This essay focuses on the presence, in the section of the Dialektik dedicated to the issue of the Seele and the psychological paralogisms, of an “antinomic” approach regarding, in particular, the debate on the simplicity of the soul. In the examination of Mendelssohn’s thesis concerning the soul’s incorruptibility, Kant shows that it is possible to assume, together with the “extensive” criterion, an “intensive” criterion which leads to admitting the “decomposability” of the soul and the possibility of its annihilatio per remissionem. Thus, as happens in the antinomies, we are faced with two theses on the “simplicity” of the soul which are both non-contradictory, but, at the same time, opposed to each other. These reflections, proposed in the 1787 edition of the Kritik (and which seem to refer back to and refine the considerations in the 1781 edition on the simplicity of the “thinking subject” and Ich denke), play an important role and show their full value in the context of the second mathematical antinomy.

Il presente studio intende esaminare la presenza, nella sezione della Dialektik dedicata alla questione della Seele e ai paralogismi psicologici, di un approccio “antinomico” per ciò che concerne, in particolar modo, la questione della semplicità dell’anima. Nell’esame della tesi di Mendelssohn in merito all’incorruttibilità dell’anima, Kant mostra infatti come sia possibile assumere, accanto al criterio “estensivo”, un criterio “intensivo” che porta all’affermazione della tesi della “scomponibilità” dell’anima e di una sua possibile annihilatio per remissionem. Come accade nelle antinomie, ci si trova in questo modo di fronte a due tesi in merito alla “semplicità” dell’anima in sé non-contraddittorie, ma in reciproca contrapposizione. Tali riflessioni compiute nell’edizione del 1787 (riflessioni che sembrano riprendere da vicino e perfezionare le considerazioni comparse nella Kritik del 1781 circa la semplicità del “soggetto pensante” e dell’Ich denke) trovano, a mio avviso, un’interessante “proposta di soluzione” all’interno della seconda antinomia matematica.

La polemica tra Kant e Mendelssohn intorno all’immortalità dell’anima: nuovi spunti di riflessione sulla concezione kantiana del soggetto

Davide Poggi
2017-01-01

Abstract

Il presente studio intende esaminare la presenza, nella sezione della Dialektik dedicata alla questione della Seele e ai paralogismi psicologici, di un approccio “antinomico” per ciò che concerne, in particolar modo, la questione della semplicità dell’anima. Nell’esame della tesi di Mendelssohn in merito all’incorruttibilità dell’anima, Kant mostra infatti come sia possibile assumere, accanto al criterio “estensivo”, un criterio “intensivo” che porta all’affermazione della tesi della “scomponibilità” dell’anima e di una sua possibile annihilatio per remissionem. Come accade nelle antinomie, ci si trova in questo modo di fronte a due tesi in merito alla “semplicità” dell’anima in sé non-contraddittorie, ma in reciproca contrapposizione. Tali riflessioni compiute nell’edizione del 1787 (riflessioni che sembrano riprendere da vicino e perfezionare le considerazioni comparse nella Kritik del 1781 circa la semplicità del “soggetto pensante” e dell’Ich denke) trovano, a mio avviso, un’interessante “proposta di soluzione” all’interno della seconda antinomia matematica.
978 88 6787 763 8
Kant, Mendelssohn, Critique of Pure Reason, Phaedon, Anima, Self, immortality, simplicity, paralogism, antinomies
Kant, Mendelssohn, Critica della ragion pura, Fedone, Soul, Io, immortalità, semplicità, paralogismo, antinomie
This essay focuses on the presence, in the section of the Dialektik dedicated to the issue of the Seele and the psychological paralogisms, of an “antinomic” approach regarding, in particular, the debate on the simplicity of the soul. In the examination of Mendelssohn’s thesis concerning the soul’s incorruptibility, Kant shows that it is possible to assume, together with the “extensive” criterion, an “intensive” criterion which leads to admitting the “decomposability” of the soul and the possibility of its annihilatio per remissionem. Thus, as happens in the antinomies, we are faced with two theses on the “simplicity” of the soul which are both non-contradictory, but, at the same time, opposed to each other. These reflections, proposed in the 1787 edition of the Kritik (and which seem to refer back to and refine the considerations in the 1781 edition on the simplicity of the “thinking subject” and Ich denke), play an important role and show their full value in the context of the second mathematical antinomy.
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