Negli archivi bibliografici dell’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) giace, glossata a mano da uno sconosciuto impiegato, una rassicurante lettera dattiloscritta datata 1975 della Commissione della (allora) Comunità europea. Nel carteggio con l’OIL, nel contesto di un confronto in materia di tutela dei lavoratori migranti, il mittente ribadisce che l’attenzione nei confronti dei lavoratori extra Ue non è marginale rispetto a quella dei migranti intra Ue nel contesto del mercato comune. A supporto della bontà dei propositi della Comunità ricorda la presentazione al Consiglio di un apposito Action programme in favour of migrants workers and their families, solo qualche mese dopo l’approvazione della Risoluzione del Consiglio relativa al primo (allora) programma di azione sociale datato 21 gennaio 1974. Il secondo programma, quello dedicato ai lavoratori migranti è del 18 dicembre 1974, segnalando che tra i due atti non c’è solo continuità temporale, ma anche assiologica. Il rapporto tra cittadinanza e lavoro che emerge dallo spazio europeo di Libertà, Sicurezza e Giustizia del Trattato oggi in vigore è ben lontano da quel modello originario e l’intuizione della libera circolazione per i lavoratori extra UE è risultata nel tempo accantonata a favore di formule che possiamo definire «prevalentemente securitarie». Sono queste che prevalgono su più timide regole di armonizzazione dei permessi per motivi di lavoro accompagnate da un generale rinvio alle politiche nazionali per la definizione di quote di accesso al mercato del lavoro. Il contributo riflette sul rapporto tra lavoro e cittadinanza in due dimensioni: quella europea e quella nazionale. Ricordando che proprio il legislatore italiano nel 2024, su pressione dei datori di lavoro, aggiusta il sistema dei cd. flussi di lavoro e in vista del referendum dedicato alla cittadinanza (con quesito che propone una riduzione dei tempi per l’acquisizione da 10 a 5 anni), nell’articolo si approfondiscono logiche, dinamiche e paradossi di un approccio ideologico al lavoro dei migranti, completamente indifferente alla crisi demografica del Paese. La riflessione su lavoro e cittadinanza è tracciata in termini di dialogo con le chiavi di lettura offerte dalla statistica sul tema (H. De Haas, Migrazioni, La verità oltre le ideologie. Dati alla mano, 2024, Torino, Einaudi) e tenendo conto delle politiche europee in materia, in tre diverse dimensioni: quella delle migrazioni e accesso al lavoro, quella ulteriore delle irregolarità – di status e di contratto – come risultato delle scelte regolative (nazionali, europee) che si collega, a sua volta, alla conseguente vulnerabilità di status delle persone migranti che le forme di sfruttamento di lavoro registrate in diversi settori produttivi dalla cronaca e dalla giurisprudenza certificano (agricoltura, cura delle persone, logistica e trasporti, lavoro prestato per le piattaforme e riders, edilizia e moda).

Lavoro senza cittadinanza

Calafà, L.
2025-01-01

Abstract

Negli archivi bibliografici dell’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) giace, glossata a mano da uno sconosciuto impiegato, una rassicurante lettera dattiloscritta datata 1975 della Commissione della (allora) Comunità europea. Nel carteggio con l’OIL, nel contesto di un confronto in materia di tutela dei lavoratori migranti, il mittente ribadisce che l’attenzione nei confronti dei lavoratori extra Ue non è marginale rispetto a quella dei migranti intra Ue nel contesto del mercato comune. A supporto della bontà dei propositi della Comunità ricorda la presentazione al Consiglio di un apposito Action programme in favour of migrants workers and their families, solo qualche mese dopo l’approvazione della Risoluzione del Consiglio relativa al primo (allora) programma di azione sociale datato 21 gennaio 1974. Il secondo programma, quello dedicato ai lavoratori migranti è del 18 dicembre 1974, segnalando che tra i due atti non c’è solo continuità temporale, ma anche assiologica. Il rapporto tra cittadinanza e lavoro che emerge dallo spazio europeo di Libertà, Sicurezza e Giustizia del Trattato oggi in vigore è ben lontano da quel modello originario e l’intuizione della libera circolazione per i lavoratori extra UE è risultata nel tempo accantonata a favore di formule che possiamo definire «prevalentemente securitarie». Sono queste che prevalgono su più timide regole di armonizzazione dei permessi per motivi di lavoro accompagnate da un generale rinvio alle politiche nazionali per la definizione di quote di accesso al mercato del lavoro. Il contributo riflette sul rapporto tra lavoro e cittadinanza in due dimensioni: quella europea e quella nazionale. Ricordando che proprio il legislatore italiano nel 2024, su pressione dei datori di lavoro, aggiusta il sistema dei cd. flussi di lavoro e in vista del referendum dedicato alla cittadinanza (con quesito che propone una riduzione dei tempi per l’acquisizione da 10 a 5 anni), nell’articolo si approfondiscono logiche, dinamiche e paradossi di un approccio ideologico al lavoro dei migranti, completamente indifferente alla crisi demografica del Paese. La riflessione su lavoro e cittadinanza è tracciata in termini di dialogo con le chiavi di lettura offerte dalla statistica sul tema (H. De Haas, Migrazioni, La verità oltre le ideologie. Dati alla mano, 2024, Torino, Einaudi) e tenendo conto delle politiche europee in materia, in tre diverse dimensioni: quella delle migrazioni e accesso al lavoro, quella ulteriore delle irregolarità – di status e di contratto – come risultato delle scelte regolative (nazionali, europee) che si collega, a sua volta, alla conseguente vulnerabilità di status delle persone migranti che le forme di sfruttamento di lavoro registrate in diversi settori produttivi dalla cronaca e dalla giurisprudenza certificano (agricoltura, cura delle persone, logistica e trasporti, lavoro prestato per le piattaforme e riders, edilizia e moda).
2025
Cittadinanza Lavoro Libera circolazione UE Sfruttamento lavorativo
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11562/1164727
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