Nel rapido mutare dei parametri letterari nell’età dell’Illuminismo, ma pur sempre in un problematico rapporto con i modelli della tradizione, si sviluppa in Italia, fra Ancien Régime e Restaurazione, fino alla piena stagione romantica, una produzione in prosa e in versi che vuole misurarsi con ciò che appare “indicibile”: gli sconvolgimenti del mondo fisico, l’atrocità delle guerre, gli orrori della Rivoluzione (come il supplizio di Luigi XVI descritto a tinte fosche da Vincenzo Monti nel poemetto del 1793 per la morte di Bassville), la varia tipologia del male, anche nella sua dimensione corale, e sotto la forma del morbo, del contagio. Fra i molti avvenimenti riconducibili sotto il segno della catastrofe sono gli eventi sismici, in particolare, a prestarsi a differenti interpretazioni; da quella provvidenzialistica del castigo divino che si abbatte su un popolo corrotto a quella di carattere scientifico diretta a indagarne le cause fisiche, a quella filosofico-antropologica sulla forza della natura e sulla debolezza dell’uomo, non priva talvolta di prospettive palingenetiche che si saldano con le utopie rivoluzionarie, sovente condivise dagli esponenti delle riforme meridionali (Francesco Saverio Salfi, Ferdinando Galiani, Francesco Mario Pagano). Ai tradizionali parametri della descrizione naturalistica si viene pertanto a sostituire, in occasione di eventi inspiegabili, l’idea della natura come misterioso e minaccioso laboratorio, che la ragione non può padroneggiare e che l’arte del dire non sa descrivere compiutamente.

Raccontare l’ineffabile: rappresentazioni letterarie dei disastri della natura

Salvade', Anna Maria
2017-01-01

Abstract

Nel rapido mutare dei parametri letterari nell’età dell’Illuminismo, ma pur sempre in un problematico rapporto con i modelli della tradizione, si sviluppa in Italia, fra Ancien Régime e Restaurazione, fino alla piena stagione romantica, una produzione in prosa e in versi che vuole misurarsi con ciò che appare “indicibile”: gli sconvolgimenti del mondo fisico, l’atrocità delle guerre, gli orrori della Rivoluzione (come il supplizio di Luigi XVI descritto a tinte fosche da Vincenzo Monti nel poemetto del 1793 per la morte di Bassville), la varia tipologia del male, anche nella sua dimensione corale, e sotto la forma del morbo, del contagio. Fra i molti avvenimenti riconducibili sotto il segno della catastrofe sono gli eventi sismici, in particolare, a prestarsi a differenti interpretazioni; da quella provvidenzialistica del castigo divino che si abbatte su un popolo corrotto a quella di carattere scientifico diretta a indagarne le cause fisiche, a quella filosofico-antropologica sulla forza della natura e sulla debolezza dell’uomo, non priva talvolta di prospettive palingenetiche che si saldano con le utopie rivoluzionarie, sovente condivise dagli esponenti delle riforme meridionali (Francesco Saverio Salfi, Ferdinando Galiani, Francesco Mario Pagano). Ai tradizionali parametri della descrizione naturalistica si viene pertanto a sostituire, in occasione di eventi inspiegabili, l’idea della natura come misterioso e minaccioso laboratorio, che la ragione non può padroneggiare e che l’arte del dire non sa descrivere compiutamente.
Carlo Botta
1783
terremoto calabro-messinese
terremoto di Lisbona
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