La pala di Vittore Carpaccio collocata nel 1518 sull’altare della chiesa dei Minori conventuali di San Francesco di Pirano, ora al Museo Antoniano di Padova, è oggetto di studi recenti. In questa occasione si propongono ulteriori indagini specie riguardo l’iconografia, il contesto storico e la committenza dell’opera. Riguardo questi ultimi aspetti si dà valore al fatto che tale Gregorio, ricco barbiere di Pirano, con il suo testamento del 1502 mise a disposizione una somma riservata alla realizzazione della pala. Nel contempo chiede che il suo corpo per la sepoltura sia rivestito del saio della fraternità posta sotto il titolo del Poverello d’Assisi. Doveva quindi appartenere al terz’ordine francescano. Si indaga inoltre sul significato del saio di Francesco segno di povertà per i Minori Osservanti e Conventuali. In particolare, si sottolinea il fatto che Carpaccio rappresenta di colore diverso quello di san Francesco e di sant’Antonio da Padova. Una distinzione questa che si ritiene significativa all’epoca della bolla «Ite vos» o «Bulla unionis» promulgata da papa Leone X, il 29 maggio 1517, quando si assiste alla distinzione giuridica tra le principali famiglie minoritiche. Largo spazio è dato alla valorizzazione e verifica dell’interpretazione iconografica offerta da padre Girolamo Granić del 1886, a lungo trascurata. L’autore prospetta che si rappresenti san Francesco che istituisce i tre Ordini, il secondo rappresentato da santa Chiara, il terzo da san Luigi IX re di Francia. In realtà quest’ultimo è da identificarsi con san Giorgio patrono di Pirano. Si indaga sull’iconografia di tutti questi santi e in aggiunta su quella di sant’Ambrogio, già identificato con san Ludovico da Tolosa, e sulle ragioni della sua presenza in questo contesto. Le problematiche di identificazione iconografica e il significato complessivo dell’opera di Carpaccio di Pirano nello specifico contesto francescano portano a stabilire un confronto con la pala della Cappella dei Milanesi in Santa Maria Gloriosa dei Frari a Venezia. Realizzata da Alvise Vivarini e da lui firmata e datata 1503, fu ultimata da Marco Basaiti poco dopo la morte del maestro nel 1505. Nonostante questo è stata riconosciuta dalle fonti a partire da Vasari proprio a Carpaccio. L’iconografia riguarda la tematica dell’immacolata concezione a cui allude verosimilmente per più aspetti anche la pala di Pirano, opera autografa importante della sua fase tarda.

Il saio di Francesco segno di povertà per i Minori Osservanti e Conventuali all’epoca della Bulla Unionis. A proposito dell’iconografia della pala di Vittore Carpaccio del 1518 per Pirano,

Giorgio Fossaluzza
2021-01-01

Abstract

La pala di Vittore Carpaccio collocata nel 1518 sull’altare della chiesa dei Minori conventuali di San Francesco di Pirano, ora al Museo Antoniano di Padova, è oggetto di studi recenti. In questa occasione si propongono ulteriori indagini specie riguardo l’iconografia, il contesto storico e la committenza dell’opera. Riguardo questi ultimi aspetti si dà valore al fatto che tale Gregorio, ricco barbiere di Pirano, con il suo testamento del 1502 mise a disposizione una somma riservata alla realizzazione della pala. Nel contempo chiede che il suo corpo per la sepoltura sia rivestito del saio della fraternità posta sotto il titolo del Poverello d’Assisi. Doveva quindi appartenere al terz’ordine francescano. Si indaga inoltre sul significato del saio di Francesco segno di povertà per i Minori Osservanti e Conventuali. In particolare, si sottolinea il fatto che Carpaccio rappresenta di colore diverso quello di san Francesco e di sant’Antonio da Padova. Una distinzione questa che si ritiene significativa all’epoca della bolla «Ite vos» o «Bulla unionis» promulgata da papa Leone X, il 29 maggio 1517, quando si assiste alla distinzione giuridica tra le principali famiglie minoritiche. Largo spazio è dato alla valorizzazione e verifica dell’interpretazione iconografica offerta da padre Girolamo Granić del 1886, a lungo trascurata. L’autore prospetta che si rappresenti san Francesco che istituisce i tre Ordini, il secondo rappresentato da santa Chiara, il terzo da san Luigi IX re di Francia. In realtà quest’ultimo è da identificarsi con san Giorgio patrono di Pirano. Si indaga sull’iconografia di tutti questi santi e in aggiunta su quella di sant’Ambrogio, già identificato con san Ludovico da Tolosa, e sulle ragioni della sua presenza in questo contesto. Le problematiche di identificazione iconografica e il significato complessivo dell’opera di Carpaccio di Pirano nello specifico contesto francescano portano a stabilire un confronto con la pala della Cappella dei Milanesi in Santa Maria Gloriosa dei Frari a Venezia. Realizzata da Alvise Vivarini e da lui firmata e datata 1503, fu ultimata da Marco Basaiti poco dopo la morte del maestro nel 1505. Nonostante questo è stata riconosciuta dalle fonti a partire da Vasari proprio a Carpaccio. L’iconografia riguarda la tematica dell’immacolata concezione a cui allude verosimilmente per più aspetti anche la pala di Pirano, opera autografa importante della sua fase tarda.
Vittore Carpaccio, chiesa di San Francesco di Pirano, Girolamo Maria Granić, Marco Tamaro, Vincenzo De Castro, Pietro Kandler, Giuseppe Caprin, Paolo Morando detto il Cavazzola, Frati Minori Osservanti, Frati Minori Conventuali, Antonio Marcello De Petris, Bwernardino de Busti, Leonardo de’ Nogarolis, Francesco d’Assisi, sant’Antonio da Padova, santa Chiara d’Assisi, San Luigi IX re di Francia, Sant’Ambrogio, San Giorgio Martire, Alvise Vivarini, Marco Basaiti, Pirano, Capodistria, Santa Maria Gloriosa dei Frari di Venezia
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11562/1064540
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