Da tempo è noto il costo emotivo che i professionisti della cura devono fronteggiare nel proprio lavoro (Badger, Royse, Craig, 2008; Baird, Kracen, 2006; Bride, Figley, 2007; Conrad, Kellar-Guenther, 2006; Craig, Sprang, 2010; Leon, Altholz, Dziegielewski, 1999; Van Hook & Rothenberg, 2009). La situazione attuale, aggravata dalla pandemia di Covid-19, caratterizza i contesti lavorativi dei professionisti sanitari come realtà sempre più complesse e impegnative, a causa del carico di lavoro e delle nuove procedure da rispettare, nonché sempre più traumatizzate e traumatizzanti, che richiedono agli operatori la capacità di stare in un contatto empatico con l’esperienza di sofferenza e di morte del paziente. Questo non è un compito facile e di particolare rilievo è l’impatto che l’esposizione a questi vissuti di estrema sofferenza ha sul piano emotivo, psicologico, fisico e identitario dei professionisti della cura. In linea con un’impostazione psicologica “positiva”, i costrutti di compassion fatigue e satisfaction (Burnett, 2017; Rae et al., 2014; Rauvola et al., 2019) consentono di concettualizzare il lavoro di cura in maniera complessa e multidimensionale; evidenziando come la vicinanza empatica col paziente presenti delle criticità (compassion fatigue) ma anche degli elementi di forza implicita (compassion satisfaction). La pandemia ha aggravato la situazione di disagio dei professionisti della cura anche a causa di altre dimensioni e conseguenze. Spesso, infatti, i professionisti sanitari si sono sentiti vittime di atteggiamenti stigmatizzanti a causa del lavoro che svolgono e del loro contatto quotidiano con il rischio di contagio. I professionisti sanitari se da un lato vengono ammirati e vissuti come degli eroi, rischiano anche di essere visti come “untori” e come tali possono essere vissuti. In aggiunta a questo, spesso si sono trovati costretti a un isolamento affettivo dai loro familiari, dai loro amici o dai loro conviventi per tutelarli. Si presentano i risultati di una ricerca che ha coinvolto 280 professionisti (medici e infermieri), con l’obiettivo di indagare oltre al tema della compassion fatigue e satisfaction anche quello dello stigma sociale. La partecipazione alla ricerca era su base volontaria e prevedeva la compilazione di un questionario on-line. La ricerca è stata svolta in conformità ai contenuti del Codice Etico approvato dall’Assemblea Generale dei Soci AIP e con l’approvazione del Comitato Etico del Dipartimento di Scienze Umane dell’Università di Verona. I risultati della ricerca permettono di ideare dei percorsi formativi volti a favorire la consapevolezza negli operatori sanitari del proprio funzionamento di fronte a situazioni altamente stressanti, al fine di sviluppare strategie di intervento efficaci per la tutela di sé e della relazione di cura.

Esperienze di coinvolgimento emotivo e stigma sociale: gli effetti della pandemia da COVID-19 sui professionisti sanitari

Berlanda sabrina
;
de cordova federica
2021

Abstract

Da tempo è noto il costo emotivo che i professionisti della cura devono fronteggiare nel proprio lavoro (Badger, Royse, Craig, 2008; Baird, Kracen, 2006; Bride, Figley, 2007; Conrad, Kellar-Guenther, 2006; Craig, Sprang, 2010; Leon, Altholz, Dziegielewski, 1999; Van Hook & Rothenberg, 2009). La situazione attuale, aggravata dalla pandemia di Covid-19, caratterizza i contesti lavorativi dei professionisti sanitari come realtà sempre più complesse e impegnative, a causa del carico di lavoro e delle nuove procedure da rispettare, nonché sempre più traumatizzate e traumatizzanti, che richiedono agli operatori la capacità di stare in un contatto empatico con l’esperienza di sofferenza e di morte del paziente. Questo non è un compito facile e di particolare rilievo è l’impatto che l’esposizione a questi vissuti di estrema sofferenza ha sul piano emotivo, psicologico, fisico e identitario dei professionisti della cura. In linea con un’impostazione psicologica “positiva”, i costrutti di compassion fatigue e satisfaction (Burnett, 2017; Rae et al., 2014; Rauvola et al., 2019) consentono di concettualizzare il lavoro di cura in maniera complessa e multidimensionale; evidenziando come la vicinanza empatica col paziente presenti delle criticità (compassion fatigue) ma anche degli elementi di forza implicita (compassion satisfaction). La pandemia ha aggravato la situazione di disagio dei professionisti della cura anche a causa di altre dimensioni e conseguenze. Spesso, infatti, i professionisti sanitari si sono sentiti vittime di atteggiamenti stigmatizzanti a causa del lavoro che svolgono e del loro contatto quotidiano con il rischio di contagio. I professionisti sanitari se da un lato vengono ammirati e vissuti come degli eroi, rischiano anche di essere visti come “untori” e come tali possono essere vissuti. In aggiunta a questo, spesso si sono trovati costretti a un isolamento affettivo dai loro familiari, dai loro amici o dai loro conviventi per tutelarli. Si presentano i risultati di una ricerca che ha coinvolto 280 professionisti (medici e infermieri), con l’obiettivo di indagare oltre al tema della compassion fatigue e satisfaction anche quello dello stigma sociale. La partecipazione alla ricerca era su base volontaria e prevedeva la compilazione di un questionario on-line. La ricerca è stata svolta in conformità ai contenuti del Codice Etico approvato dall’Assemblea Generale dei Soci AIP e con l’approvazione del Comitato Etico del Dipartimento di Scienze Umane dell’Università di Verona. I risultati della ricerca permettono di ideare dei percorsi formativi volti a favorire la consapevolezza negli operatori sanitari del proprio funzionamento di fronte a situazioni altamente stressanti, al fine di sviluppare strategie di intervento efficaci per la tutela di sé e della relazione di cura.
Compassion Fatigue, Compassion Satisfaction, Covid-19, Stigma sociale
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11562/1051001
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