Che la società italiana sia sempre più multiculturale e multietnica, interessata da fenomeni di ibridazione a seguito dei movimenti migratori, è un dato di realtà. I figli e le figlie della migrazione superano il milione, di cui il 22,7% è in possesso della cittadinanza (XXXI Rapporto Immigrazione di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes). Le seconde generazioni (Portes & Rumbaut, 1997) occupano una peculiare condizione di frammezzo, spesso sospesa tra appartenenza e non appartenenza, quando non ai margini di una “identità italiana”, che a fatica le include come membri effettivi. Il progetto di ricerca si è concentrato su questo caso di “minoranza”. Lo ha studiato dal punto di vista della scrittura femminile in una prospettiva intersezionale e decoloniale, indagando le opere e ascoltando le voci di giovani scrittrici emergenti, appunto di “seconda generazione”, che ci rimandano il peso della “anormalità” di essere italiane, nate e cresciute in Italia (o ivi trasferitesi in tenera età), ma non riconosciute come tali (Scego, 2019). Riguardo le opere, è stata realizzata una mappatura di circa sessanta pubblicazioni effettuate da ventotto autrici di seconda generazione; riguardo le voci, sono state effettuate undici interviste discorsive semi-strutturate (Cardano, 2003), poi analizzate seguendo la metodologia IPA (Interpretative Phenomenological Analysis) (Smith, Flowers & Larkin, 2009). La ricerca ha testato le ipotesi 1) se non fosse in gioco per queste scrittrici un complesso problema di riconoscimento, di "lotta" (Honneth, 2002; Ricoeur, 2005) per l'affermazione del proprio intrinseco valore, posto il nesso profondo tra identità e riconoscimento (Taylor, 2002); 2) se e in quali forme la scrittura sia stata la via prescelta in questa lotta ingaggiata a livello personale, sociale e dei diritti. L’intreccio di queste tre direttrici - riconoscimento, identità e scrittura - è stato posto a confronto con i cinque “filoni” del riconoscimento individuati attraverso una revisione della letteratura ispirata alla Integrative Review (Toronto & Remington, 2020) avente per focus i contributi della scrittura femminile di seconda generazione in ambito internazionale. Nella direzione del riconoscimento si è mossa anche la decostruzione di narrazioni, che hanno radicato e convalidato pregiudizi, logiche binarie, gerarchie e ingiustizie, verso una decolonizzazione dello sguardo e una concezione di appartenenza oltre i confini geografici ed etnici, e a favore di una soggettività multipla, transculturale e “nomade” (Braidotti, 1995).

Scrittura femminile e desiderio di riconoscimento. Una ricerca qualitativa con le "seconde generazioni"

Mercati Marina
2024-01-01

Abstract

Che la società italiana sia sempre più multiculturale e multietnica, interessata da fenomeni di ibridazione a seguito dei movimenti migratori, è un dato di realtà. I figli e le figlie della migrazione superano il milione, di cui il 22,7% è in possesso della cittadinanza (XXXI Rapporto Immigrazione di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes). Le seconde generazioni (Portes & Rumbaut, 1997) occupano una peculiare condizione di frammezzo, spesso sospesa tra appartenenza e non appartenenza, quando non ai margini di una “identità italiana”, che a fatica le include come membri effettivi. Il progetto di ricerca si è concentrato su questo caso di “minoranza”. Lo ha studiato dal punto di vista della scrittura femminile in una prospettiva intersezionale e decoloniale, indagando le opere e ascoltando le voci di giovani scrittrici emergenti, appunto di “seconda generazione”, che ci rimandano il peso della “anormalità” di essere italiane, nate e cresciute in Italia (o ivi trasferitesi in tenera età), ma non riconosciute come tali (Scego, 2019). Riguardo le opere, è stata realizzata una mappatura di circa sessanta pubblicazioni effettuate da ventotto autrici di seconda generazione; riguardo le voci, sono state effettuate undici interviste discorsive semi-strutturate (Cardano, 2003), poi analizzate seguendo la metodologia IPA (Interpretative Phenomenological Analysis) (Smith, Flowers & Larkin, 2009). La ricerca ha testato le ipotesi 1) se non fosse in gioco per queste scrittrici un complesso problema di riconoscimento, di "lotta" (Honneth, 2002; Ricoeur, 2005) per l'affermazione del proprio intrinseco valore, posto il nesso profondo tra identità e riconoscimento (Taylor, 2002); 2) se e in quali forme la scrittura sia stata la via prescelta in questa lotta ingaggiata a livello personale, sociale e dei diritti. L’intreccio di queste tre direttrici - riconoscimento, identità e scrittura - è stato posto a confronto con i cinque “filoni” del riconoscimento individuati attraverso una revisione della letteratura ispirata alla Integrative Review (Toronto & Remington, 2020) avente per focus i contributi della scrittura femminile di seconda generazione in ambito internazionale. Nella direzione del riconoscimento si è mossa anche la decostruzione di narrazioni, che hanno radicato e convalidato pregiudizi, logiche binarie, gerarchie e ingiustizie, verso una decolonizzazione dello sguardo e una concezione di appartenenza oltre i confini geografici ed etnici, e a favore di una soggettività multipla, transculturale e “nomade” (Braidotti, 1995).
2024
Riconoscimento, scrittura, seconde generazioni, decolonizzazione, intersezionalità
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11562/1130506
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