Dopo una breve introduzione sulla crisi delle democrazie, il saggio esamina la legge (rectius, deliberazione legislativa) di revisione del Titolo IV della Parte II della Costituzione, approvata dal Parlamento e in attesa di essere sottoposta al referendum popolare. L'esame è svolto nell'ottica dello Stato di diritto, verificando in particolare se essa possa incidere negativamente sull'indipendenza della magistratura, che ne costituisce uno dei tratti essenziali. Il saggio mette in evidenza che l'indipendenza esterna non è formalmente messa in discussione. Tuttavia, la "tripartizione" del Consiglio Superiore della Magistratura (al posto del quale sono previsti due Consigli, uno per la magistratura giudicante e uno per la magistratura requirente, e l'Alta Corte disciplinare, quale giudice disciplinare per tutti i magistrati ordinari) e il sorteggio dei consiglieri trasmettono la sensazione di un’operazione del legislatore che mira a ridimensionare il ruolo di "contropotere" dell’organo e a indebolire la magistratura come soggetto politico-istituzionale. Quanto all'indipendenza interna, se, da un lato, la previsione che tutti i componenti togati dell'Alta Corte debbano essere magistrati di legittimità può far pensare ad un'azione del legislatore tendente a "gerarchizzare" la magistratura, dall'altro lato, il sorteggio dei membri togati è una misura che può incidere favorevolmente sull'indipendenza interna, che è oggi pregiudicata dal potere esercitato delle correnti della magistratura. Il saggio si conclude con alcune considerazioni sul procedimento utilizzato per approvare la riforma, che, se appare formalmente rispettoso del dettato costituzionale, non sembra però in armonia con lo spirito dell'art. 138 Cost., il quale richiede che la maggioranza governativa ricerchi un accordo con l'opposizione.
Stato di diritto e riforma costituzionale della magistratura in Italia
Giampietro Ferri
Writing – Original Draft Preparation
2025-01-01
Abstract
Dopo una breve introduzione sulla crisi delle democrazie, il saggio esamina la legge (rectius, deliberazione legislativa) di revisione del Titolo IV della Parte II della Costituzione, approvata dal Parlamento e in attesa di essere sottoposta al referendum popolare. L'esame è svolto nell'ottica dello Stato di diritto, verificando in particolare se essa possa incidere negativamente sull'indipendenza della magistratura, che ne costituisce uno dei tratti essenziali. Il saggio mette in evidenza che l'indipendenza esterna non è formalmente messa in discussione. Tuttavia, la "tripartizione" del Consiglio Superiore della Magistratura (al posto del quale sono previsti due Consigli, uno per la magistratura giudicante e uno per la magistratura requirente, e l'Alta Corte disciplinare, quale giudice disciplinare per tutti i magistrati ordinari) e il sorteggio dei consiglieri trasmettono la sensazione di un’operazione del legislatore che mira a ridimensionare il ruolo di "contropotere" dell’organo e a indebolire la magistratura come soggetto politico-istituzionale. Quanto all'indipendenza interna, se, da un lato, la previsione che tutti i componenti togati dell'Alta Corte debbano essere magistrati di legittimità può far pensare ad un'azione del legislatore tendente a "gerarchizzare" la magistratura, dall'altro lato, il sorteggio dei membri togati è una misura che può incidere favorevolmente sull'indipendenza interna, che è oggi pregiudicata dal potere esercitato delle correnti della magistratura. Il saggio si conclude con alcune considerazioni sul procedimento utilizzato per approvare la riforma, che, se appare formalmente rispettoso del dettato costituzionale, non sembra però in armonia con lo spirito dell'art. 138 Cost., il quale richiede che la maggioranza governativa ricerchi un accordo con l'opposizione.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



