Si tratta di un ampio studio che si propone di approfondire le forme di coinvolgimento dei cittadini nella gestione dell’acqua in un una prospettiva volta a superare le angustie della tradizionale dicotomia, o “great divide”, tra Stato e mercato e dell’antitesi statizzazione/privatizzazione che hanno fortemente accompagnato e segnato l’intenso dibattito di questi anni in materia, anche a seguito delle note vicende referendarie del 2011. La ricerca si prefigge anzitutto di operare una ricognizione ed una possibile tassonomia delle molteplici forme di coinvolgimento, in senso lato, dei cittadini nella gestione dell’acqua sul terreno comparatistico, lungo una direttrice che, inoltre, dallo user/consumer involvement si allarga verso il community involvement. Le esperienze internazionali scrutinate vengono così ascritte, anche sulla scorta di indicazioni emergenti dalla letteratura metagiuridica, alla quale abbondantemente si attinge, rispettivamente alla “water democracy” ed alla “community ownership”. Chiude questa parte dello studio il richiamo ad alcune matrici teoriche che hanno supportato nel dibattito internazionale le più significative figure esaminate (quali la riscoperta delle categorie della coproduction e della mutuality, o le nozioni di associative self governance e di associative democracy), richiamo non disgiunto dall’accenno ad alcune criticità, zone d’ombra, limiti intrinseci evidenziati sempre dalla dottrina in riferimento alle figure medesime. Il successivo passaggio dell’argomentazione consiste nell’ambientare tale fenomenologia nel contesto dell’ordinamento italiano, cogliendone le assonanze con il principio della sussidiarietà, con particolare attenzione alla sua valenza orizzontale o sociale. Si procede così anzitutto ad una puntigliosa ricognizione delle pur non diffuse esperienze italiane che presentano comunque significative corrispondenze con taluni dei modelli stranieri esaminati in precedenza, con particolare attenzione alle forme riconducibili in senso lato alle c.d. “non profit utilities”. Ci si interroga poi, anche alla luce delle indicazioni offerte dalla prima parte del lavoro, sulle potenzialità espansive che a queste figure offre oggi il radicamento costituzionale nel principio suddetto e nell’universo valoriale che esso incorpora, soffermandosi su talune problematiche che ne sorgono, con particolare riferimento alla convulsa disciplina dei servizi idrici. Si tratta anzitutto di verificare se l’attuale disciplina del servizio idrico, segnatamente in ordine alle forme di gestione ed alle modalità di affidamento, offra spazio alle esperienze esaminate e ad altre contigue auspicate dalla dottrina, ed anzi quale percorso sia concretamente percorribile per la promozione delle stesse e dunque per l’enforcement del principio della sussidiarietà in questo specifico ambito. Il contributo sfocia così in uno sforzo teso a ricostruire e vagliare una serie di ipotesi di valorizzazione dell’approccio sussidiario nella gestione del servizio idrico, delineando percorsi argomentativi in scala di radicalità e intensità decrescente, differenti, financo alternativi, ma comunque convergenti nell’evidenziare l’imprescindibilità di tale approccio e la sua idoneità, ove “preso sul serio”, a riscattare le figure esaminate anche nella realtà italiana, sia pur con non poche limiti e caveat, dall’attuale apparente marginalità ad originali ed efficaci soluzioni pionieristiche ed innovative.

"Crossing the great divide". Spunti per un approccio sussidiario alla gestione dell'acqua (ovvero della rondine e della primavera)

DURET, Paolo
2015-01-01

Abstract

Si tratta di un ampio studio che si propone di approfondire le forme di coinvolgimento dei cittadini nella gestione dell’acqua in un una prospettiva volta a superare le angustie della tradizionale dicotomia, o “great divide”, tra Stato e mercato e dell’antitesi statizzazione/privatizzazione che hanno fortemente accompagnato e segnato l’intenso dibattito di questi anni in materia, anche a seguito delle note vicende referendarie del 2011. La ricerca si prefigge anzitutto di operare una ricognizione ed una possibile tassonomia delle molteplici forme di coinvolgimento, in senso lato, dei cittadini nella gestione dell’acqua sul terreno comparatistico, lungo una direttrice che, inoltre, dallo user/consumer involvement si allarga verso il community involvement. Le esperienze internazionali scrutinate vengono così ascritte, anche sulla scorta di indicazioni emergenti dalla letteratura metagiuridica, alla quale abbondantemente si attinge, rispettivamente alla “water democracy” ed alla “community ownership”. Chiude questa parte dello studio il richiamo ad alcune matrici teoriche che hanno supportato nel dibattito internazionale le più significative figure esaminate (quali la riscoperta delle categorie della coproduction e della mutuality, o le nozioni di associative self governance e di associative democracy), richiamo non disgiunto dall’accenno ad alcune criticità, zone d’ombra, limiti intrinseci evidenziati sempre dalla dottrina in riferimento alle figure medesime. Il successivo passaggio dell’argomentazione consiste nell’ambientare tale fenomenologia nel contesto dell’ordinamento italiano, cogliendone le assonanze con il principio della sussidiarietà, con particolare attenzione alla sua valenza orizzontale o sociale. Si procede così anzitutto ad una puntigliosa ricognizione delle pur non diffuse esperienze italiane che presentano comunque significative corrispondenze con taluni dei modelli stranieri esaminati in precedenza, con particolare attenzione alle forme riconducibili in senso lato alle c.d. “non profit utilities”. Ci si interroga poi, anche alla luce delle indicazioni offerte dalla prima parte del lavoro, sulle potenzialità espansive che a queste figure offre oggi il radicamento costituzionale nel principio suddetto e nell’universo valoriale che esso incorpora, soffermandosi su talune problematiche che ne sorgono, con particolare riferimento alla convulsa disciplina dei servizi idrici. Si tratta anzitutto di verificare se l’attuale disciplina del servizio idrico, segnatamente in ordine alle forme di gestione ed alle modalità di affidamento, offra spazio alle esperienze esaminate e ad altre contigue auspicate dalla dottrina, ed anzi quale percorso sia concretamente percorribile per la promozione delle stesse e dunque per l’enforcement del principio della sussidiarietà in questo specifico ambito. Il contributo sfocia così in uno sforzo teso a ricostruire e vagliare una serie di ipotesi di valorizzazione dell’approccio sussidiario nella gestione del servizio idrico, delineando percorsi argomentativi in scala di radicalità e intensità decrescente, differenti, financo alternativi, ma comunque convergenti nell’evidenziare l’imprescindibilità di tale approccio e la sua idoneità, ove “preso sul serio”, a riscattare le figure esaminate anche nella realtà italiana, sia pur con non poche limiti e caveat, dall’attuale apparente marginalità ad originali ed efficaci soluzioni pionieristiche ed innovative.
978-88-921-0221-7
water democracy, community ownership, non profit utilities
Acqua, servizio idrico, sussidiarietà, cooperative, consorzi
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11562/953440
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