La ricerca si sviluppa in due direzioni convergenti. La prima problematizza la centralità della “teoria della storia” sia per i filosofi sia per gli storici. Le filosofie mondane, che aspirano a elaborare il problema della mediazione, s’imbattono per via interna nella “teoria della storia”. Percorsi di ricerca disciplinari sulla memoria e sulla cultura, d’altro canto, culminano nella consapevolezza dell’«ingresso della storia nella sua età storiografica». L’esercizio storiografico tende allora a sottoporre al pensiero esaminante il suo stesso metodo, scioglie gli ormeggi per addentrarsi nel «nicht-festgestelltes Denken». Una volta argomentato il reciproco bisogno della teoria della storia, sono sondate le potenzialità di una gnoseologia centrata sul concetto di contemporaneità. Contro un dilagante scetticismo, l’autore argomenta in favore della radice soggettiva della verità, che poggia su criteri funzionali di accertamento delle fonti ed elaborazione dei significati. Non si tratta, tuttavia, di perorare la causa di un ingenuo ottimismo conoscitivo. È invece proposto un dispositivo capace di sviluppare un punto di vista critico sui limiti e sulle condizioni di possibilità della ricerca. Comprendere il passato «con gli occhi di carne» vuol dire includere tra “le condizioni di possibilità e i limiti della ricerca” le istanze vitali del presente e, assieme, il piano del ragionevole o desiderabile: ciò che, con Ernst Cassirer, potremmo definire «la vivente euristica dello storico».

«Con gli occhi di carne». Il bisogno della teoria della storia

BONDÌ D
2014

Abstract

La ricerca si sviluppa in due direzioni convergenti. La prima problematizza la centralità della “teoria della storia” sia per i filosofi sia per gli storici. Le filosofie mondane, che aspirano a elaborare il problema della mediazione, s’imbattono per via interna nella “teoria della storia”. Percorsi di ricerca disciplinari sulla memoria e sulla cultura, d’altro canto, culminano nella consapevolezza dell’«ingresso della storia nella sua età storiografica». L’esercizio storiografico tende allora a sottoporre al pensiero esaminante il suo stesso metodo, scioglie gli ormeggi per addentrarsi nel «nicht-festgestelltes Denken». Una volta argomentato il reciproco bisogno della teoria della storia, sono sondate le potenzialità di una gnoseologia centrata sul concetto di contemporaneità. Contro un dilagante scetticismo, l’autore argomenta in favore della radice soggettiva della verità, che poggia su criteri funzionali di accertamento delle fonti ed elaborazione dei significati. Non si tratta, tuttavia, di perorare la causa di un ingenuo ottimismo conoscitivo. È invece proposto un dispositivo capace di sviluppare un punto di vista critico sui limiti e sulle condizioni di possibilità della ricerca. Comprendere il passato «con gli occhi di carne» vuol dire includere tra “le condizioni di possibilità e i limiti della ricerca” le istanze vitali del presente e, assieme, il piano del ragionevole o desiderabile: ciò che, con Ernst Cassirer, potremmo definire «la vivente euristica dello storico».
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