nell’incontro con un nucleo irriducibile e non assimilabile che risveglia il desiderio. L’attraversamento del fantasma diventa così il punto etico e clinico centrale della cura lacaniana, dove attività e passività, assoggettamento e soggettivazione, si coimplicano senza risolversi.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



