Il presente lavoro affronta una questione ancora poco esplorata dell’opera di Carlo Emilio Gadda: la costruzione letteraria del paesaggio. Sebbene alcuni critici si siano già dedicati a questo importante aspetto della scrittura gaddiana, manca ad oggi uno studio sistematico sulle modalità con cui Gadda costruisce il suo paesaggio letterario. Eppure, la lettura dell’opera gaddiana rivela un’attenzione ricorrente per la dimensione paesaggistica: dalle pagine del Giornale, alle prose d’arte, ai testi narrativi, tale dimensione costituisce una strategia compositiva su cui Gadda investe moltissimo. È del resto lo stesso scrittore che dichiara il proprio «vivissimo […] senso del paesaggio» in un’intervista del ’69, confermando così quanto già una prima lettura dell’opera lascia intuire. Incrociando un’analisi puntuale delle sequenze paesaggistiche con il discorso narratologico e con una prospettiva linguistico-testuale, la tesi si propone di individuare le funzioni affidate alla costruzione del paesaggio nella scrittura gaddiana. Il percorso si avvale di un approccio “multifattoriale”, una strategia, cioè, che al tempo stesso tiene conto della cronologia, della tipologia dei generi e dei temi dell’opera dello scrittore, per far emergere alcune modalità paesaggistiche prevalenti. Se, complessivamente, il paesaggio costituisce una delle diverse vie d’accesso al sistema di pensiero gaddiano, queste modalità, forme coerenti ma non rigide, consentono di mettere in rilievo alcuni specifici ruoli affidati al paesaggio. In quest’ottica – ed è questo un primo risultato – è possibile scorgere un’evoluzione della semantica paesaggistica: se, alle soglie della carriera dello scrittore, la costruzione letteraria del paesaggio è mossa da una sensibilità estetica spontanea (una sorta di “grado zero” dell’interesse per il paesaggio), di lì a pochissimo tale dimensione viene sovrasemantizzata in funzione di specifiche istanze psicologiche, ideologiche o narrativo-simboliche. Anche da un punto di vista stilistico, dalle prime prove ai grandi romanzi sembra possibile intravedere un raffinamento della tecnica descrittiva da parte dello scrittore, che si serve dei suoi modelli in maniera via via meno esposta rispetto a quanto aveva fatto, per esempio, nella Meccanica, e viene definendo una grana stilistica sempre più riconoscibile. La tesi prevede una struttura quadripartita: dopo una sezione iniziale, in cui viene chiarita l’accezione del termine paesaggio e vengono ripercorse le dichiarazioni di Gadda sul tema, il secondo capitolo prende in esame la rappresentazione del paesaggio di guerra nei primi scritti – il Giornale, la Meccanica e il Castello di Udine –, ma si sofferma anche, in un’ultima sezione, sui frammenti di paesaggio bellico sparsi nell’intera opera dello scrittore. Nel terzo capitolo vengono considerate quelle sequenze paesaggistiche, inserite in tipologie testuali brevi, che presentano come referente un paesaggio antropico, e illustrano, attraverso declinazioni e strategie testuali differenti, le implicazioni tra il paesaggio e l’attività artistica e lavorativa dell’uomo nel corso della Storia. Queste prose, suddivise sulla base del loro grado di narratività, costituiscono anche il raccordo tra i primi scritti gaddiani e l’edizione in volume dei due grandi romanzi. Al paesaggio romanzesco è dedicato l’ultimo capitolo, in cui vengono indagate le funzioni acquisite dalla costruzione paesaggistica quando inserita in una struttura governata da meccanismi narrativi. Sulla base di quanto emerso nei tre capitoli centrali, le conclusioni offrono alcune ulteriori considerazioni sulla fisionomia della descrizione gaddiana e sulla tecnica narrativa dello scrittore.

