La ricerca prende avvio dalla considerazione che le cooperative sociali, malgrado la loro formale classificazione nell’ambito delle aziende non profit e le loro peculiarità gestionali che ne fanno un particolare caso italiano sono, di fatto, hybrid organizations cioè entità nelle quali la dimensione sociale e quella economica sono ugualmente importanti. Ciò fa sì che la loro mission divenga la contemporanea produzione di valore sociale e di valore economico; in modo analogo, sono egualmente fondamentali l’apprezzamento della dimensione sociale e la misurazione della ricchezza prodotta. Il presente contributo si sviluppa attorno ad una domanda: il conto economico civilistico, reso obbligatorio per le CS, ha una struttura atta a rappresentare in modo corretto il processo creativo di valore di tali particolari entità aziendali e, dunque, la loro crescita economica? Poiché l’intreccio di gratuità e motivazioni economiche connota le hybrid organizations e le motivazioni intrinseche si intrecciano ai circuiti aziendali, il capitale umano, acquista una dimensione e una centralità diverse rispetto a quanto accade nelle aziende squisitamente for profit per le quali lo schema di bilancio di esercizio è costruito. Pertanto, è legittimo dubitare che il risultato (A – B), indicato nel conto economico civilistico, quale somma algebrica del valore della produzione e dei relativi costi (comprensivi degli oneri del personale), riesca ad essere adeguata espressione del processo generativo di valore nelle cooperative sociali e, quindi, della loro crescita anche dimensionale. La domanda di ricerca appare, inoltre, importante per la rilevanza socio-economica del fenomeno della cooperazione sociale: in Italia risultano attive oltre 16.000 cooperative sociali (ISTAT, 2015) propagatesi in un momento storico in cui tanto il modello pubblico quanto quello di mercato hanno mostrato la propria insufficienza nel soddisfare i bisogni umani; proprio tale crisi ideologica e gestionale ha, dunque, stimolato il radicamento delle cooperative sociali che occupano più di 416.000 addetti, segnando un primato all’interno del vario ed eterogeneo panorama del terzo settore.

L'espressività del conto economico per le cooperative sociali: primi risultati di un'indagine condotta nel Veneto

Broglia Angela;Corsi Corrado;Farinon Paolo
2018-01-01

Abstract

La ricerca prende avvio dalla considerazione che le cooperative sociali, malgrado la loro formale classificazione nell’ambito delle aziende non profit e le loro peculiarità gestionali che ne fanno un particolare caso italiano sono, di fatto, hybrid organizations cioè entità nelle quali la dimensione sociale e quella economica sono ugualmente importanti. Ciò fa sì che la loro mission divenga la contemporanea produzione di valore sociale e di valore economico; in modo analogo, sono egualmente fondamentali l’apprezzamento della dimensione sociale e la misurazione della ricchezza prodotta. Il presente contributo si sviluppa attorno ad una domanda: il conto economico civilistico, reso obbligatorio per le CS, ha una struttura atta a rappresentare in modo corretto il processo creativo di valore di tali particolari entità aziendali e, dunque, la loro crescita economica? Poiché l’intreccio di gratuità e motivazioni economiche connota le hybrid organizations e le motivazioni intrinseche si intrecciano ai circuiti aziendali, il capitale umano, acquista una dimensione e una centralità diverse rispetto a quanto accade nelle aziende squisitamente for profit per le quali lo schema di bilancio di esercizio è costruito. Pertanto, è legittimo dubitare che il risultato (A – B), indicato nel conto economico civilistico, quale somma algebrica del valore della produzione e dei relativi costi (comprensivi degli oneri del personale), riesca ad essere adeguata espressione del processo generativo di valore nelle cooperative sociali e, quindi, della loro crescita anche dimensionale. La domanda di ricerca appare, inoltre, importante per la rilevanza socio-economica del fenomeno della cooperazione sociale: in Italia risultano attive oltre 16.000 cooperative sociali (ISTAT, 2015) propagatesi in un momento storico in cui tanto il modello pubblico quanto quello di mercato hanno mostrato la propria insufficienza nel soddisfare i bisogni umani; proprio tale crisi ideologica e gestionale ha, dunque, stimolato il radicamento delle cooperative sociali che occupano più di 416.000 addetti, segnando un primato all’interno del vario ed eterogeneo panorama del terzo settore.
9788891772206
cooperative sociali, hybrid organizations, creazione di valore, indicatori Non-GAAP
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