Gadda e il paesaggio: modi, funzioni e prospettive

Giulia Perosa
2021

Abstract

Il presente lavoro affronta una questione ancora poco esplorata dell’opera di Carlo Emilio Gadda: la costruzione letteraria del paesaggio. Sebbene alcuni critici si siano già dedicati a questo importante aspetto della scrittura gaddiana, manca ad oggi uno studio sistematico sulle modalità con cui Gadda costruisce il suo paesaggio letterario. Eppure, la lettura dell’opera gaddiana rivela un’attenzione ricorrente per la dimensione paesaggistica: dalle pagine del Giornale, alle prose d’arte, ai testi narrativi, tale dimensione costituisce una strategia compositiva su cui Gadda investe moltissimo. È del resto lo stesso scrittore che dichiara il proprio «vivissimo […] senso del paesaggio» in un’intervista del ’69, confermando così quanto già una prima lettura dell’opera lascia intuire. Incrociando un’analisi puntuale delle sequenze paesaggistiche con il discorso narratologico e con una prospettiva linguistico-testuale, la tesi si propone di individuare le funzioni affidate alla costruzione del paesaggio nella scrittura gaddiana. Il percorso si avvale di un approccio “multifattoriale”, una strategia, cioè, che al tempo stesso tiene conto della cronologia, della tipologia dei generi e dei temi dell’opera dello scrittore, per far emergere alcune modalità paesaggistiche prevalenti. Se, complessivamente, il paesaggio costituisce una delle diverse vie d’accesso al sistema di pensiero gaddiano, queste modalità, forme coerenti ma non rigide, consentono di mettere in rilievo alcuni specifici ruoli affidati al paesaggio. In quest’ottica – ed è questo un primo risultato – è possibile scorgere un’evoluzione della semantica paesaggistica: se, alle soglie della carriera dello scrittore, la costruzione letteraria del paesaggio è mossa da una sensibilità estetica spontanea (una sorta di “grado zero” dell’interesse per il paesaggio), di lì a pochissimo tale dimensione viene sovrasemantizzata in funzione di specifiche istanze psicologiche, ideologiche o narrativo-simboliche. Anche da un punto di vista stilistico, dalle prime prove ai grandi romanzi sembra possibile intravedere un raffinamento della tecnica descrittiva da parte dello scrittore, che si serve dei suoi modelli in maniera via via meno esposta rispetto a quanto aveva fatto, per esempio, nella Meccanica, e viene definendo una grana stilistica sempre più riconoscibile. La tesi prevede una struttura quadripartita: dopo una sezione iniziale, in cui viene chiarita l’accezione del termine paesaggio e vengono ripercorse le dichiarazioni di Gadda sul tema, il secondo capitolo prende in esame la rappresentazione del paesaggio di guerra nei primi scritti – il Giornale, la Meccanica e il Castello di Udine –, ma si sofferma anche, in un’ultima sezione, sui frammenti di paesaggio bellico sparsi nell’intera opera dello scrittore. Nel terzo capitolo vengono considerate quelle sequenze paesaggistiche, inserite in tipologie testuali brevi, che presentano come referente un paesaggio antropico, e illustrano, attraverso declinazioni e strategie testuali differenti, le implicazioni tra il paesaggio e l’attività artistica e lavorativa dell’uomo nel corso della Storia. Queste prose, suddivise sulla base del loro grado di narratività, costituiscono anche il raccordo tra i primi scritti gaddiani e l’edizione in volume dei due grandi romanzi. Al paesaggio romanzesco è dedicato l’ultimo capitolo, in cui vengono indagate le funzioni acquisite dalla costruzione paesaggistica quando inserita in una struttura governata da meccanismi narrativi. Sulla base di quanto emerso nei tre capitoli centrali, le conclusioni offrono alcune ulteriori considerazioni sulla fisionomia della descrizione gaddiana e sulla tecnica narrativa dello scrittore.
Gadda, Paesaggio, Descrizione, Punto di vista
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Descrizione: Tesi di dottorato
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11562/1045030
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